Spettacoli

LA CRITICA

Banda Ikona, la world music del 2016

Con 'Soundcity', Stefano Saletti e i musicisti del suo ensemble creano il nuovo sound del Mediterraneo

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La storia. Il titolo potrebbe ingannare: Soundcity non è una raccolta di suoni metropolitani ultracontemporanei. È invece il nuovo approdo musicale di Stefano Saletti, musicista che da anni lavora sulla ridefinizione del concetto di world music. È stato uno dei principali motori creativi dei Novalia e oggi guida la Banda Ikona circondandosi di musicisti che hanno fatto la storia di quel movimento musicale che ha segnato la scena folk-etno-world italiana degli anni 80 e 90. Accanto a lui ci sono Giovanni Lo Cascio (altro ex Novalia), Mario Rivera (Agricantus), Carlo Cossu (Acustimantico), oltre a Riccardo Tesi, Arnaldo Vacca, Barbara Eramo, Lucilla Galeazzi, Gabriele Coen, Leo Cesari e altri ancora.
 
Il viaggio. “Sono partito dalle registrazioni che in questi anni ho fatto in giro tra le tante città di frontiera del Mediterraneo: Lampedusa, Istanbul, Tangeri, Marsiglia, Genova, Beirut…suoni, rumori, radio, voci, spazi sonori, cantanti di strada che mi hanno ispirato melodie, testi, ritmi”. Saletti usa lingue diverse, oppure il Sabir, la lingua del mare, e strumenti tradizionali di diversi paesi. Il risultato è una musica ibrida, tradizionale e moderna, suonata acustica ma senza rinunciare all’elettronica. Una colonna sonora piena di umori e colori che fa da sottofondo a storie e cronache che portano a Lampedusa, alle malinconie della gente di Lisbona (Azhinaga), al dramma balcanico (Sarajevo mon amour) o alle tummurriate che riportano alla memoria le lezione della NCCP (Padri di noi).
 
Fuori genere. Gli appassionati di questo genere (o non genere) si divertiranno a trovare ganci e nodi che riportano alla lezione di De Andrè e del suo inarrivabile Crêuza de mä e a tutto il meglio delle sue infinite derivazioni. Quelli che detestano questo tipo di operazioni ne faranno a meno con disinvoltura. Gusti. Resta però l’inconfutabile bravura di Saletti e della Band Ikona nel realizzare un appassionato documentario sonoro che fotografa un mondo che muta secondo dopo secondo ma che non perde la sua identità, quale che sia. E che riesce ancora a comunicare anche senza tecnologia.