Primavera Sound Festival a Barcellona: perché esserci
Gianni Santoro
Sedicesima edizione per il grande evento spagnolo, con un cast internazionale che comprende Radiohead, Brian Wilson, Sigur Rós, Lcd Soundsystem, PJ Harvey, Tame Impala, The Last Shadow Puppets e molti altri. Italiani compresi
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Sedicesima edizione del festival, 200.000 persone attese, 13 palchi, biglietti esauriti per l’intera manifestazione e per le singole serate principali, il Primavera Sound inizia con i numeri già abbondantemente dalla sua parte. In programma dall'1 al 5 giugno a Barcellona - ma tanti sono gli eventi che accompagnano verso i giorni caldi già dai mesi precedenti - il festival spagnolo è diventato di diritto uno dei più importanti al mondo per qualità e quantità di artisti presenti, per varietà di generi musicali e per professionalità dell'organizzazione, che punta ormai a farne anche un faro per il mercato discografico internazionale e il catalizzatore di professionisti del mondo della musica. Festival nei festival, con una presenza massiccia di italiani tra il pubblico e un festival gemello a Porto che continua a crescere, nell'edizione 2016 ce n’è come sempre per tutti i gusti, e la principale preoccupazione è come simulare il dono dell’ubiquità per non mancare gli appuntamenti in contemporanea. Alcuni motivi per esserci.
I ritorni. Da anni le reunion sono diventate motivo di vanto e di attrazione per i grandi festival. Non ci sono i Guns N’Roses, ma il Primavera si è assicurato l’anteprima europea del ritorno degli Lcd Soundsystem di James Murphy. Che dopo l’ultimo album della sua band nel 2010 ha anche rischiato di diventare il produttore dell’ultimo lavoro di David Bowie, Blackstar, dove compare come percussionista. Sì, gli Lcd Soundsystem pubblicheranno prossimamente un nuovo lavoro. No, non sono previste date in Italia. E poi l’avanguardia industriale dei Cabaret Voltaire, rappresentati dopo due decenni di pausa dal solo Richard H. Kirk. Per intenditori la reunion dei Lush, band shoegaze che aveva chiuso la sua storia venti anni fa, e degli A.R.Kane.
Cabaret Voltaire Gli italiani. Nei vari palchi ci saranno C+C=Maxigross, Altre di B, Matilde Davoli e Sycamore Age. Ma anche Alessandro Cortini, polistrumentista di casa nei Nine Inch Nails, che lavora spalla a spalla con premi Oscar come Trent Reznor e Atticus Ross. E Tiger & Woods, il duo elettronico dietro cui si nascondevano - prima di essere scoperti - Marco Passarani e Valerio Del Prete. Ma ci sarà un bel po’ di Italia anche durante uno dei concerti più attesi, quello di PJ Harvey. L’artista britannica infatti dopo averli voluti in studio per il nuovo album The Hope Six Demolition Project ha scelto anche per il tour Alessandro Asso Stefana, chitarrista e produttore da anni accanto a Vinicio Capossela, ed Enrico Gabrielli, polistrumentista e figura cardine del rock italiano accanto ad Afterhours, Calibro 35, Mariposa, Baustelle.
C+C=Maxigross I classici. C’è John Carpenter pronto a terrorizzare tutti con le musiche dei suoi film e quelle create senza supporto delle immagini. C’è Brian Wilson aiutato da un po’ di musicisti per riportare in vita quel capolavoro ormai cinquantenne di Pet Sounds. Ci sono gli Air, che quando eseguiranno Cherry Blossom Girl e Alpha Beta Gaga si faranno perdonare tutta o quasi la freddezza delle loro esibizioni. Classici dagli anni Novanta delle due sponde dell’Atlantico sono i sempreverdi Tortoise e i Suede, impegnati questi ultimi in due set: uno per il nuovo album Night Thoughts e uno con i successi. Ironia: a poche ore di distanza sarà sul palco (ospite di Ben Watt degli Everything But The Girl) anche Bernard Butler, il chitarrista originale, uscito dalla band ormai 22 anni fa. Tra i classici ci sono ormai senza dubbio anche i Sigur
Sigur Rós Quelli perché no? La giovane canadese Jessy Lanza, che con il suo recupero di electro vintage finisce per sembrare un tributo a Madonna degli esordi, ma per un pubblico che quasi mai ammetterebbe di gradire Madonna degli esordi. Certezze del divertimento più o meno indie come Last Shadow Puppets, Deerhunter, Tame Impala, Animal Collective. Ma anche Beirut, le atmosfere sognanti dei Beach House, la grazia di Julia Holter, i nervosismi dei Beak di Geoff Barrow dei Portishead. Per brividi diversi l’incognita folle delle esibizioni di Peaches e le allucinazioni dei Current 93, perché no?
Jessy Lanza Quelli della notte. Varia ed agguerrita la compagine elettronica per lo più schierata in nottata. Tra i tanti: Hudson Mohawke reduce dal nuovo progetto dell’ex Antony & The Johnsons Anohni, Neon Indian, Floating Points, il futuro tecno-friendly di Holly Herndon, le certezze dei Moderat.
Moderat I Radiohead. Perché sì. Perché i primi concerti dopo la pubblicazione dell’album A moon shaped pool parlano di una band in stato di grazia che ha fatto pace con l’intero repertorio della sua gloriosa carriera e guida il pubblico in un viaggio che attraversa generi e sensazioni e stimoli diversi. Anche all’interno dello stesso brano. Se siete sotto il palco in attesa di Creep potreste addirittura essere accontentati, ma mentre aspettate lasciate che Thom Yorke e compagni vi portino altrove in giro nella storia della musica degli ultimi venti anni.
Radiohead