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Richard Ashcroft, la parabola di un talento sprecato

"These people" è il quarto album della voce dei Verve, indeciso tra la tentazione di inseguire nuove soluzioni sonore e la voglia di emulare i classici del passato
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Richard Ashcroft, These people (Cooking Vinyl)

La tentazione. Prima o poi ci cadono tutti. Quelli che sanno fare una cosa, la sanno fare bene, sono diventati famosi e magari ricchi per quella cosa che sanno fare bene, e poi un giorno, quando non ne possono più di sentire tutti quelli che gli dicono che sanno fare bene una sola cosa, sempre quella, quel giorno alla fine cedono alla tentazione di rinnovarsi. Pochi resistono alla tentazione di andare oltre il proprio marchio di fabbrica. Come gli Oasis: era andata così ai tempi dell'album Dig out your soul, quando la band dei fratelli coltelli aveva cercato di spaziare oltre il rock da stadio. Con risultati non da buttare. Ora tocca all’amico di una vita, Richard Ashcroft, voce e leader dei Verve. Con tutt’altro risultato.
La copertina dell'album "These people" 
La trappola. C’era già caduto …
Richard Ashcroft, These people (Cooking Vinyl)

La tentazione. Prima o poi ci cadono tutti. Quelli che sanno fare una cosa, la sanno fare bene, sono diventati famosi e magari ricchi per quella cosa che sanno fare bene, e poi un giorno, quando non ne possono più di sentire tutti quelli che gli dicono che sanno fare bene una sola cosa, sempre quella, quel giorno alla fine cedono alla tentazione di rinnovarsi. Pochi resistono alla tentazione di andare oltre il proprio marchio di fabbrica. Come gli Oasis: era andata così ai tempi dell'album Dig out your soul, quando la band dei fratelli coltelli aveva cercato di spaziare oltre il rock da stadio. Con risultati non da buttare. Ora tocca all’amico di una vita, Richard Ashcroft, voce e leader dei Verve. Con tutt’altro risultato.
La copertina dell'album "These people" 
La trappola. C’era già caduto una volta nella trappola. L’ultima volta era stato avvistato da queste parti per un progetto strampalato chiamato United Nations of Sound che mescolava pop e R&B in proporzioni a dir poco sbagliate. Flop clamoroso. Stavolta These people, il quarto album solista dopo la fine poco gloriosa dei suoi Verve inizia con un altro passo falso, Out of my body, che attinge all’elettro-pop di produzioni dozzinali. Tra i produttori figura Mirwais, che Madonna volle accanto per un paio di album. Stesso destino di Hold on, tentativo maldestro di guadagnarsi le rotazioni radiofoniche.
Torna presto sui suoi passi, Richard, ma non basta. Il singolo This is how it feels sgraziatamente cerca di emulare qualche sinfonia dolce amara rimasta dentro Bittersweet Symphony. Non sarà un caso se per arrangiare gli archi c’è Wil Malone, che già aveva lavorato su quel classico dei Verve, che per lo più saccheggiava una versione orchestrale di The last time dei Rolling Stones. Black lines invece vorrebbe agguantare la magia di un altro successo della vecchia band di Ashcroft, Sonnet. They don’t own me è una ballata un bel po’ al di sotto delle sue possibilità, che magari piacerebbe a Bob Dylan, e che ci ricorda soprattutto quello da cui Ashcroft dovrebbe ripartire: la consapevolezza di avere una gran bella voce, un po’ Elvis un po’ Chris Isaak.
 
Eppure. Un po’ coatto lo è sempre stato. E ancora oggi non fa ombra, come cantavano sempre i suoi amici Oasis in Cast no shadow, a lui dedicata. Ma oltre ai pessimi consigli di produzione che ogni tanto sembra seguire è proprio sul suo terreno, quello della composizione pop-rock classica, che Ashcroft dovrebbe spingere per cercare di tornare ai livelli di quei sei-sette classici del suo repertorio. Che forse erano eccezioni: le canzoni brutte di Ashcroft hanno ormai superato per numero quelle belle. Forse era un abbaglio. È durato poco, ha bruciato velocemente, ma prima di rassegnarci definitivamente riascoltiamo The drugs don’t work: è ancora una fitta al cuore ogni volta.