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Andrea Mirò, il fascino ambiguo della paura

"Nessuna paura di vivere" è il nuovo album della cantautrice, impegnata su vari fronti, dai recital agli omaggi a Guccini, Brassens, Gaber. Un'artista che meriterebbe più attenzione
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Andrea Mirò, Nessuna paura di vivere (Mescal)
 
Mistero. Mistero lo cantava il suo compagno, Enrico Ruggeri, ma si potrebbe cantarlo anche per lei, Roberta Dogliotti, in arte Andrea Mirò: perché una così non ha più successo? Mistero, appunto. Le qualità le ha tutte: sensibilità di scrittura, voce garbata ed educata, talento da polistrumentista. E i risultati sono dischi come Nessuna paura di vivere. Di cui gli appassionati si accorgeranno di sicuro, come si sono accorti di quelli passati (su tutti A fior di pelle). Ma è facile immaginare che questi appassionati saranno sicuramente meno di quanto meriterebbe. Perché? Mistero. E non glorioso.
La copertina dell'album "Nessuna paura di vivere" 
Profondità. Forse l’unica risposta giusta è fregarsene, come presumibilmente fa lei, che non sceglie proget…
Andrea Mirò, Nessuna paura di vivere (Mescal)
 
Mistero. Mistero lo cantava il suo compagno, Enrico Ruggeri, ma si potrebbe cantarlo anche per lei, Roberta Dogliotti, in arte Andrea Mirò: perché una così non ha più successo? Mistero, appunto. Le qualità le ha tutte: sensibilità di scrittura, voce garbata ed educata, talento da polistrumentista. E i risultati sono dischi come Nessuna paura di vivere. Di cui gli appassionati si accorgeranno di sicuro, come si sono accorti di quelli passati (su tutti A fior di pelle). Ma è facile immaginare che questi appassionati saranno sicuramente meno di quanto meriterebbe. Perché? Mistero. E non glorioso.
La copertina dell'album "Nessuna paura di vivere" 
Profondità. Forse l’unica risposta giusta è fregarsene, come presumibilmente fa lei, che non sceglie progetti potenzialmente mainstream, ma va per la propria strada, facendo ciò che preferisce e che la appaga. Di recente per esempio ha collaborato con Alberto Patrucco in un recital di canzoni di Brassens (da cui è nato il disco Segni e particolari), e poi in un altro che ai capolavori dello chansonnier francese mescolava quelli di Giorgio Gaber (Degni di nota). Poi è passata allo spettacolo Talkin’ Guccini, dedicato al cantautore bolognese. Ma pressoché in contemporanea ecco Nessuna paura di vivere, un disco che conquista. Per vari motivi. Primo, l’eleganza dei suoni, che si mescolano alla profondità della sua voce, spesso bassa, quasi maschile, donando a tutto un fascino ambiguo, inquietante, perché in chiaroscuro. Secondo, i testi, tema quasi unico la paura, vista come qualcosa che un po’ va fuggita e un po’ va invece affrontata per batterla una buona volta, o almeno venirci a patti («Si può pregare senza credere, si può mentire per pentirsene, si può combattere per perdere, si può morire senza accorgersene», dice in Titoli di coda).

Amici. Certo, vivere è più facile avendo dei buoni amici. E quelli ad Andrea-Roberta non mancano. A cominciare dal coautore Manuele Fusaroli, in passato produttore delle Luci della centrale elettrica, del Management del dolore post-operatorio, dei Tre allegri ragazzi morti, che dà spesso al tutto quel tono indie che non guasta, valorizzando ulteriormente i toni dark della voce della Mirò. Aggiungiamoci poi Brian Ritchie dei Violent Femmes e Nicola Manzan dei Bologna Violenta (lessicalmente curioso questo doppio richiamo alla violenza), che hanno suonato in tre canzoni, aggiungendo solidità al tutto. Ulteriore merito, il finale, una chiusura apparentemente strampalata e distante dal resto, il personaggio di Reo confesso, che sembra quasi essere uno degli spostati mentalmente ed esistenzialmente di Jannacci.