Elettronica, dance e suoni della Terra: al Sònar si balla l'era dell'Antropocene
Carlo Moretti, CARLO MORETTI, inviato a BarcellonaIl tema che attraversa l'edizione 2016 del festival di Barcellona è quello dei cambiamenti del clima. Tra gli ospiti della prima giornata Nicola Cruz, Jamie Woon, Black Madonna e Kenny Dope Gonzalez
BARCELLONA – “Benvenuti nell’era dell’Antropocene”. La frase non è stata scritta su nessuna porta o varco di accesso qui al Sònar di Barcellona, eppure è proprio questo il tema che attraversa l’edizione 2016 del festival di musica elettronica più importante al mondo. Come dire: benvenuti nel presente e in questo pianeta in cui l’uomo e le sue attività sono la causa di ciò che sta accadendo al nostro clima. E del modo in cui il mondo si trasforma velocemente sotto ai nostri occhi parlano le istallazioni audio-visuali che riproducono il suono della terra, mentre il tema rimbalza anche sugli schermi durante le esibizioni e le performance degli artisti.
A cominciare da quella di Nicola Cruz, protagonista nel pomeriggio della prima giornata di un set molto suggestivo alla SònarHall: nella sua musica si fondono tradizione e tecnologia, nel suo suono si riconoscono gli strumenti antichi della tr…
A cominciare da quella di Nicola Cruz, protagonista nel pomeriggio della prima giornata di un set molto suggestivo alla SònarHall: nella sua musica si fondono tradizione e tecnologia, nel suo suono si riconoscono gli strumenti antichi della tr…
BARCELLONA – “Benvenuti nell’era dell’Antropocene”. La frase non è stata scritta su nessuna porta o varco di accesso qui al Sònar di Barcellona, eppure è proprio questo il tema che attraversa l’edizione 2016 del festival di musica elettronica più importante al mondo. Come dire: benvenuti nel presente e in questo pianeta in cui l’uomo e le sue attività sono la causa di ciò che sta accadendo al nostro clima. E del modo in cui il mondo si trasforma velocemente sotto ai nostri occhi parlano le istallazioni audio-visuali che riproducono il suono della terra, mentre il tema rimbalza anche sugli schermi durante le esibizioni e le performance degli artisti.
A cominciare da quella di Nicola Cruz, protagonista nel pomeriggio della prima giornata di un set molto suggestivo alla SònarHall: nella sua musica si fondono tradizione e tecnologia, nel suo suono si riconoscono gli strumenti antichi della tradizione andina, il suo lavoro è infatti ispirato dal paesaggio delle Ande ecuadoriane, il luogo da cui proviene la famiglia dell’artista francese. Nato a Limoges, Cruz ora vive a Quito e raccoglie nella sua visione artistica il paesaggio, il folklore dei popoli della montagna e della foresta amazzonica. Sul fondo della sua musica pulsa il tessuto elettronico e si riconosce la sua sensibilità di ex percussionista, come dimostra anche l’album Prender el Alma, che ha presentato mentre sullo schermo passavano immagini di vulcani in eruzione, della foresta amazzonica ma anche dei disastri dovuti alla deforestazione selvaggia.
La prima giornata al Sònar, nonostante riflessioni anche cupe, è stata comunque decisamente “solare” e non solo per il sole potente reso meno crudele da un notevole vento di scirocco, ma anche perché le musiche proposte dai diversi palchi sono state per gran parte orientate verso le tante contaminazioni elettroniche del soul: largo alle macchine, dunque, ma fortemente umanizzate. Tra le performance, da segnalare Jamie Woon che sul palco Red Bull ha portato un set completamente suonato con una potente band di tre musicisti e due coristi-cantanti, relegando l’elettronica ai soli sintetizzatori: voce da crooner soul sostenuta da avvolgenti invenzioni melodiche, come dimostra in Sharpness, Woon ha fatto ballare la platea grazie a buone vibrazioni e ad un suono decisamente poco in linea con il resto delle proposte musicali di ieri al Sònar. Anche il duo canadese dei Bob Moses ha sorpreso tutti sul palco all’aperto del SonarVillage per l’avvio decisamente house anche se inframezzato da brani in linea con la loro versione più nota, rarefatta e lounge. Mentre la proposta di Sevdaliza, pure dotata di fascino oscuro, è stata penalizzata dalla presenza scenica ancora un po’ acerba della cantante elettro-soul olandese.
Sul finale, se la dj di Chicago Black Madonna era riuscita solo a tratti a trascinare la platea del Sonar sui ritmi house, è toccato a Kenny Dope Gonzalez, stella di prima grandezza della scena house e garage di New York, già nei leggendari Masters At Work con Little Louie Vega, dimostrare che bastano poche battute condotte con uno stile unico e con invidiabile nonchalance per coinvolgere il pubblico. E che non servono effetti speciali quando si può contare su una tale sensibilità ritmica e sonora. La serata si è poi chiusa, come da tradizione nel primo giorno, con concerto al chiuso e al di fuori dalla Fira del Montjuic: protagonista la Barcelona Simphony Orchestra che si è esibita all’Auditori. In vista di stasera, grande attesa per il primo concerto europeo di Anohni con il nuovo album Hopelessness.
A cominciare da quella di Nicola Cruz, protagonista nel pomeriggio della prima giornata di un set molto suggestivo alla SònarHall: nella sua musica si fondono tradizione e tecnologia, nel suo suono si riconoscono gli strumenti antichi della tradizione andina, il suo lavoro è infatti ispirato dal paesaggio delle Ande ecuadoriane, il luogo da cui proviene la famiglia dell’artista francese. Nato a Limoges, Cruz ora vive a Quito e raccoglie nella sua visione artistica il paesaggio, il folklore dei popoli della montagna e della foresta amazzonica. Sul fondo della sua musica pulsa il tessuto elettronico e si riconosce la sua sensibilità di ex percussionista, come dimostra anche l’album Prender el Alma, che ha presentato mentre sullo schermo passavano immagini di vulcani in eruzione, della foresta amazzonica ma anche dei disastri dovuti alla deforestazione selvaggia.
La prima giornata al Sònar, nonostante riflessioni anche cupe, è stata comunque decisamente “solare” e non solo per il sole potente reso meno crudele da un notevole vento di scirocco, ma anche perché le musiche proposte dai diversi palchi sono state per gran parte orientate verso le tante contaminazioni elettroniche del soul: largo alle macchine, dunque, ma fortemente umanizzate. Tra le performance, da segnalare Jamie Woon che sul palco Red Bull ha portato un set completamente suonato con una potente band di tre musicisti e due coristi-cantanti, relegando l’elettronica ai soli sintetizzatori: voce da crooner soul sostenuta da avvolgenti invenzioni melodiche, come dimostra in Sharpness, Woon ha fatto ballare la platea grazie a buone vibrazioni e ad un suono decisamente poco in linea con il resto delle proposte musicali di ieri al Sònar. Anche il duo canadese dei Bob Moses ha sorpreso tutti sul palco all’aperto del SonarVillage per l’avvio decisamente house anche se inframezzato da brani in linea con la loro versione più nota, rarefatta e lounge. Mentre la proposta di Sevdaliza, pure dotata di fascino oscuro, è stata penalizzata dalla presenza scenica ancora un po’ acerba della cantante elettro-soul olandese.
Sul finale, se la dj di Chicago Black Madonna era riuscita solo a tratti a trascinare la platea del Sonar sui ritmi house, è toccato a Kenny Dope Gonzalez, stella di prima grandezza della scena house e garage di New York, già nei leggendari Masters At Work con Little Louie Vega, dimostrare che bastano poche battute condotte con uno stile unico e con invidiabile nonchalance per coinvolgere il pubblico. E che non servono effetti speciali quando si può contare su una tale sensibilità ritmica e sonora. La serata si è poi chiusa, come da tradizione nel primo giorno, con concerto al chiuso e al di fuori dalla Fira del Montjuic: protagonista la Barcelona Simphony Orchestra che si è esibita all’Auditori. In vista di stasera, grande attesa per il primo concerto europeo di Anohni con il nuovo album Hopelessness.