Spettacoli

LA CRITICA

Garbage, come sopravvivere agli anni Novanta

Con "Strange little birds" la band di Shirley Manson torna a quel mix di pop e rock con cui diventò famosa venti anni fa. Con nostalgia, ma anche nuovi stimoli musicali

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Garbage, Strange little birds (Pias)
 
Gli anni d'oro. Non c’era lo streaming. Ai concerti non si vedeva lo stuolo di telefonini alzati. I videoclip si vedevano anche su schermi più grandi di quelli di uno smartphone. David Bowie iniziava a riprendersi dalla sbandata artistica degli anni Ottanta. L’hip hop si faceva strada anche in Europa. E l’onda lunga della seconda summer of love ricordava a tutti che una nuova elettronica era ancora possibile. L’indie pochi lo chiamavano già indie ma, stretto tra il brit pop da un lato dell’Atlantico e il post-Nirvana dall’altro, segnava l’ultima generazione di icone rock. Ah, i meravigliosi anni Novanta.
La copertina dell'album "Strange little birds" 
La propria natura. Il colpo basso arriva subito, canzone numero tre del nuovo album dei Garbage, a quattro anni dal disco del pallido ritorno. Blackout, questo il titolo del brano, parte con un giro di basso che immagini suonato all’altezza delle ginocchia, poi entra la chitarra secca che dai Joy Division arriva dritta dritta fino alla fine degli anni Novanta e infine diventa un po’ revival. Come è normale che sia. È un po’ il revival che porta di nuovo alla ribalta i Garbage con un album di inediti, Strange little birds. Si fa così, quando c’è la rentrée di artisti rigidamente inquadrati in un periodo storico: quel periodo lo citano, lo aggiornano appena, sollecitano la nostalgia. Meglio così che forzare la propria natura per necessità di evoluzione. L’importante è farlo bene.
 
Radio rock. Sorpresa sorpresa, i Garbage di Shirley Manson oggi non lo fanno male. Un po’ mischiando le carte e un po’ mettendo insieme un po’ di assi. Come l’iniziale Sometimes, una sinistra riflessione sul masochismo nelle relazioni interpersonali su un tappeto marziale alla Portishead (sì, anche loro risalgono agli anni Novanta). E pensi: Shirley Manson avrebbe mai potuto diventare inquieta come Beth Gibbons? O If I lost you, elettro pop un po’ sognante come sarebbe piaciuto a quel William Orbit che fece rinascere artisticamente Madonna. E pensi: Shirley Manson avrebbe mai potuto diventare popolare come Madonna? Even though our love is doomed è una ballata dolente alla Patti Smith. Shirley Manson avrebbe potuto aspirare allo status di santona rock? Amends ci ricorda altro: che Shirley avrebbe potuto essere anche una novella PJ Harvey. Sembra proprio una canzone di Polly Jean. Una canzone di Polly Jean Harvey degli anni Novanta. Ma non è per questo che i Garbage diventarono famosissimi e onnipresenti a metà di quella decennio. È per quella capacità melodica curiosamente pop che aveva permesso di andare oltre i rigidi confini del rock per finire anche nelle radio con brani come Stupid girl e I think I’m paranoid. Da lì arrivano anche le nuove Magnetized, We never tell, il singolo Empty. Deliziosamente inutili, questo sanno essere i Garbage. In quella strana terra di mezzo in cui il rock vuole essere sempre radiofonico, merito anche di quel forgiatore di suoni che è Butch Vig, che negli anni ha spaziato dai Nirvana ai Foo Fighters ai Green Day. Allora forse non saranno i Portishead, Patti Smith, PJ Harvey: il paragone più calzante è ancora quello con i Blondie. Shirley Manson come novella Debbie Harry. Ovviamente la Debbie Harry degli anni Novanta.