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MUSICA

Mike Mills, la vita dopo i Rem: "Adesso metto insieme rock e classica"

Il nuovo progetto del musicista è un concerto per rock band, violini e quintetto d'archi che verrà presentato al Rome Chamber Festival e sarà diretto dal violinista Robert McDuffy: "Per me è una scommessa inedita, esco dalla mia comfort zone"

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Mike Mills è stato con i R.E.M. uno dei personaggi importanti della musica rock degli anni Novanta e Duemila, ha scritto e suonato pagine importanti, ha vissuto da star. Ora è in una fase diversa, il “divismo” è lontano, le grandi platee dimenticate, ma la musica è sempre il cuore della sua vita, il centro del suo universo. Esperimenti, tante band, è come se avesse ricominciato da capo, come se fosse rinato: “Avere due vite come musicista non capita a tutti”, dice ridendo, nell’assolato pomeriggio romano.

In questa sua seconda vita Roma gioca un ruolo particolare, perché per la prima volta nella sua lunga carriera Mills realizza un lavoro come solista, un “Concerto per rock band, violino e quintetto d’archi” che presenterà il 30 al Rome Chamber Festival a Palazzo Barberini, diretto dal grande violinista Robert McDuffy. “E’ stato proprio McDuffy a chiamarmi”, dice Mills, “è venuto da me tre anni fa e mi ha chiesto se volevo scrivere mezz’ora di concerto mettendo insieme il mio mondo e la musica classica. L’idea mi è sembrata interessante e ho cercato di capire cosa potevo fare e ho detto di si. McDuffy è un mio amico ed è soprattutto un grande violinista, mi ha molto stimolato. Per me si tratta di una vera scommessa, ho fatto molte cose diverse nella mia carriera, ma non come questa, musicalmente è una sfida notevole".

Com’è iniziato il lavoro su questo progetto?
"Ho iniziato a scrivere una parte di pianoforte, una notte, è stata la prima cosa che ho scritto specificamente per questo progetto, è il secondo movimento del concerto. Era del tutto inusuale rispetto a quello che io abitualmente scrivo e da quello sono partito".

E' un modo per uscire dal suo mondo musicale?
"Diciamo che è un modo per uscire dalla mia “comfort zone”, dalla musica in cui mi sento sicuro. Beh, ne sono uscito parecchio, questo lavoro è lontano chilometri dalla mia “comfort zone”".

E’ il primo progetto da solista, senza una band...
"Si, è il mio primo lavoro da solo, anche se davvero da solo non sono perché c’è l’arrangiatore David Mallamoud. Mi piaceva l’idea di vedere cosa potevo fare da solo, oltretutto in un ambito musicale lontano dal mio. Ho la responsabilità completa della composizione, sono responsabile di tutto e anche questa è una soddisfazione ma anche una sfida. Sono due realtà che si incontrano, ho un gruppo da camera e una band rock, per la prima volta".

Certo, come prima uscita solista.... 
"Si, un po’ mi preoccupa, la combinazione di classica e rock, presentata però in un festival di musica classica, con il violino di McDuffy, nel posto in cui siamo, con un audience abituata ad altro tipo di musica, mi mette una certa paura".

C’è rock nell’aria?
"Diciamo che la musica si muove molto, l’inizio e la fine sono veloci, uno “scherzo”, il secondo movimento è quello di pianoforte di cui parlavo prima, il terzo è ancora veloce e non tanto lungo, il quarto è una sorta di valzer di circa nove minuti che, potrei dire, ha un certo sapore psichedelico, il quinto è nuovamente veloce. C’è rock, ma c’è molta della musica che amo di più, non so come sarà la versione da camera, nel lavoro completo c’è la band con amplificatori e chitarre elettriche".

Dopo la presentazione in Italia proporrà questo lavoro in tour?
"Si, presenterò questa opera ad Aspen in Colorado tra qualche settimana e poi in tour negli Stati Uniti in autunno, con due chitarristi, basso, batteria e una sezione di sedici violini".

Com’è la vita dopo i R.E.M.?
"E’ interessante e vivace, io suono in tanti progetti e con molta soddisfazione. Una delle ragioni principali per cui i R.E.M. Si sono fermati era quella di avere tempo e energia per fare altre cose e questa libertà la conquisti con un taglio pulito come quello che abbiamo fatto noi. Peter Buck suona moltissimo, Michael Stipe ha ricominciato a cantare in pubblico e la cosa mi fa molto piacere, io ho tre band diverse, è abbastanza per ognuno di noi".

Questo nuovo lavoro diventerà un album? Le interessa ancora realizzare degli album?
"Penso che faremo un disco, anche se so che gli album sono diventati sempre meno importanti per la gente, che compra singoli che sono spesso le canzoni migliori degli artisti. Ma io amo il concetto di album, l’idea di accompagnare chi ascolta in un viaggio artistico. Come in questo concerto, portiamo gli ascoltatori in un mondo sconosciuto, per una quarantina di minuti, in un viaggio che spero sia interessante".