Spettacoli

LA CRITICA

Swans, l'ultimo atto di un'apocalisse in evoluzione

Michael Gira pubblica il nuovo album "The Glowing Man" in attesa di rivoluzionare ancora una volta la sua formazione tra rock e industrial sempre sull'orlo dell'effetto trance

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Swans, The Glowing Man (Mute/Young God)

Una nuova fine. Non è la prima volta che Michael Gira, fondatore ed epicentro creativo degli Swans, decide di sacrificare la sua creatura, di immolarla in nome di qualcosa di più importante. L'aveva rivoluzionata diverse volte nella prima vita degli Swans – dal 1982 al 1997 – alternando  tantissime sonorità (no-wave, industrial, art-rock, folk, drone...) e altrettanti compagni d'avventura. L'ha congelata per oltre dieci anni per poi tornare nel 2010 con una formazione stabile, un sestetto completato da Norman Westberg, Kristof Hahn, Phil Puleo, Christopher Pravdica e Thor Harris, con il quale ha delineato un flusso estetico altrettanto chiaro e dirompente. Un rock massimalista, oscuro, fragoroso da sembrare quasi sinfonico, con il quale Gira ha trovato consensi a 360°, raggiungendo vertici di popolarità, commerciale e critica, che non aveva mai avuto in oltre trent'anni di carriera. Ed ora con The Glowing Man, quarto album in studio per gli Swans attuali, siamo ai titoli di coda. “L'intenzione, il motore di tutto è sempre l'Amore”. Parole dello stesso Gira che spiegano come ogni cosa (la vita, l'arte) deve essere definitivamente precaria se è il cuore ad avere il comando.
La copertina dell'album "The glowing man" 
Esoterismi rock. E così dopo due album imponenti, nel suono e nella durata, come The Seer (2012) e To Be Kind (2014), per l'ultimo capitolo degli Swans odierni il subdolo germe del manierismo viene combattuto con alcuni efficaci accorgimenti. L'aspetto temporale rimane immutato, due dischi per quasi due ore di musica, ma sono le dinamiche sonore a essere diverse. The Glowing Man è un disco a suo modo più riflessivo, attendista ma capace di correre sempre sul filo della tensione. Una trance rock che ricorda le onde del mare quando piano piano montano prima di infrangersi sulla scogliera. Il dna esoterico del cowboy urbano Gira è sempre ben presente, così come alcuni crescendo ritmici, i refrain pianistici e le distorsioni varie che hanno reso così riconoscibile e apprezzato il sound della band americana. Una ciclicità semi permanente, interrotta dal tipico cantato/recitato di Gira e da alcune soluzioni strumentali che spezzano il loop, portando altrove il brano e l'ascoltatore.
 
Oscure migrazioni. A conti fatti di un (doppio) disco d'addio si tratta. Non a caso il brano che chiude idealmente la seconda vita degli Swans ha un titolo emblematico come Finally, Peace. Per fortuna si tratta di un addio non definitivo, Gira ha già annunciato che tornerà quanto prima con una nuova versione degli Swans, con un cast aggiornato, un rinnovato approccio musicale e dei tour meno impegnativi. Intanto però oltre a The Glowing Man - disponibile in doppio cd, triplo vinile e 2cd + dvd con un live del 2015 – ci sarà l'ultimo e intensissimo tour mondiale degli Swans 2.0. Un abbraccio oscuro, debordante e catartico che coinvolgerà anche l'Italia con tre date in autunno: Bologna (5 novembre), Roma (6 novembre) e al festival Club To Club di Torino (dal 2 al 6 novembre).