Spettacoli

LA CRITICA

Andy Shauf, un album per ricordare quelle belle feste in casa

'The Party', terzo album del cantautore canadese, mette in musica personaggi e situazioni di quel microcosmo che è una serata tra amici

1 minuti di lettura
Andy Shauf, The Party (Anti-/Arts & Crafts)
 
Anatomia di una festa. Da Hollywood Party a Ecce Bombo, passando per Tempesta di ghiaccio, Il tempo delle mele o Il giardino delle vergini suicide. Il tema delle feste in casa come microscopio sociale, specchio deformante o iperrealista della realtà che ci circonda. Un microcosmo che da sempre ha affascinato e incuriosito tutti i campi dell'arte, della cultura e dell'intrattenimento.
Il cantautore e polistrumentista canadese Andy Shauf con il suo terzo disco The Party decide di lanciarsi in una sorta di concept album, concentrandosi sulla propria visione di una festa, o meglio fornisce agli ascoltatori l'esperienza agrodolce dei vari protagonisti della serata. Lo stile narrativo può ricordare i primi e ispiratissimi album degli scozzesi Belle & Sebastian, abbinato all'immaginario più pop, nostalgicamente maniacale e citazionista di registi/autori come Wes Anderson o Noah Baumbach.
La copertina dell'album "The party" 
 
Magia e apparente semplicità. Suonato quasi interamente da solo, ad eccezione degli archi, Shauf per The Party ha potuto disporre per la prima volta del supporto di un vero studio di registrazione, e il risultato è quantomai evidente. Se infatti nei lavori precedenti la sua scrittura è sempre stata su ottimi livelli, in questo album non solo gli arrangiamenti ma l'atmosfera generale, la stanza sonora nella quale ha raccolto la festa e suoi protagonisti ha qualcosa di speciale e distintivo, dimostrato dal titolo del brano che inaugura la festa, The Magician.

Gli altri episodi spiegano le dinamiche o introducono anche nominalmente i vari avventori - Eyes of Them All, Alexander All Alone, Early to the Party, Martha Sways - mentre il mood generale rimane vagamente nostalgico, anche nei brani più briosi. Un disco apparentemente semplice per l'alto tasso melodico e di fruibilità ma in realtà molto ricercato nella scelta dei suoni e dei rimandi, capace di pescare e rileggere il miglior folk, soft-rock e pop orchestrale, con omaggi più o meno espliciti ad artisti come Nico, Elliott Smith fino agli immancabili Beatles.
 
Da non perdere. Andy Shauf ha ricostruito in musica con chirurgica precisione e sensibilità pop tutta la gamma di esperienze, positive e negative, che si possono vivere e provare in un contesto specifico ma difficilmente replicabile. Senza indugio uno dei migliori album “di canzoni” pubblicati in questa prima metà del 2016.  E se alle fine non tutti i partecipanti descritti/evocati da Shauf avranno un ricordo indelebile di questa festa, lo stesso non si può dire per gli ascoltatori. Un disco nel quale è facilissimo entrare e dal quale è quasi impossibile staccarsi. Trentasette minuti che cristallizzano il tempo nell'attimo esatto in cui si inizia a volteggiare con l'unica persona che sa farci palpitare e sentire al sicuro col medesimo sguardo.