Estate 1976, a Londra e New York è l'ora dei Ramones
Andrea Silenzi
Con due leggendari concerti nella capitale britannica all'inizio di luglio la band di Forest Hills divenne popolarissima tra i giovani inglesi. E al ritorno anche l'America si accorse finalmente di loro
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“La loro musica è veramente elementare e al primo ascolto puoi non capirla. Può sembrarti monotona, ma se la ascolti qualche volta scoprirai che la loro semplicità è di buon gusto ed efficace. Sebbene facciano rock’n’roll, non è il sound degli anni 50. E’ hard rock, ma non quello assolutamente detestabile. Suonano canzoni come quelle dei primi Beatles e Rolling Stones, ma sono migliori. Credo che suonino come i Ramones”. Fu John Holmstrom, in un articolo di metà anni Settanta su Hit Parader, a catturare con lungimiranza l’essenza e il fascino dei Ramones. Stavano cercando di farsi un nome in un’epoca dominata dal progressive e dai suoni dolci e allucinati della West Coast. Le radio li snobbavano, i promoter li ritenevano pericolosi, il pubblico non li capiva. Si iniziava allora a parlare di punk, in America molto più che in Inghilterra. Loro venivano da Forest Hills, un noioso sobborgo middle class del Queens. Si erano creati un piccolo seguito con le loro esibizioni al Cbgb’s, sulla Bowery, l’accademia della rivolta punk newyorkese. Ma fuori da quel palco lurido l’accoglienza non era mai delle migliori: la gente non riusciva a capacitarsi del fatto che i loro concerti durassero 20 minuti. 17-18 canzoni macinate a velocità spaventosa nell'epoca delle suite sinfoniche, dei concept album e dei viaggi interstellari.
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Un incendio di riff di chitarra e un’esplosione di voci mise letteralmente sottosopra la scena musicale londinese la sera del 4 luglio di quarant’anni fa. Alla Roundhouse suonavano per la prima volta i Ramones, nel loro concerto di debutto nel Regno Unito, seguito da un altro live il giorno successivo al Dingwalls. Due eventi memorabili per la band statunitense che un anno prima dei Sex Pistols aveva inventato il punk e reinventato il rock’n’roll, ma anche per la marea di persone che si erano precipitate nei due posti per assistere allo show più caldo dell’anno e forse dell’intera storia del punk rock. Lo storico manager dei Ramones, Danny Fields, che oggi ha 77 anni e vive a New York, seguì il gruppo anche in quell’occasione, scattando moltissime fotografie. Nell’anniversario dei due show londinesi dei quattro Ramones, Joey, Johnny, Dee Dee e Tommy, l’editore indipendente Ritchie Franklin con la sua First Third Books pubblica il volume My Ramones con testi e foto in larga parte inedite di Fields. Più di centosettanta pagine e oltre duecentocinquanta immagini in cui si ritrovano anche molti musicisti inglesi come Paul Simonon e Joe Strummer dei Clash o Johnny Rotten dei Sex Pistols, che assistettero ai loro due live. Il primo nel giorno dell’Indipendenza, ed era la prima volta che i Ramones suonavano fuori dagli Stati Uniti. "Non una ricorrenza qualunque – ricorda Fields - si festeggiava il bicentenario della Dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America dal Re d’Inghilterra nel 1776. Arrivammo a Londra e non avevamo la minima idea di quello che avremmo trovato, ma presto capimmo che era in assoluto la cosa più importante che ci poteva succedere. La città era veramente vicina al punto di ebollizione per molte ragioni, non ultimo per le condizioni meteorologiche, fu una delle estati più calde mai registrate prima. La città più cool del mondo si è rivelata per noi molto un-cool, che tradotto significa caldissima. Ci salvammo solo perché soggiornavamo all’Holiday Inn a Camden, che era l’unico albergo dotato di climatizzatori in tutta la città. Fu una benedizione, anche per i fan che vennero a trovarci in hotel. Fu una bella festa per tutti". La città in quel periodo era tutto un brulicare di musicisti pazzeschi, un serbatoio di energia furiosa che stava per saltare in aria. "Tra il pubblico in entrambe le serate c’erano alcuni membri di gruppi nuovi, tra cui Sex Pistols, Clash, Damned, Pretenders. I live dei Ramones diedero una scossa potentissima a questa giovane comunità musicale". (Giudo Andruetto)
Poi, nell’estate del 1976, arrivò la svolta. Il 4 luglio del 1976 si esibirono per la prima volta a Londra, alla Roundhouse, come gruppo di supporto dei Flamin’ Groovies. La sera successiva replicarono, ma stavolta al Dingwalls. Quei due concerti influenzarono un’intera generazione di musicisti: ad ascoltarli c’erano tutti i futuri leader della rivoluzione punk britannica, dai Sex Pistols ai Clash, dai Generation X di Billy Idol ai Damned fino ai Pretenders. Per gente come Johnny Rotten, Joe Strummer o Chrissie Hynde, i Ramones erano il modello da seguire. Con quei concerti, e sull’onda della rifondazione imposta dal punk, i Ramones divennero molto popolari in Gran Bretagna. Il loro album Ramones (che il 9 settembre verrà ristampato in una lussuosa versione con 3 cd e 1 Lp) divenne il disco di importazione più venduto in Gran Bretagna.
Ma quel viaggio in Europa diede frutti anche in patria. Nell’agosto del 1976 ripresero l’attività live, e il clima intorno a loro cambiò. La Atlantic pubblicò la doppia compilation Live at Cbgb’s, la Sire ingaggiò i Talking Heads, i Television firmarono per la Elektra, i Blondie entrarono a far parte della Private Stock, a testimonianza di come la discografia avesse finalmente intercettato il cambiamento in atto. Il pubblico dei concerti dei Ramones aumentò in numeri ed entusiasmo. La critica, che li aveva snobbati liquidandoli come spazzatura, iniziò a cambiare atteggiamento. Quando nel gennaio del 1977 uscì il loro secondo album Ramones Leave Home, le recensioni furono esaltanti. Mick Farren del NME, replicando alle critiche di chi vedeva nei Ramones solo una personificazione del nuovo qualunquismo post-ideologico, scrisse che “il mondo ha bisogno di un gruppo che distilli tutta la filosofia morale, politica e sociale nella frase ‘gabba gabba hey’ (il loro slogan demenziale, ndr), e ne ha bisogno ora”. Robert Christgau commentò sul Village Voice: “Quelli che pensavano fosse una scherzo ora deovranno ricredersi”. Art Fein, in un articolo sul L.A. Press, parodiando la celebre frase di Jon Landau su Springsteen, scrisse di non aver visto il futuro del rock’n’roll, “però ho visto i Ramones, e forse è anche meglio”.
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Da quell’estate del ’76, l’agenda dei Ramones divenne sempre più fitta di impegni. Iniziarono a suonare moltissimo, ma continuarono a guadagnare poco: circa 1000 dollari a sera. Il bassista Dee Dee, scomparso del 2002, era tra i più scontenti: “Guadagnavo 125 dollari a settimana, e ne spendevo 100 al giorno in droga”. Era lui che lanciava l’urlo “one-chew-tree-faw” prima che la band partisse a velocità mai ascoltate prima. Come diceva il cantante Joey Ramone, morto nel 2001, “le canzoni sono proprio come noi. Non stiamo facendo ciò che non siamo. Siamo quello che cantiamo”. Gabba Gabba hey.