Mauro Ottolini presenta 'Buster Kluster'
Veronese di Bussolengo, classe 1972, Mauro Ottolini è da anni uno dei migliori trombonisti del mondo (strumento nel quale l’Italia, grazie anche a Gianluca Petrella, vanta una specie di primato). Formatosi con maestri della taglia di Steve Turre e Franco D’Andrea, del quale è tuttora regolare partner, Ottolini vanta collaborazioni che parlano da sé: fra le molte Carla Bley, Han Bennink, Kenny Wheeler, Tony Scott, Steve Swallow e Frank Lacy, ma anche bei nomi del soul pop, da Grace Jones a Joe Bowie (dei Defunkt) e Gino Vannelli. Due le direttrici della sua ricerca: una più legata alla contemporanietà e sviluppata ad esempio con D’Andrea, l’altra ad una profonda, appassionata ricerca sul jazz delle origini ad altissima densità di quel circense, teatrale sense of humour che è cifra personalissima dell’artista. Che con fare clownesco si muove, oltre al trombone, fra strumenti desueti e bizzarri: tuba, slilde trumpet, didjeridoo, tromba bassa, electronics e giocattoli d’ogni risma. Tre i suoi gruppi stabili: la strepitosa Slide Family, nove tromboni più batteria e dj, il tentetto Separatisti Bassi e i nove Sousaphonix (da sousaphone, ottone dal registro grave ideato a fine ‘800 da John Philip Sousa, celeberrimo compositore americano di marce e musica per banda) coi quali è a Umbria Jazz per presentare 'Buster Kluster', omaggio al Buster Keaton di 'Seven Chances'. Nelle foto Ottolini e i Sousaphone in abito di scena. (paolo russo)