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Bastille: "E dopo 'Pompeii' vi raccontiamo questo mondo selvaggio"

La band inglese torna a tre anni dall'exploit con l'album "Wild world", in uscita a settembre, pieno di chitarre rock. In attesa del prossimo festival di Sanremo

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Ci sono esordi che stupiscono, nella musica. Sono quelli di chi sa azzeccare i gusti del tempo seguendo semplicemente l’istinto. Uno è stato di sicuro, nel 2013, quello dei Bastille: un rock indie ma mainstream, art-pop, epico, con beat che chiamano il remix. Bad blood, il primo disco del quartetto londinese, aveva piazzato 4 milioni di copie nel mondo più 11 milioni di singoli, superando in Inghilterra anche gli U2, grazie a canzoni come Laura Palmer e Pompeii che avete sicuramente ascoltato, anche se per ipotesi vi foste rinchiusi in una baita di alta montagna. Ora ecco il secondo album, Wild world. Uscita programmata il 9 settembre. I Bastille ce ne parlano a Milano dopo l'unica data itailana a Pistoia, in attesa del ritorno il 7 febbraio 2017 al Forum di Assago.

Bastille: "Il nostro rock alla Tarantino si arricchisce di chitarre"


Dan Smith, chi è venuto a vedervi a Pistoia ha avuto il premio di ascoltare quasi metà di “Wild world” in anteprima.
«Ci diverte da sempre mescolare ciò che il pubblico conosce già con brani inediti. Perché ci piace da matti quando arriva gente che conosce già un brano ancora inedito avendolo sentito su Internet. E anche per vedere l’effetto che fanno le novità, magari cambiare qualcosa, un arrangiamento, una frase, il titolo. Stavolta lasceremo tutto intatto, perché il pubblico italiano si è dimostrato entusiasta e anche perché ormai l’album era già stato inciso».
Il luogo comune del secondo album che è più difficile del primo perché bisogna confermare tutto, anzi fare meglio, non vi ha assillato?
«No, siamo stati troppo impegnati a fare live in tutto il mondo, tanto che le canzoni di Wild world sono venute suonando, nei backstage qui e lì. Nessuno ci ha messo fretta per realizzarlo. Pian piano ci siamo ritrovati con un disco con il nostro sound, ma con più chitarre, proprio perché eravamo abituati ai live. E un po’ perché stanno scomparendo dal rock, mentre a noi stanno molto simpatiche. E così Will Farquason dal basso è passato alla chitarra (la band si completa con Kyle Simmons alle tastiere e Chris Wood alla batteria, ndr)».
E per voi è cambiato qualcosa?
«Siamo invecchiati di 10 anni negli ultimi 4. Ma, a parte essere più impegnati di prima la sera, no. Il successo non ci ha cambiato, abbiamo tenuto le stesse relazioni umane di prima, la sera siamo andati a bere negli stessi posti. Non vogliamo essere dei cazzoni famosi come tanti altri».
Una caratteristica di “Bad blood” era la presenza di campionamenti, dialoghi presi da film, intermezzi. Ripetuta qui. Da dove li avete presi?
«Dappertutto, alcuni da video di propaganda anticomunista statunitensi. Ci piacciono le cose fuori contesto, che spiazzino. Pensiamo al singolo Good grief, che è allegrissimo nella musica e tristissimo nelle parole. C’è anche un campionamento – prima della canzone Send them off! - da un film italiano, Cosmos: war of the planets (in italiano Anno zero: guerra nello spazio), un b-movie di fantascienza del 1977 di Alfonso Brescia. Un b-movie perché siamo dei seguaci di Tarantino. Abbiamo cercato di avere i diritti su quel dialogo e non ci siamo riusciti. Così ce lo siamo doppiati noi».
La copertina raffigura due ragazzi seduti su un cornicione in sospeso su una metropoli. Che significa?
«Va letta assieme al titolo, “Mondo selvaggio”: non è un bel mondo, questo, ed è inutile che le spieghiamo perché. Quella situazione è di due amici che esistono in quello specifico istante, non sanno neanche bene loro perché, ma si trovano lì, senza scelta, imprigionati in una città che possono solo osservare».
La copertina dell'album "Wild world" 

A proposito, da londinesi bisogna chiedervi di Brexit.
«Una tragedia, che possiamo dire? Siamo una band e non amiamo parlare di politica, ma siamo europei. Possiamo giusto notare che solo un terzo degli inglesi ha votato per questo: un terzo ha votato no, e un terzo si è astenuto. Ci salverà Londra, che continuerà a restare una città dove si parlano tutte le lingue del mondo, un miscuglio di popoli»
Dovremo aspettare un po’ per rivedervi.
«Sì, il 7 febbraio 2017 saremo al Forum di Assago».
E forse, lo aggiungiamo noi, al festival di Sanremo nei giorni seguenti.