Berlino, Londra, Copenhagen: la vita da busker degli italiani all'estero
Vivere da busker, da artista di strada, in Italia non è molto semplice. Perché non c’è una legge nazionale che stabilisce le regole delle esibizioni, ma tutto è rimesso alle Regioni. E perché da noi, a differenza che in altri posti in Europa, prevale ancora l’aspetto della questua su quello della performance artistica. Cosa fa allora chi ci vuole davvero provare? Va all’estero e poi torna in Italia con più esperienza e un discreto seguito. Come hanno fatto loro, ad esempio: Dario Rossi che ha studiato batteria al collegio Saint Louis di Roma e poi è partito per Berlino, suonando in strada sul suo set alternativo fatto di secchi, pentole e scarti industriali. O i Rumba de Bodas, oggi sette artisti (ma sono arrivati ad essere anche ventiquattro) che hanno portato per le strade di Londra la loro musica ska, jazz e gypsy. Giacomo Gamberucci invece ha iniziato a Copenaghen, dove si è trasferito nel 2007, dopo essersi diplomato al conservatorio in violoncello. L’Italia ha iniziato a girarla quest’ultimo anno.