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Mika a Giffoni: "La musica, una terapia che abbatte i muri"

L'artista incontra i giovani del festival, parla dei progetti, delle esperienze, del provino che ha fatto per un film. E ai ragazzi dice: "La vita non è una favola ma bisogna trasformare la rabbia in qualcosa di bello"

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È vestito di bianco, sorridente come sempre, per la prima volta non ha fatto tardi a un appuntamento, anzi è persino in anticipo. Lo ha scritto suo profilo Twitter e poi lo ha ribadito all’incontro con i ragazzi del Giffoni Film Festival. Perché a questa giornata Mika ci teneva tanto. L'artista ha parlato di sé, dei suoi progetti e delle sue idee, guidato dalle domande dei fan. Lo ha fatto in italiano, lingua che ha imparato in occasione del suo lavoro da giurato a X Factor. Sbaglia raramente qualche parola e quando un termine non gli viene usa l'inglese o il francese. Perché Mika – nato da madre libanese e da padre britannico - è così, cittadino del mondo: “Non ho una casa, non ho un luogo fisso in cui stare e questo mi piace. All'inizio credevo di farlo perché non avevo ancora scelto dove fermarmi, ma poi ho capito che la mia era una scelta. Ho scelto di vivere senza un punto fisso”.

Il tema del festival quest’anno è “Destinazione”, una parola che a Mika non piace molto: “Io non voglio mai arrivare, cambio sempre piano appositamente. La destinazione è un po’ come il Natale: l’attesa e i preparativi sono bellissimi, ma quel giorno la magia finisce”. “Credo che dovremmo dimenticare questa continua attesa del futuro a cui siamo spinti – continua – io non so cosa farò tra un paio d’anni e va bene così. Bisogna avere paura della mediocrità e rincorrere l’eccellenza. Il valore è ciò che fa la differenza in qualsiasi campo, che si faccia il cantante o il pasticcere”.
 
Mika ha sempre detto molto con le sue canzoni. E anche sul palco di Giffoni, dove non è aiutato dalla sua musica, dice ai ragazzi quello che pensa: “Non credo al lieto fine delle fiabe. Ci piace Cenerentola perché non vediamo cosa succede dopo il matrimonio. Non sappiamo del tradimento del principe, né delle liti con i figli o dell’improvvisa ossessione di Cenerentola per il suo aspetto fisico”. La vita non è una favola. Lui lo sa bene. “Quando avevo 16-17 anni – racconta ai giovani del festival - ogni momento del giorno era un ostacolo. Ero arrabbiato. E la rabbia è un sentimento pericoloso, quando sei così arrabbiato come lo ero io in quel momento vuoi fare del male e lo fai a te stesso oppure agli altri. Io, invece, ho scritto Over my shoulder, ho trasformato la rabbia in qualcosa di bello”.
 
Nella sua musica si è raccontato e per questo ne è geloso. Ha rifiutato tante volte che le sue canzoni facessero da colonna sonora a spot pubblicitari o film. Le eccezioni sono state Un bacio di Ivan Cotroneo perché “è intimo come una tragedia greca” e il sequel di Zoolander, sebbene poi la scena girata a Roma non sia entrata nel fim. “É sempre pericoloso perché le parole hanno delle conseguenze”, dice Mika prima di citare una frase dell’attivista Rosa Parks: “Le persone dimenticano le parole ma non dimenticano il sentimento che le tue parole hanno provocato”.  Ecco perché, spiega ai ragazzi duranti l’incontro, tanti artisti si rifiutano di far utilizzare le proprie canzoni a Donald Trump, “una bruttissima figura che non fa più ridere”.
 
La musica d’altronde è un’arma potente. Mika la definisce “una terapia”. “Quando ho accettato di lavorare a X Factor stavo uscendo da un brutto periodo lavorativo. Le mie canzoni erano andate male e non volevo più parlare. Avevo creato un muro – racconta - e il talent show mi ha aiutato ad abbatterlo. Avevo paura perché non conoscevo la lingua e non avevo mai fatto televisione. Ma abbiamo il dovere di provare cose nuove, che non sappiamo fare. È così che si cresce”. E lui di crescere ha voglia costante. Ancora una volta ha deciso di mettersi alla prova accettando di fare un provino per un film. La produzione è soddisfatta, ora sta a lui decidere se sperimentare o meno anche il cinema.