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Come distruggere Donald Trump e diventare celebre con una canzone

Da autore per altri, il musicista svedese Daniel Ledinsky al vertice delle top ten dei brani più virali su Spotify con 'Donald Trump Makes Me Wanna Smoke Crack'. Una canzone sull'America di oggi e sul pericolo rappresentato dal "sogno" di nuova grandezza spacciato dal candidato repubblicano alla Casa Bianca

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Neil Young, Adele, Rolling Stones, la famiglia di Pavarotti,  Queen, Aerosmith, Rem. Sono tutti accomunati da una richiesta: "Donald Trump la smetta di usare la nostra musica per la sua campagna elettorale". Bene, è vicino il giorno in cui sarà Trump a chiedere che qualcuno la smetta di usarlo, o meglio, di cantarlo in termini non proprio lusinghieri per farsi strada nel music business. Perché il giochetto sta riuscendo alla grande a Daniel Ledinsky, svedese, musicista e autore di canzoni per professione. Da un paio di settimane, la sua Donald Trump Makes Me Wanna Smoke Crack staziona nelle posizioni di vertice della top ten dei brani più virali su Spotify. Il 26 luglio, la canzone risultava prima negli Usa e a livello globale, oltre a fare il suo ingresso al nono posto nel Regno Unito. Una settimana dopo, il 2 agosto, Donald Trump... è in vetta in Uk, quarto negli Usa e secondo a livello planetario. E tutto lascia credere che la sua parabola non si esaurisca qui.

Un primo segreto della viralità del brano risiede certamente nel sapore d'estate, nostalgicamente californiano, della sua costruzione: un minimale wall of sound, fatto di battiti di mani, chitarra acustica, hook melodico ripetuto ossessivamente alla tastiera e incedere ritmico sincopato, mescolando echi folk, reggae e surf. Il risultato è una struttura leggera leggera, su cui Ledinsky canta strofa dopo strofa con timbro delicato che sfocia in falsetto. Il secondo segreto del successo è lo stordente contrasto tra delicatezza sonora e durezza lirica. Intro, pensando a chi sia Trump e cosa rappresenti: "Soldi, soldi, ho in mente solo soldi, soldi soldi, hai in mente solo soldi...Alle barche, qui siamo tutti immigrati, quel grande muro è la nuova frontiera". Prima strofa, l'America di Donald è un treno in corsa verso la catastrofe e bisogna saltar giù prima che sia troppo tardi: "Ferma, ferma, fatemi scendere, ferma ferma, ma questo treno non si fermerà". Seconda strofa, per chi a Donald dice "no" è il momento di contarsi: "Dito medio in aria se vi sentite come me, dito medio in aria se vi sentite come me...". E vai col ritornello: "Donald Trump mi fa venir voglia di fumare del crack, andare in Canada e non tornare più, dove sei andata Betty Friedan, dove sei andato Gore Vidal?".

Una canzone contro Trump fa arricchire un musicista danese

Infine, quello che non è affatto un ingrediente segreto: come non provare immediata curiosità per una canzone intitolata "Donald Trump mi fa venir voglia di fumare del crack"? Idea nemmeno originale, ma concettualmente centrata sul richiamo a Beck e alla sua Mtv Makes Me Want To Smoke Crack. Era il 1994 quando quel grande alchimista musicale di Hansen faceva notare la contraddizione tra il mondo perfetto e colorato spacciato dai videoclip e la dura realtà al di qua dello schermo. Ventidue anni dopo è Ledinsky a rabbrividire vedendo Trump spacciare un nuovo sogno americano che inchioderebbe l'America a un destino tutto legge e ordine, militarizzazione, barriere doganali, muri per respingere gli immigrati, embargo totale contro i musulmani.

Ma chi è Daniel Ledinsky? Negli ambienti discografici era noto soprattutto come collaboratore alla musica altrui, dalla connazionale Tove Lo ai Tv On The Radio, Gorgon City e persino Shakira. Chi è riuscito a stanarlo dopo Donald Trump... ha scoperto il resto della storia. Da membro dello staff A&R della storica Atlantic, Ledinsky ha appena debuttato da artista pubblicando un Ep di cinque brani intitolato High Society. E che a scegliere Donald Trump... per il lancio non è stata la label ma lo stesso Daniel. Ma nelle ancora rare interviste emergono anche una sincerità disarmante e una sensibilità sociale talmente "svedese" da non rendere facile bollare quella scelta frettolosamente come "furba". "Mio padre era un musicista jazz. Sono cresciuto con la musica e la cultura americana. Prima di trasferirmi negli Stati Uniti, ci sono venuto spesso. E qui mi sono sempre sentito più a casa che in Svezia. Oggi la Svezia non mi piace più". Per Ledinsky, la Svezia e il suo modello di socialdemocrazia "era un buon Paese, ma oggi muove verso destra, è diventato un piccolo Paese razzista. Per questo non mi sento più svedese ma americano".

A proposito del suo Ep, Daniel osserva come sia High Society la canzone portante. "Parla del capitalismo e del tentativo di spezzare le catene che questa società si è creata. Un titolo dalla duplice lettura. High come drogato, perché negli Stati Uniti lo siamo tutti. Ma High Society è anche il film con Satchmo, Louis Armstrong, preferito da mio padre". Le note redatte per il sito ufficiale a proposito di High Society, spiegano come spezzare le catene: "Concentratevi su cosa vi rende felici e disconnettetevi da tutto il resto. Una profezia che si autoavvera. Ha salvato la mia vita, può salvare la vostra. Se lo volete".

La profezia affonda indietro nel tempo, ai giorni in cui la madre raccomandava al giovane Ledinsky di battersi per amore, mai per denaro. Se ne è ricordato dopo aver perso improvvisamente entrambi i genitori ed essere rimasto solo con i suoi amati cani. Perché mandare avanti Donald Trump..., allora? "Non è qualcosa che ho pianificato. Era solo una canzone, scritta in un mattino il 14 giugno e inviata ai miei amici. A cui non davo molta importanza e che le persone sentivano di volta in volta tragica, divertente e altro". Sul suo sito, Ledinsky rivela l'identità e il ruolo giocato nella storia da uno degli "amici": Nadya delle Pussy Riot. "E' stata lei a dirmi che avrei dovuto farla uscire. Quindi è colpa sua".

"Quando ho deciso di farne un singolo - prosegue Daniel -, quelli della Atlantic mi hanno detto che avrebbe potuto essere ingannevole, la gente avrebbe potuto avere una percezione sbagliata di me, artisticamente parlando. Il che è un atteggiamento ammirevole, perché in genere è l'etichetta a fare scelte simili e l'artista a opporsi. Per questo si è deciso di farla uscire con altro materiale, per dare al pubblico la possibilità di capirmi. Ma io non mi preoccupo che Donald... possa distogliere l'attenzione".

Dovesse Trump vincere le elezioni, per Ledinsky sarebbe un problema essere in giro con quella canzone. "Sarebbe davvero il problema minore. Non credo qui si sia compreso davvero dove sta andando il treno e cosa potrebbe accadere nel mondo con questo clima, con Putin in Russia e i fascisti in Austria. Ci stanno riportando agli anni Trenta", testimoni passivi e quasi catatonici dell'ascesa di Hitler e del nazionalsocialismo. E qui Daniel Ledinsky si rivolge alla sua generazione. "Noi giovani occidentali non sappiamo cosa sia una guerra mondiale. E non crediamo che sia possibile, pensiamo che si combatterà da qualche altra parte. Ma la storia si ripete e oggi negli Stati Uniti e in Europa sembra davvero di essere tornati ai 30's. Se non ci svegliamo finiremo su un binario che ci condurrà al disastro".

I sondaggi più recenti e le pesantissime gaffe accumulate dopo aver fatto sua la nomination sembrano indicare un Trump finalmente in difficoltà sulla strada per la Casa Bianca. E' il momento di insistere. Invece di cercare l'endorsement musicale delle superstar, Hillary Clinton chieda al suo staff di fare di Donald Trump Makes Me Wanna Smoke Crack la sigla dei suoi comizi. Dove certamente la canzone già si balla, ecco spiegati tutti quei medi alzati al cielo. Aspettando l'election day di novembre, Ledinsky se andrà in giro a suonare, finalmente, la sua musica. "Ma solo se trovo qualcuno disposto a guardarmi i cani".