Spettacoli

MUSICA

Fabri Fibra, 40 anni di rime e polemiche: "Scrivo ciò che vedo, non quello che penso"

Gli esordi in provincia, il boom discografico, le liti a colpi di strofe con i colleghi, la 'cacciata' dal concerto del Primo Maggio: storia del rapper più amato e più odiato d'Italia

6 minuti di lettura
Bella Fabri, tanti auguri. La faccia è ancora quella di un ragazzino, ma l’anagrafe non è un’opinione: il più famoso rapper nazionale, o perlomeno il primo ad arrivare dritto al primo posto nella classifica italiana con un album hip-hop dieci anni fa (un’era geologica), compie 40 anni. È nato infatti il 17 ottobre del 1976 Fabrizio Tarducci, in arte Fabri Fibra. Dalla provincia con furore e secondo alcuni con sprazzi di livore (“ho precorso gli hater”, ha detto lui stesso in un’intervista): non una metropoli, non un ghetto, non un’esplosiva banlieu il suo luogo natìo, ma l’ovattata e gentile Senigallia, altrimenti nota per il Festival extra-vintage Summer Jamboree. Fibra è anche il fratello (maggiore) di sangue di Nesli, o meglio, lo sarebbe: non si parlano da svariati anni, e non è una pantomima glamour. “Io lui non lo odiavo. Ho imparato a odiarlo. È un ingrato” ha detto Nesli. “Gli voglio bene e non smetterò di volergliene” ha detto l’altro, seppur in contumacia. “Faccio il rap, mica lo indosso”. Non come tutti quei rapper italiani che “Perepè qua qua, qua qua perepè”, un po’ come i politici. Fibra il primus inter pares di una crew a geometrie variabili che va da Marracash a Dargen D’Amico, da Gué Pequeno a Clementino, da Gemitaiz a Emis Killa. Come accade spesso, prima di diventare una star il nostro ha seminato fuoco e fiamme nei circuiti underground. Il suo debutto risale alla metà degli anni novanta, col nome di Fabbri Fil e all’interno dei gruppi Uomini di mare, Qustodi del tempo e Teste mobili. Tempi selvaggi e corsari. Testi abrasivi e politicamente scorrettissimi. Senso di rivalsa e disincanto. Amarezza e cinismo. Strali contro il rimbambimento televisivo e il consumismo fine a se stesso.

L’esordio in solitaria, con la sigla definitiva Fabri Fibra, è del 2002, con l’album Turbe giovanili. Tre anni dopo il disco della pre-svolta; l’esplicito, irrefrenabile Mister simpatia; Fibra è sempre più nelle cuffie degli addetti ai lavori. Sesso, droga e hip-hop. Bando alle ipocrisie. Una major lo scrittura e lui affina senza silenziarla la sua penna al curaro. È il momento del trionfo: nel 2006 esce, per Universal, Tradimento, il suo smisurato balzo in avanti in termini di celebrità. Il singolo Applausi per Fibra diventa un’hit epocale e sbanca tutto lo sbancabile. Dopo appena una settimana, l'album è al vertice della top-ten. Non era mai successo prima a un disco rap.

Fabri Fibra, 'Vip in Trip', la hit di 'Controcultura'

Il copione più o meno si ripete l’anno seguente con Bugiardo, nel 2009 con Chi vuol essere Fabri Fibra? e nel 2010 con Controcultura (e Vip in Trip colonizza l’etere: “Laura Chiatti me la voleva dare/Ma io dovevo lavorare, lavorare, lavorare/Ancora lavorare, ancora lavorare, ancora lavorare.../Be’, comunque ho il suo cellulare/Ogni tanto le messaggio, dico 'ciao, come stai?'/Lei mi risponde 'ci vediamo, sc****mo?'/È strano, un tempo ero io che la cercavo/Ma non ero abbastanza famoso”). Nel 2011 Fabri fonda l’etichetta discografica Tempi Duri, che chiuderà i battenti quattro anni dopo.

Il suo nuovo lavoro Guerra e pace viene pubblicato il 5 febbraio 2013 e decolla al primo posto della chart italiana. È ispirato a libri ponderosi come Scritti corsari di Pasolini e addirittura al titolo stesso del disco, l’insospettabile passione dell’Eminem nazionale: “In Compagno di sbronze, una raccolta di racconti di Charles Bukowski che Marracash mi ha prestato (in seguito a una sbronza), Bukowski confessa di non apprezzare affatto Guerra e pace di Tolstoj, ritenendolo un brutto libro – ha scritto Fibra sulla sua pagina Facebook questo 6 settembre. Questa cosa mi ha divertito parecchio perché io apprezzo entrambi, anche se tra i due c'è un abisso, il giorno e la notte. Guerra e pace, il libro, mi ha ispirato per scrivere l'album omonimo del 2013. Ogni volta che dicevo a qualcuno "Sto leggendo Guerra e pace", la risposta era sempre qualcosa del tipo "No, guarda è troppo lungo, ci sono troppi nomi, mi annoia...". Vasco dice sempre "leggete i classici". Guerra e pace è un classico, magari non è proprio veloce da leggere ma ne vale la pena”.

Siamo ai momentanei titoli di coda della sua carriera. Nel 2015 l’uscita di Squallor. Quest’anno a giugno l’operazione Tradimento 10 anni Reloaded, e manca poco al suo ottavo album: "Ho cominciato a scrivere i pezzi nuovi a maggio del 2015, ci tengo molto a questo nuovo album – ha scritto Fabri dallo studio di registrazione, dove s’è rintanato. Ora sto mixando in studio con Marco Zangirolami, una persona davvero importante per la mia musica ma anche per tutta la musica rap italiana in generale, è lui che ha lavorato molti dei dischi che ascoltate. Generalmente non mi capita spesso di raccontare un disco in fase di lavorazione, l'ho sempre annunciato quando era completato. Forse questa è la prima volta che mi ritrovo a parlare di un lavoro che ancora non è realmente chiuso e pronto per l'uscita. Sono gasato di come sta procedendo il mix. Vi tengo aggiornati, bella raga, sono sicuro che amerete il nuovo disco".

'In Italia', Fabri Fibra e Gianna Nannini, il duetto è rap

Nostro Fibra delle polemiche. Nel luglio del 2010, sul suo sito ufficiale viene pubblicato gratuitamente il web album Quorum, a mo’ di antipasto dell’imminente Controcultura. Apriti cielo. Un brano, intitolato Non ditelo, che evoca la presunta omosessualità di Marco Mengoni, scatena una gazzarra. “L’ho scritta per voi: fate outing, voi che potete e contate. Il vostro esempio eleverà la società reale” il succo di come il rapper ha rintuzzato le critiche. Nel 2013 è cassato dal Concertone del Primo Maggio per via delle sue canzoni “omofobe e misogine”, a detta dell’associazione D.i.Re.: Donne in Rete contro la violenza alle donne. Il pezzo della discordia è Su le mani (“Ho 28 anni ragazze contattatemi sc*****mi/e se resta un po’ di tempo presentatevi/non conservatevi datela a tutti anche ai cani/se non me la dai io te la strappo come Pacciani/io fossi nato donna ascolterei Madonna/vestirei senza mutande ovunque e sempre in minigonna/cosi non mi ci vedo e neanche tu scommetto/allora cosa ca**o guardi nei bagni dal tuo armadietto/il mio ca**o in questione ne vuoi un’illustrazione/vorresti anche toccarlo brutto pezzo di un recchione”). E due anni dopo tornerà sull’argomento in Tr**e in Porsche, contenuto in Squallor: “Faccio un tiro e sono fuori come dal Primo Maggio/ripensavo a questa polemica delle femministe/ mentre sc***vo lei distesa/sopra sei riviste”.

Altro giro, altra querelle “fabrifebbrile”. Una sentenza del Tribunale di Milano l’ha condannato a risarcire i danni a Valerio Scanu. Miccia un’altra sua canzone del 2013, A me di te, secondo i giudici diffamatoria nei confronti dell’ex vincitore di Amici e Sanremo. “Eravamo nel suo camerino a bere vino. Io l’ho spinto in bagno, lui m’ha detto 'In tutti i mari, in tutti i laghi, non capisci, mi bagno'/Con una corda l’ho legato sul divano/Lui mi ha detto “Questa corda mi ricorda il mio compagno di scuola media/Si chiamava Massimo, chiavava al massimo… Gli ho abbassato i pantaloni/E sotto aveva un tanga e quattro assorbenti/Giù le mutande, liquido fuori da questo glande/Tira su tutto come le canne/Mi sono fatto Valeria Scanner”. "Nei miei testi dico solo la verità, a volte solo verità molto pesanti. Quindi molto meglio pensare che sono bugie. Tutto l'ambiente dello spettacolo è così: la verità non paga", spiegava a La Repubblica XL in un'intervista per raccontare il suo quarto disco, l'album-simbolo Bugiardo, nel 2007. Testi duri sputati in faccia: così era il punk, così dovrebbe essere l'hip hop. Un genere di denuncia, non per forza una presa di posizione. Quello di Fabri Fibra lo è sempre stato: senza compromessi, senza timore dei 'potenti' di turno, fatto per “raccontare delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c’è il buio. Il rapper non prende una posizione sulla canzone che scrive: è l’ascoltatore che è costretto a riflettere e a prendere una posizione. Sono stanco di essere descritto come il rapper violento: mi accusavano di non rispettare le donne nelle rime ma io scrivevo quello che vedevo, non quello che pensavo. Nemmeno Quentin Tarantino crede o incita alla violenza. Quella non è la realtà. I suoi film non sono documentari. Il rap segue lo stesso principio”.

Fabri contro tutti. “Comunque l’hip hop italiano è quasi sempre stato innocuo. Vedi J-Ax che è partito con la pubblicità della Fiat Uno (del 1992) ed è finito col Cornetto (lo spot con il duetto assieme a Fedez)”. "Gianluca Grignani è uscito di testa" Fibra dixit. Per colpa del successo, si intende. Ecco qual è stata la risposta (stizzita) di Grignani: "Io scrivo canzoni da vent’anni, non mi sono mai venduto e sono sempre stato dalla parte della gente. A volte sono capace di uscire e non dormire dei giorni per scrivere e stare male dimenticandomi che qualcuno mi stia filmando e avere una crisi esistenziale che magari tu non hai mai avuto la fortuna di avere... Quando avrai voglia e gli argomenti necessari per discutere seriamente, ti aspetto a un mio concerto cosi ti insegno quello che sembra tu ad oggi ancora non hai capito".

“Odio i rapper banali chi li produce e chi li segue/10 in comunicazione non uso mai l’inglese/ora faccio un’eccezione: fuck Fedez” canta come pillola di dissing in Il rap nel mio Paese. Quel Fedez che aveva sparlato di lui durante una puntata di X Factor. E Fabri era fresco reduce da un acerrimo corpo a corpo rappato col collega Vacca. Fibra: “Dici troppe cazzate, perdente, ci salutiamo. Sei la Sara Tommasi del rap italiano…”. Vacca: “Sei un artista di merda/figurarsi come uomo/stai da dieci anni a Milano e non hai mai visto il Duomo”.

Uno su mille ce la fa. Quella volta che ha incontrato Gianni Morandi. “Ma tu sei Fabri Fibra” - mi dice tutto contento -, mio figlio ti ascolta, fatti fare una foto”. E io: “Ma te sei Gianni Morandi!”.

Ontologia dell’hip-hop. “Il rap, come il cinema, racconta delle storie, alle volte crude alle volte spensierate. Spesso le rime e il rap servono per accendere i riflettori dove c'è il buio”.
 
Storie ricche di Fibra di tutti i giorni. “Sto un sacco in studio, ascolto un sacco di musica, fumo e non vado ai party milanesi, non vado in paranoia, lavoro sempre a qualcosa di nuovo”.

“Ci sono cose che nessuno ti dirà/ci sono cose che nessuno ti darà/sei nato e morto qua/sei nato e morto qua/nato nel paese delle mezze verità” (In Italia).