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Bastille, il secondo album è sempre il più difficile

"Wild world" è l'album con cui è tornata la band britannica dopo il grande successo inaspettato del brano "Pompeii"
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Bastille, Wild world (Universal)

Il ritorno. Il secondo album è sempre il più difficile eccetera eccetera. Come tutti i luoghi comuni c’è una verità di fondo: confermare il buono o il buonissimo che si è fatto intravedere al debutto non è facile, perché l’effetto sorpresa è svanito, la freschezza che prima aveva piacevolmente colpito adesso è comunque un ricordo, sei diventato uno dei tanti, parte del paesaggio (inutile ricordare lo stadio intermedio dell’evoluzione di un intellettuale, secondo Arbasino, lo stadio che sta tra brillante promessa e venerato maestro). Di tutto questo però ci si può bellamente fregare, come hanno fatto i Bastille. Consapevoli che una hit come Pompeii si azzecca una volta ogni tanto, se non una volta e basta, i quattro londinesi guidati da Dan Smith hanno dato a Bad Blood (quattro milioni di copie vendute nel mondo) un seguito che fosse semplicemente quello che …
Bastille, Wild world (Universal)

Il ritorno. Il secondo album è sempre il più difficile eccetera eccetera. Come tutti i luoghi comuni c’è una verità di fondo: confermare il buono o il buonissimo che si è fatto intravedere al debutto non è facile, perché l’effetto sorpresa è svanito, la freschezza che prima aveva piacevolmente colpito adesso è comunque un ricordo, sei diventato uno dei tanti, parte del paesaggio (inutile ricordare lo stadio intermedio dell’evoluzione di un intellettuale, secondo Arbasino, lo stadio che sta tra brillante promessa e venerato maestro). Di tutto questo però ci si può bellamente fregare, come hanno fatto i Bastille. Consapevoli che una hit come Pompeii si azzecca una volta ogni tanto, se non una volta e basta, i quattro londinesi guidati da Dan Smith hanno dato a Bad Blood (quattro milioni di copie vendute nel mondo) un seguito che fosse semplicemente quello che gli piaceva fare. Ed ecco Wild world. Venderà meno di Bad blood, pur essendo molto meglio, o anzi forse proprio per questo? Certo, certissimo, anzi probabile, ma appunto chi se ne frega: il successone dell’esordio ha come gradita conseguenza una libertà artistica che durerà almeno un paio di dischi. Tanto vale approfittarne.
La copertina dell'album "Wild world" 

Il suono. In primis prendendosi ben tre anni di intervallo, peraltro impegnati non a poltrire, ma a girare frenetici per il mondo accumulando concerti su concerti (in Italia tornano nel 2017: il 7 febbraio al Forum di Milano), collaborazioni, e appunto canzoni nuove. In secundis cambiando le sonorità come volevano, anche incupendole, anche a costo di renderle meno vendibili. Le loro musiche restano quelle, di base, un rock indie ma al contempo mainstream, art-pop, epico, con beat che chiamano il remix. Ma a tutto questo si affiancano atmosfere oscure se non proprio tetre, come An act of kindness e Two evils. Mentre c’è una conferma sonora che va oltre la musica: la scelta (qui in Italia tipica anzitutto di Elio e le Storie tese) di intermezzi tra le canzoni fatti con campionamenti, dialoghi presi da film, gag varie. «Li abbiamo presi dappertutto, alcuni anche da video di propaganda anticomunista statunitensi. Ci piacciono le cose fuori contesto, che spiazzino». Ce n’è anche uno, prima di Send them off!, da un film italiano, Cosmos: war of the planets (in italiano Anno zero: guerra nello spazio), un b-movie di fantascienza del 1977 diretto da Alfonso Brescia. Una scelta alla Tarantino. Ma non riuscendo ad avere i diritti sul dialogo, i quattro se lo sono recitati loro.

La malinconia, Scelte come queste farebbero pensare a un gruppo di giuggioloni impegnati a godersi la vita, e lo diciamo senza malignità perché la cosa è più che legittima a qualunque età della vita, figuriamoci quando si bordeggiano i 30 anni. Invece c’è una certa malinconia di sottofondo a tutto questo. Per non dire addirittura di dramma. Guardiamo la copertina, che raffigura due ragazzi seduti su un cornicione in sospeso su una metropoli. Un’immagine da leggere assieme al titolo, “Mondo selvaggio”: «Quella situazione è di persone che esistono in quello specifico istante, non sanno neanche bene loro perché, ma si trovano lì, senza scelta, imprigionati in una città che possono solo osservare». Sembra quasi che parlino di loro, di una band nata per divertirsi, per fare un po’ di musica senza pretese e quasi immediatamente ritrovatasi ai vertici delle classifiche mondiali, con gli occhi e gli orecchi di mezzo mondo, critica, spettatori, addetti ai lavori, rivolti verso di loro in attesa del seguito di Pompeii e Laura Palmer. A questo punto qualunque cosa facciano i quattro sarà sbagliata, quindi tanto vale che facciano quella giusta per loro. E per noi che la ascoltiamo.