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Metti sei mostri sacri del rock per la prima volta tutti insieme

Una volta nella vita, diceva lo slogan del festival californiano 'Desert Trip', che per due weekend di seguito ha messo in fila Paul McCatrney, Bob Dylan, Roger Waters, Neil Young, The Who e Rolling Stones. Ma non tutti gli artisti hanno sfruttato l'occasione unica con lo stesso entusiasmo...

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INDIO, CALIFORNIA - Maledetto Desert Trip, ci hai rovinato la vita: come fare ora ad andare a un concerto, uno normale, dopo tre giorni tra Rolling Stones, Roger Waters, Paul McCartney, Bob Dylan, Who e Neil Young, tutti assieme? Come paragonare altro a questo? Dopo una vita di live finalmente un festival in cui tutti i gruppi li conoscono pure i tuoi genitori, un campo neutro per la battaglia tra chi “ai miei tempi era tutto meglio” e chi è nato con grunge o britpop. Da cui si esce con una lezione di rock'n'roll. Sul prato di Coachella, California, ventenni di oggi e rocker di ieri possono essere d’accordo: qui si parla di un'altra categoria, che confrontare con chi riempie oggi gli stadi sembra un po’ fuori luogo. Un progetto ambizioso, sei mostri sacri sullo stesso palco per due weekend consecutivi. Successo numerico, ovvio; credibilità raggiunta, ed era meno scontato. Accompagnate dall'odore di marijuana - rigorosamente terapeutica, si capisce - si incontrano soprattutto due generazioni: i 20-e-qualcosa e gli over 50. Con tanti genitori con figli al seguito. Desert Trip è l'occasione per figli allenati alla buona musica dai vinili di papà per sdebitarsi accompagnandolo a un festival rock. L’hanno definito “Oldchella”, il Coachella dei vecchi, visto che i protagonisti totalizzano 724 anni; Mick Jagger dal palco lo chiama "il festival degli 'approfittatene prima che moriamo'". Forse una Woodstock per ricchi: la lista di star è di quel livello, lo spirito è cambiato. I biglietti meno cari sono a 400 dollari, leggasi plebe accalcata sotto al sole a 40 gradi a centinaia di metri dal palco. Più avanti posti numerati pagati fino a 2000 dollari, ristoranti con chef stellati da 225 verdoni. Ma il rock non era fatica, fango, sudore? Ci volete dire che ora per avere tutto il meglio conta solo il soldo? Non me la bevo, "I’m not buying it", direbbero in inglese, ma non letteralmente, perché qui tutto ha un prezzo, in genere alto. Del resto Desert Trip è espressione della California, e la California è espressione delle contraddizioni di un paese come l’America, mille cieli sopra un continente, in cui all’opulenza sfrenata s’affianca la povertà più disperata, la Silicon Valley e milioni di homeless. Certo, non puoi sempre avere quel che vuoi, lo dice pure uno che nella vita ha avuto tutto come Mick Jagger, ed è vero che questi concerti costerebbero un centone l'uno. E ogni set del Desert Trip è di fatto un live a sé. Gli Who snocciolano 50 anni di hit senza sorprese rispetto a quanto visto in Italia, Waters aveva preparato il suo show politico nei recenti spettacoli in Messico, Dylan ha il solito atteggiamento da non me ne frega nulla di essere qui e le canzoni le rivolto da cima a piedi, gli Stones fanno la stessa scaletta da trent'anni. I momenti davvero irripetibili li ospita quasi tutti McCartney su un palco che tratta come il salotto di casa. Alla fine, in un ordine rigorosamente di parte, la scena la ruba però Waters, seguito da Macca, anche se è un clamoroso Neil Young la sorpresa. Che dilunga oltre le due ore previste il suo set, chiudendo con una Rockin' in The Free World che sembra non finire mai, perché il vecchio Neil il palco non vuole lasciarlo. E infatti lo ricalca poco dopo raggiungendo McCartney per tre brani, in un live da 3 ore che consegna ai libri il duetto del Beatle con Rihanna su FourFive Seconds (apprezzato dalla platea, dileggiato sul web, ma tant'è). La prima serata era scorsa via tra due che più opposti non potrebbero essere. Dylan arriva, non dice una parola e se ne va, ripreso solo di spalle e senza concessioni ai desideri altrui, tranne per Like a Rolling Stone cantata a sorpresa nel weekend 2. Per uno che non risponde a chi lo chiama per dargli un Nobel le richieste del pubblico sono come le chiamate dei call center per cambiare operatore.

Gli Stones invece arringano la folla, chiudono coi fuochi d'artificio una setlist di sole hit per dare al pubblico tutto quel che chiede. Questioni di filosofia di base. Tra cantanti che più o meno tutti un tempo furono impegnati l'unico a turbare ancora qualcuno è Waters, con la pesante presa di posizione contro Trump e i suoi muri, col maiale volante dalle sembianze del candidato presidente "sessista, bugiardo, razzista" e cento metri di maxi schermo che a 20 giorni dalle elezioni gridano "Trump è un porco". "Once in a lifetime", era lo slogan del festival. Che abbia avuto la sua dose di epicità è fuor di dubbio. Poi ci sono i conti: le spese solo di cachet toccano i 35 milioni, ma gli incassi sfiorano i 150, lo show più remunerativo di sempre. Con queste basi, l'idea che ci si accontenti di una volta nella vita vacilla, soprattutto là dove con un po' di soldi da spendere si può comprare tutto.