Spettacoli

LA CRITICA

Thegiornalisti, la colpa è solo tua e di qualche film anni Ottanta

Tommaso Paradiso torna con la sua band per il quarto album della carriera, "Completamente sold out", ispirato al pop leggero d'autore di trent'anni fa

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Thegiornalisti, Completamente sold out (Carosello)

Celebrazione. Qual è il metro di giudizio per la grandezza di un ritornello? Uno soprattutto: il coro ai concerti. Il pubblico, la condivisione, fa la differenza in un progetto come quello dei romani Thegiornalisti. Le canzoni possono essere grandi, grandiose, grandissime, ma se poi non le cantano in tanti, in coro, resta solo un effetto amaro straniante. E un velo di tristezza che invece con la partecipazione, come avviene ai concerti dei Thegiornalisti, anche in quelli piccoli, diventa celebrazione. Della vita, della musica, della gioventù. Non solo quella effettiva dei tre componenti del gruppo, guidato con personalità dal cantante e autore (anche per altri, vedi Luca Carboni) Tommaso Paradiso, ma anche quella percepita. È bello che ci sia una band giovane per giovani che parla di giovani ai giovani e faccia sentire un po’ vecchi, inadeguati e non invitati quelli che non si sentono giovani. Il ricambio generazionale passa anche attraverso il pop. È un po’ il bel senso di comunità di una gita scolastica quello che sanno ricreare i Thegiornalisti.
La copertina dell'album "Completamente sold out" 
Identificazione. La cosa curiosa, molto curiosa, è che tutto questo accade con il recupero filologico ma mai pedissequo di un linguaggio invece vecchio, di almeno trent’anni. Quel cantautorato italiano che negli anni Ottanta dopo l’impegno e la politica iniziava a rilassarsi, un po’ vinto, un po’ sollevato, e ad alleggerirsi nei toni e nella musica. Come fece Venditti, faro dichiarato dei Thegiornalisti, o anche Dalla e gli Stadio. Non era scontato che un linguaggio tale - perfezionato in pochi anni che li hanno visti passare dall’indie rock debitore nei confronti del beat e degli anni Sessanta al pop anni Ottanta del terzo album Fuoricampo, quello della svolta - trovasse terreno fertile tra i ventenni. Due i motivi extramusicali oltre ai brani ben scritti: uno, i Thegiornalisti sanno di verità, non è solo voglia di farcela, ma anche di stare bene; due, anche quando cantano di tristezza e malinconia (“La mia malinconia è tutta colpa tua”, urlava Paradiso in Fine dell’estate, uno dei brani più noti e riusciti, per poi aggiungere “è solo tua la colpa, è tutta tua e di qualche film anni Ottanta”) lo fanno comunicando un buonumore che deriva dal semplice piacere di stare insieme. Perché la musica ancora sa cementare la comunità. E, inutile negarlo, ora sa farlo anche con i social network. Ogni volta che Tommaso Paradiso si lamenta su Facebook perché il campionato di calcio ha saltato una domenica per gli impegni della nazionale quello che comunica è sempre: sono come voi. Ogni volta che su Instagram condivide la foto in spiaggia durante un addio al celibato di un amico: sono uno di voi. E nel caso dei Thegiornalisti, come lo era all’inizio della carriera per gli amici e colleghi I Cani, l’identificazione del pubblico con l’artista è parte del fascino. Addio alla distanza tra pubblico e star, con i social network ci conosciamo meglio, siamo simili.

Completamente sold out. La musica del quarto album è molto leggera e abbastanza semplice. Se anche non avete mai impugnato una chitarra, dopo un paio di settimane sarete in grado di strimpellare queste canzoni a un falò sullo spiaggia di San Felice Circeo. Perché queste canzoni suonano meglio se a cantarle sono almeno due o tre persone. Se la rabbia dei nuovi rapper italiani può essere veicolata nella solitudine degli auricolari, la voglia di star bene dei Thegiornalisti si esprime nel coro da stadio di un brano come Non odiarmi. E nel testo di Completamente - “Non trovo sonno, non trovo pace, sento che il cuore va più veloce, solo così sto tanto bene, completamente” - e di Sbagliare a vivere - “Continuo a vivere come mi va, sbagliare a vivere mi piace un sacco”. E nei dettagli di vita quotidiana, come in Non odiarmi (“Ci rinchiudiamo nei baretti, quelli migliori sono quelli stretti, e ci stringiamo come a un goal” - Paradiso è grande tifoso della Lazio) e Il tuo maglione mio (tra le migliori dell’album: “Le maglie che ti arrivano fino alle ginocchia”), che più che folgoranti sono puntuali. E quando sarà svanita quella sensazione di essere finiti nelle notti prima degli esami, nei borotalchi, nei cari diari, in un vecchio festivalbar con giacche con le maniche arrotolate a muovere le spalle suonando le tastiere in piedi, allora comunque ci sarà spazio per una gran bella canzone come Tra la strada e le stelle che nasce già nostalgica: “Mi manca già l’aria di questa notte”. Come ce n’era negli anni Ottanta e come ce ne sarà nei prossimi anni Venti.