Spettacoli

LA CRITICA

Michael Bublé, nun fa lo stupido stasera

Nel nuovo album "Nobody but me" il crooner finisce anche per cimentarsi in un brano in romanesco. Con risultati altalenanti

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Michael Bublé, Nobody but me (Reprise records)
 
Eternità. Ma dai, 41 anni? Non scherziamo. Michael Bublè è un highlander, ha un’età indefinita e indefinibile. Come la sua musica. Di mezzo secolo fa? Di più, di più. Eppure modernissima, contemporanea. Perché cosa c’è di più contemporaneo, in un mondo dove tutto crolla, che l’aggrapparsi a qualcosa che sempre c’è stato e sempre ci sarà? E così Nobody but me, il suo disco numero nove, è semplicemente uguale a se stesso, cioè agli altri che l’hanno preceduto. E chi dice che sia un male? Fare swing, pescare nel repertorio pre-rock and roll (o post, ma non rock and roll) potrà sembrare facile, ma non lo è affatto. Bisogna beccare la canzone giusta, e bisogna pressoché inevitabilmente rivolgersi al repertorio. E bisogna essere credibili a cantarle, e questo è ancora più difficile: o si è un premio Nobel, nel senso di Bob Dylan, che potrebbe graffiare vocalmente anche l’elenco del telefono e farebbe poesia, oppure bisogna avere la voce adatta e il physique du rôle. Bublé l’ha: velluto in gola e aria da mattacchione e da simpatico gaglioffo con le fanciulle.
La copertina dell'album "Nobody but me" 

The ballad of Harry e Meghan. Nel disco trionfano classici come The very thought of you, My baby just cares for me e This love of mine. Poi c’è qualche inedito, come sempre in Bublè, e di solito sono canzoni trascurabili. Stavolta non lo è, anzi, Someday, ballad scritta con Harry Styles degli One Direction (oh yes) e cantata con Meghan Trainor. Ed è divertente Nobody but me, che dà il titolo al disco, incisa con Black Thought. Un rapper, e questo spiega uno degli ingredienti chiave di Bublè: quando fa una collaborazione è lui a “bubleizzare” l’altro, non è l’altro a condizionare o modificare lui. Segno del carisma sornione del nostro.

Arrivederci Roma. Punti deboli del disco? Tantissimi se non apprezzate questo genere, ovvio. Ma in realtà beh, la canzone in romanesco. Michael è legatissimo all’Italia di cui era originario il nonno, e si sa che la “canzone romantica en italiano” è un luogo comune inevitabile dai tempi di That’s amore. Però ecco, ascoltate On an evening in Roma - Sotto er cielo de Roma. Poi (se avete la fortuna di conoscerla) dite se non sembra la parodia di Bublé che Max Paiella fa al Ruggito del coniglio su Radiodue, il coatto perennemente arrapato che sfodera l’aria da fine dicitore per rimorchiare. D’altronde il motivo per cui l’ha fatta è chiaro: è di Dean Martin, che è il vero modello di Michael, mica Sinatra, pensate anche solo al lato cazzeggiatore con Fiorello quando passa per l’Italia. Ci sta, per carità, ma non ne faccia un’ossessione.