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Simple Minds, musica nuda: "Un disco in acustico per esaltare la nostalgia"

Nel nuovo album, appena uscito, la band mette da parte il synth. Dal 21 aprile un tour di sei date in Italia con chitarre, basso e percussioni
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NEL REGNO del rock suonato con i sintetizzatori loro erano i re scozzesi. Per Hunter and the hunted, nel 1981, convinsero a suonare un assolo di synth sua maestà Herbie Hancock. Oggi i Simple Minds hanno scelto di far crollare il loro inconfondibile muro di suono e di mettere a nudo la musica. È appena uscito l’album Simple minds acoustic in cui il cantante Jim Kerr e il chitarrista Charlie Burchill rileggono alcuni dei loro maggiori successi, da New gold dream a Promised you a miracle. La cosa più sorprendente è che l’atmosfera non ne risente, i brani mantengono la stessa potenza.

Dal 21 aprile verranno a presentare il progetto in un tour di sei date in Italia che toccherà le maggiori città, a cominciare da Torino. La versione acustica, che dal vivo verrà sostenuta da una band di sei elementi con due chitarre, basso e percussioni, ospite la cantautrice scozzese KT Tunstall, esalta il tono nostalgico che la musica dei Simpl…
NEL REGNO del rock suonato con i sintetizzatori loro erano i re scozzesi. Per Hunter and the hunted, nel 1981, convinsero a suonare un assolo di synth sua maestà Herbie Hancock. Oggi i Simple Minds hanno scelto di far crollare il loro inconfondibile muro di suono e di mettere a nudo la musica. È appena uscito l’album Simple minds acoustic in cui il cantante Jim Kerr e il chitarrista Charlie Burchill rileggono alcuni dei loro maggiori successi, da New gold dream a Promised you a miracle. La cosa più sorprendente è che l’atmosfera non ne risente, i brani mantengono la stessa potenza.

Dal 21 aprile verranno a presentare il progetto in un tour di sei date in Italia che toccherà le maggiori città, a cominciare da Torino. La versione acustica, che dal vivo verrà sostenuta da una band di sei elementi con due chitarre, basso e percussioni, ospite la cantautrice scozzese KT Tunstall, esalta il tono nostalgico che la musica dei Simple Minds aveva anche negli originali. "Quando lavori a un progetto acustico come questo, è inevitabile tornare con il pensiero indietro nel tempo" dice in buon italiano e con qualche espressione colorita in siciliano, imparata a Taormina dove possiede un albergo, Jim Kerr, che incontriamo con Charlie Burchill in un albergo di Milano. Anche Burchill si esprime con un buon italiano: "Negli anni Ottanta avevo una fidanzata, a Roma", spiega.

Le nuove versioni acustiche hanno lo stesso tono nostalgico degli originali.
J. K. "E' vero, ma quando le abbiamo scritte avevamo solo 19 o 20 anni: il loro tono era di una fantastica nostalgia, ma noi non eravamo vecchi abbastanza per essere autorizzati ad essere nostalgici. Era un'imitazione della nostalgia. Certo nostalgici lo si può essere anche a quell'età, per le stagioni, per gli amici o i primi amori che perdi. Ora che siamo più vecchi la nostalgia è ovunque, ti basta rivedere un luogo che hai frequentato qualche anno fa, persino per la colazione che abbiamo fatto un'ora fa".

C.B. "Se è per questo viviamo due esistenze, stiamo anche lavorando a un nuovo album che è il seguito di Big Music, il nostro album del 2014. Scrivendo facciamo rivivere la memoria e la memoria è per sua natura nostalgica. Da tanto tempo pensavamo ad un progetto acustico ma abbiamo rimandato perché temevamo che potesse essere poco interessante per il nostro pubblico. Il fatto è che ogni volta che abbiamo tentato, le canzoni si prestavano magnificamente, anche quelle che avevano una veste più elettronica tornavano allo spirito con cui erano nate, senza però perdere la caratteristica del nostro suono generale, che è per sua natura energetico. Il segreto è stato suonare la chitarra acustica con gli effetti, riverberi, echi, che creano grande atmosfera".

Vi conoscete da quando avevate 8 anni, una lunga storia che intreccia anche le vostre famiglie: avete registrato questo album in uno studio realizzato in un dopolavoro ferroviario frequentato dai vostri genitori.
JK. "Sì, è a Glasgow, si chiama Gorbals studio, ci abbiamo lavorato per per tre mesi. I genitori c'entrano molto in questo progetto, la mamma di Charlie gli regalò una chitarra acustica quando aveva 12 anni e io credo che se non lo avesse fatto la nostra vita sarebbe stata diversa. Incontrando Charlie, che suonava la chitarra e sapeva fare i pezzi di Bowie, di Dylan, dei Doors, era fantastico poterli cantare grazie a lui. Quindi grazie alla mamma di Charlie".

Avete nominato Bowie, tra l'altro il nome Simple Minds arriva da una sua canzone.
CB. "Sì, da The Jean Genie. Le canzoni di Bowie all?inizio erano molto acustiche, The man who sold the world, Space oddity, Ziggy Stardust, sono proprio le prime canzoni che abbiamo suonato insieme io e Jim. Con grande capacità e gusto lui ha saputo però cambiare a ogni disco, è stato una grande influenza per noi e averlo perso ci ha dato grande tristezza".

Negli anni Duemila è tornata la musica degli anni Ottanta, Editors, Interpol, il rock non ha altre strade che guardare indietro?
"Ripensando agli anni Ottanta sentiamo che sono stati un decennio di grande immaginazione da parte di tanti artisti: si citano sempre gli U2, i Cure, i Simple Minds, ma si dimentica di dire dei Talking Heads, di Morrissey, e anche degli Human League, di Boy George, ovviamente dei Depeche Mode. Il fatto fondamentale è che prima di loro non c'era nessun altro cui ispirarsi per la musica che suonavano, Morrissey è completamente originale, gli Human League, Boy George, i Killing Joke erano completamente originali, e lo erano anche gruppi da una sola canzone come gli A Flock of Seagulls. Parlando degli Editors, non vedo lo stesso tipo di immaginazione: c'è una grande differenza tra un tipo di musica che te ne ricorda un'altra e una musica che è stata grande di suo".   

Questo tour acustico di sei date dal 21 aprile prossimo è una sfida per voi, abituati a un grande muro di suono e specialmente per lei, Kerr, abituato com'è a saltare sul palco.
JK. "Si fa l'errore di considerare la musica acustica roba da vecchietti con la chitarra, da bonghi sulla spiaggia, ma noi siamo in sei sul palco, con tre artiste fantastiche oltre che belle donne, e siamo potenti lo stesso, di grande atmosfera, c'è ritmo, passione, sudore. Chiaro, ci sono momenti intimi e delicati, ma molti altri in cui la gente potrà ballare e cantare con noi".

È stato difficile scegliere i brani per la scaletta del disco? Ad esempio, brani come Hunter and the Hunted si prestavano forse meno ad una versione acustica...
CB. "Tutte le nostre canzoni si prestano, di Hunter and the hunted ne ho fatto una versione acustica molto lenta, uscirà nel nostro prossimo capitolo acustico. E, a proposito, lavoriamo anche alle canzoni del nostro nuovo album che sarà l’ideale seguito di Big music del 2014".

JK. "Purtroppo non c'è stato il tempo per fare molti altri pezzi pezzi, li abbiamo provati solo in un concerto in Svizzera, pezzi mediamente conosciuti o già famosi, ma anche sorprese, vogliamo andare più a fondo nel catalogo, nel nuovo disco acustico c'è anche Big sleep, che uno non si immaginerebbe mai acustica".

Se è per questo neanche Hunter and the Hunted era prevedibile, visto il lungo assolo di sinth di Herbie Hancock. Come andò l'incontro nel 1981?
CB. "Il nostro tour manager era amico del manager di Herbie Hancock che quella sera era di passaggio a Londra in attesa di tornare a San Francisco, gli chiese se avessero potuto passare ad ascoltarci in studio di registrazione e così vennero. Hancock non lo conoscevamo ancora, eravamo troppo giovani. Lui era molto simpatico: ha fatto tre versioni del solo ma sempre improvvisando. Ascoltarlo era fantastico, e quel solo lo è ancora fantastico, davvero".

E' la dimostrazione che il pop quando è alto può incontrare la qualità del jazz. A proposito, poi voi avete avuto una svolta ancora più decisamente pop ma forse allargando il pubblico avete perso una parte dei fan degli inizi.
CB. "Succede sempre a tutti i gruppi, penso sia inevitabile scontentare qualcuno".

JK. "E' vero, ma non ci sono altri gruppi che possano dire di amare contemporaneamente i Kraftwerk e Bruce Springsteen, gli Chic e Joni Mitchell, fino ai Cabaret Voltaire, come noi: abbiamo avuto un grande vassoio di grande musica a disposizione, sulla nostra tavolozza abbiamo avuto una grande disponibilità di colori da poter utilizzare e li abbiamo utilizzati tutti. Certo, quando facemmo Real to real cacophony era davvero soltanto art rock, non ho pensato alle radio o altro, solo art, per cinque anni abbiamo agito consapevolmente come una band di culto, ma avevamo la necessità di provare altre strade, anche perché ad un certo punto ci siamo ritrovati negli stadi stracolmi di pubblico".

Che tipo di contraccolpi dà una vita sul palco?
JK. "Non è per tutti la stessa cosa, a noi questa vita è sempre piaciuta, grazie a dio, il fatto è che ci sono velocisti e maratoneti anche sul palco, noi eravamo e siamo ancora dei maratoneti. Quando eravamo giovani gli unici musicisti vecchi erano i bluesman, nessuno gli avrebbe chiesto: perché lo fate ancora? La risposta era scritta sulla loro faccia".