Installazioni e vecchi televisori: i Justice tornano con 'Randy'
Justice, il ritorno del duo si intitola 'Woman'
Dopo cinque anni di silenzio il duo francese è tornato con un primo singolo, 'Safe And Sound', che ha anticipato il nuovo disco 'Woman'. Il secondo singolo, 'Randy', vede la presenza di Morgan Phalen già presente nel precedente disco, 'Audio, Video, Disco'. Tutto il disco è caratterizzato da un approccio live alla regitrazione. Con il debutto '†' i Justice - Gaspard Augé and Xavier de Rosnay - hanno raggiunto il primo posto della classifica dance/elettronica statunitense degli album. Nella loro carriera, cominciata nel 2005, hanno vinto un Grammy Award, tre MTV EMAs come Best French Act, Best Video per il singolo ‘D.A.N.C.E.’ e per ‘We Are Your Friends’.
Ultimo piano del Café Barbes. Una grande vetrata circolare ci divide dal grigio cielo parigino e, in basso, sotto la metropolitana sopraelevata, il mercato arabo brulica come un suk. Il primo ad arrivare è Gaspard Augé, considerato il più timido e silenzioso del duo (anche se nel documentario A Cross the Universe accluso all'album live dei Justice del 2008 ne fa di tutti i colori, compreso sposarsi a Las Vegas, molto ubriaco, con una sconociuta mai più rivista dopo). Non sarà così, anche se al suo arrivo Xavier de Rosnay recupererà il ruolo di portavoce.
Tentiamo una definizione: Woman è tutto fatto di musica elettronica?
“Anche se i brani sono nati con veri strumenti, ce n'è molta. Io al piano e Xavier al basso. Ma non abbiamo istruzione accademica, non sappiamo neanche leggere la musica. A noi interessa condividerla, ed è chiaro che nei pezzi mettiamo la nostra storia, le nostre preferenze. Ed è anche evidente che, nonostante fossimo adolescenti negli anni 90, abbiamo una leggera ossessione per la musica dei 60-70-80. Il nostro è un modo speciale di fare pop, perchè amiamo le armonie, le melodie”.
Il disco è nato nel salone di Xavier de Rosnay. In studio siete andati per registrare con la London Contemporary Orchestra. I vostri punti di riferimento ci sono tutti: Beach Boys, Marvin Gaye, gli Zombies, Todd Rundgren, T.Rex... Un enciclopedismo intenzionale?
“Non in questo disco. Forse un po' nel precedente Audio, Video, Disco (2011, ndr). Lì abbiamo avuto tendenza a iniettare quello che amavamo in maniera più consapevole. Per Woman è stato tutto più naturale. Ma ci sarebbe impossibile fare un disco senza le musiche che ci hanno influenzato”.
Più testa che pancia: non è molto rock'n'roll. È molto francese. Riflettete sempre così? Eppure le musiche che amate non sono 'mentali'.
“La musica elettronica nasce in studio, non siamo come una band in sala prove. Noi stiamo molto seduti, parliamo, prendiamo tempo per riflettere. Alle volte si riflette troppo e il resto ci sfugge. Temiamo il troppo facile, buttiamo via molti pezzi. Quando ascolti un riff come quello di Seven Nation Army (dei White Stripes, da Elephant del 2003, più di cento milioni su YouTube e diventato il 'po po po' degli italiani allo stadio, ndr) ti dici: se lo avessi trovato io sarei stato capace di arrivare in fondo? Avremmo capito che era il riff da stadio del secolo? Probabilmente no. Ci sarebbe piaciuto per dieci minuti, poi ci saremmo detti: boh, fa schifo, e l'avremmo messo da parte. Ma il genio di quel pezzo sta nella semplicità del riff, sta nel lasciarlo così, senza distruggerlo. È vero, forse pensiamo un po' troppo”.
Il vostro lavoro è pieno di simboli. La croce, continui riferimenti alla religione, e anche un disco intitolato Woman. Avete delle spiegazioni?
“I gruppi di metal hanno utilizzato la croce al contrario, noi per dritto. Per noi ha un significato reale, quasi rispettoso. C'è qualcosa di buffo nello sviare i simboli. Per quelli della nostra generazione la croce è simbolo di quel tipo di musica, anche di Madonna, ma sin dall'inizio ci è piaciuto usarla in maniera molto semplice senza connotazioni sovversive. Forse il fatto stesso di usarla in modo semplice è diventato sovversivo. Woman, la donna, il coraggio, la forza della creazione. Questi sono i riferimenti”.
La religione o comunque una certa spiritualità rientrano nei vostri propositi?
“Un pochino... anzi no, diciamo che della religione ci piace l'energia della comunione tra la gente”.
La messa?
“Esatto. La prima volta che abbiamo utilizzato la croce in copertina è stato per Water in Nazareth, che era la nostra versione della musica da chiesa, un pezzo piuttosto duro che alla fine diventa come un suono di organo. Ma è l'idea della messa e il potere del rito sulla gente che ha finito per connotarlo. L'idea del gospel nel nuovo disco è la stessa dei nostri inizi, ma spinta più lontano e in forme differenti, utilizzando meno cliché della musica da chiesa. Ma l'idea della comunione e di tutti girati verso lo stesso punto, verso un solo officiante, quella resta”.
A un anno dalla strage del Bataclan, cosa vi è rimasto?
"Non eravamo lontani dal luogo dove è accaduto; la cosa più terribile è che è successo lì, ma poteva accadere ovunque. Gli Eagles of Death Metal, che quella sera stavano suonando, non erano famosi, sono diventati il gruppo più famoso per un momento e poi sono tornati i pària che erano".