Naturalmente, per il suo creatore c’è un significato ben preciso in titoli come 10 d E A T h b R E a s T ? ?, 715 – CRΣΣKS o ____45_____. A chi gli ha chiesto spiegazioni su quel 22, A Milion, Vernon ha dato una risposta molto semplice: il ventidue è sempre stato il suo numero, fin da quando era bambino. Quando faceva sport era quello il numero stampato sulla sua maglietta, ventidue erano sempre i minuti dopo i quali puntava l’orario della sveglia. Quindi, in un certo senso, “il ventidue sono io – dice Vernon – e poi c’è il milione che è nel titolo dell’album ed è pure la traccia conclusiva (00000 Million). L’album è tutto incentrato sul dualismo, già dai tempi dell’università mi appassionava il Taoismo, il paradosso del dualismo, di come ci sia sempre una cosa e l’altra. Non puoi avere l’una senza l’altra, quindi il ventidue sono io, il milione è l’altro. È come un cerchio”. Chiaro, fino a un certo punto. Sicuramente più del resto, il significato, ad esempio, della traccia 33 “GOD”, pubblicata 33 giorni prima dell’album, della durata di 3:33 minuti, o del brano il cui titolo 666 ? sembra essere un riferimento a Satana e che Justin Vernon non ha voluto spiegare.
Lennon, Radiohead, Pink Floyd e gli altri, quando i numero sono 'ossessioni'
"Il ventidue sono io, il milione è l’altro. È come un cerchio", dice Bon Iver, vero nome Justin Vernon. "Il 9 mi perseguita", affermava John Lennon, che quel numero lo ha usato nelle sue canzoni. Il 10, in caratteri arabi o romani. lo hanno usato i Radiohead mentre l'11 è in 'The Division Bell' dei Pink Floyd. E poi c'è quell'1 e quel 5, usati come lettere, a formare anche il 15: "Le coincidenze non esistono e tutto è fatto per un motivo", spiega Marilyn Manson. Ecco i numeri che ossessionano le rockstar
I Radiohead e il dieci. Senza mai confermare né smentire alcuna teoria, nascondendo messaggi più o meno espliciti nei titoli, in fogli inseriti nei booklet dei cd o su volantini, insomma in pieno stile Radiohead, Thom Yorke ha lasciato intendere che il 10 è il suo numero. Per dimostrarlo ci è voluto l’occhio lungo e l’orecchio molto attento di qualche fan. Tutto è iniziato con la pubblicazione di In Rainbows. L’uscita dell’album è stata annunciata dal chitarrista Jonny Greenwood solo dieci giorni prima e per quei dieci giorni di attesa, ogni giorno un messaggio criptico è comparso sul sito della band. Criptico, ma sempre con una lettera in evidenza, la X (Xendless Xurbia era uno di quelli) che sarebbe poi il dieci romano. Il 10 ottobre 2007 In Rainbows era disponibile su dieci piattaforme online, in free download, o meglio a offerta libera. E siamo già a quattro dieci.
Ma il bello arriva quando questi fan molto attenti notano che il nuovo album è uscito esattamente dieci anni dopo Ok Computer e iniziano a mettere in relazione i due lavori. Il primo titolo pensato per l’album del 1997 era Zeroes and Ones, cioè 01, che non è altro che l’immagine allo specchio del numero dieci. Da qui la teoria: i due album sono complementari. E per avvalorare questa tesi i fan si sono messi a studiare una tracklist composta alternando un brano da Ok Computer e uno da In Rainbows per arrivare a costruire un mega album da ventidue pezzi. Ascoltare per credere: è incredibile come l’intro di Nude sembri catturare i suoni emessi dagli alieni di cui si parla in Subterranean Homesick Alien che la precede o come il suono meccanico con cui si chiude Karma Police si sposi con la voce metallica di Fitter Happier. Se tutto questo non vi sembra sufficiente, avete mai provato a guardare con attenzione la copertina di In Rainbows? Esatto, ci sono due dieci.
I Pink Floyd e l’undici C’è un album in particolare dal quale emergerebbe la predilezione dei Pink Floyd (senza Roger Waters) per il numero undici: The Division Bell. Undici sono le tracce, il titolo del disco è tratto da High Hopes, undicesimo brano e i numeri che indicano le pagine del booklet sono scritti in undici lingue diverse, stampati, ognuno, sulla riproduzione del profilo delle teste in copertina. Fatta eccezione che per pagina undici, dove il numero, scritto in tedesco, “elf”, compare due volte, su due profili diversi, come un doppio undici, quindi. Tutto questo solo fermandoci a The Division Bell, appunto. Ma se pensiamo, ad esempio, all’ultima volta che i Pink Floyd si sono esibiti insieme, dal vivo, ecco un’altra strana coincidenza: l’occasione era il Live 8 del 2005, a Londra. Il 2 luglio Roger Waters, David Gilmour, Nick Mason e Richard Wright salgono sul palco poco dopo le 11, anzi, per le 11:11 di quella sera erano di nuovo tutti uniti ad esibirsi, dopo oltre vent’anni.
Marilyn Manson, l’indeciso. Nell’opera di Brian Warner c’è sempre stato un riferimento alla numerologia, a partire dal secondo album Antichrist Superstar del 1996, pieno di cifre utilizzate in senso simbolico e esoterico. Il nove ad esempio, o il sette, il numero che sta ad indicare Dio e la perfezione divina. Ma anche il tre: per un certo periodo sembrava davvero che Marilyn Manson avesse scelto il tre come il suo numero. Antichrist Superstar era il primo album di una trilogia che comprendeva i due dischi successivi, Mechanical Animals e Holy Wood e l’opera stessa era stata concepita come divisa in tre parti, una storia che si sviluppa in tre momenti. Poi è stata la volta del quindici: Mechanical Animals viene pubblicato il 15 settembre 1998, l’album contiene quindici tracce e da quel momento Brian Warner inizia a scrivere il suo nome d’arte sostituendo la “i” e la “s” con un 1 e un 5, così: Mar1lyn Man5son. A uno spettatore (seduto tra il pubblico di un programma andato in onda su Mtv e a lui dedicato) che gli aveva chiesto spiegazioni sulla ricorrenza del numero quindici nell’album, Manson aveva risposto: il 5 gennaio (1 – 5 per gli Stati Uniti) è anche il mio compleanno, quest’anno festeggerò trent’anni, esattamente il doppio di quindici, ma sbaglia chi guarda le cose pensando solo alle coincidenze. Le coincidenze non esistono e tutto è fatto per un motivo”.