La band di Kurt Wagner decide di cambiare registro e per il dodicesimo album, "Flotus", si affida a elettronica discreta
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Lambchop, Flotus (City Slang/Merge)
Folgorazione elettronica. Un disco che non t'aspetti. Un disco nel quale perdersi senza timore. Un po' come se i Flintstones andassero a trovare i Jetsons o prendessero il loro posto da un giorno a un altro (cosa peraltro accaduta nel film d'animazione del 1987 The Jetsons meet the Flintstones). In oltre venti anni di carriera discografica i Lambchop hanno alimentato il loro country delle meraviglie con il soul, il jazz, l'indie, il folk-rock d'autore rimanendo sempre fedeli a un ineffabile e sofisticato senso estetico. Un lungimirante sguardo musicale rivolto verso affascinanti e funzionali porzioni di passato.FLOTUS, acronimo per "For Love Often Turns Us Still" e dodicesimo album in studio per la band di Nashville, è invece un viaggio nel futuro. Il primo in compagnia di Kurt Wagner e soci.
L'elettronica avvolge e trasporta le ballad dei Lambchop tra le stelle, fino agli angoli più remoti del…
Folgorazione elettronica. Un disco che non t'aspetti. Un disco nel quale perdersi senza timore. Un po' come se i Flintstones andassero a trovare i Jetsons o prendessero il loro posto da un giorno a un altro (cosa peraltro accaduta nel film d'animazione del 1987 The Jetsons meet the Flintstones). In oltre venti anni di carriera discografica i Lambchop hanno alimentato il loro country delle meraviglie con il soul, il jazz, l'indie, il folk-rock d'autore rimanendo sempre fedeli a un ineffabile e sofisticato senso estetico. Un lungimirante sguardo musicale rivolto verso affascinanti e funzionali porzioni di passato.FLOTUS, acronimo per "For Love Often Turns Us Still" e dodicesimo album in studio per la band di Nashville, è invece un viaggio nel futuro. Il primo in compagnia di Kurt Wagner e soci.
L'elettronica avvolge e trasporta le ballad dei Lambchop tra le stelle, fino agli angoli più remoti del nostro sistema solare. E poi oltre. Un'elettronica discreta, minimalista, ipnotica ma sempre protagonista. In certi passaggi di chiaro stampo kraut – da Göttsching ai To Rococo Rot - come suggerisce il titolo della seconda traccia Directions to the Can. Sarà un caso che la band è assai apprezzata in Germania?
E poi la voce di Wagner – capace come di consueto di passare dalle profondità degli abissi country di Johnny Cash alle vette soul di Curtis Mayfield - trattata e rimodellata attraverso un vocoder ed effetti vari, l'altra grande novità di FLOTUS.
La copertina dell'album "Flotus" Visione o trend? I più informati sapranno che in realtà non si tratta del primo esperimento elettronico per Wagner - il side-project HeCTA ha debuttato lo scorso anno con l'album The diet - e quindi FLOTUS potrebbe rappresentare una naturale evoluzione del suono Lambchop. Il risultato del connubio tra le due visioni musicali di Wagner, quella più recente, per sonorità e approccio, e quella ormai storicizzata.Mentre i più maligni diranno che i Lambchop si sono accodati/inseriti nel nuovo trend, ennesimo crossover del terzo millennio, nel quale la tradizione popolare americana (folk/rock/soul/jazz) viene contaminata dalle macchine e resa più fresca, affascinante e trasversale. L'esempio più eclatante e per certi versi rappresentativo è il nuovo album di Bon Iver. Il saggio direbbe che un disco va giudicato per le idee, la qualità musicale, l'estetica di fondo che equilibra/racchiude il tutto e le emozioni che sa trasmettere. FLOTUS rappresenta uno dei migliori album dell'anno, al di là dei generi e delle etichette. E uno dei vertici della nobile discografia dei Lambchop, insieme a conclamati classici contemporanei come Nixon (2000), Is a Woman (2002) e a lavori pressoché perfetti come What Another Man Spills (1998) e OH (Ohio) (2008).
Squarci di bellezza e di futuro. In attesa di poter saggiare dal vivo questa nuova declinazione del suono e dell'immaginario Lambchop – l'appuntamento in Italia è per marzo 2017 con tre date, il 3 a Ravenna, il 4 ad Avellino e il 5 a Roma – non resta che continuare a viaggiare insieme a FLOTUS, un oggetto (per fortuna) non identificato che si prende con vigorosa gentilezza il suo spazio e il suo tempo. Come dimostrano ampiamente In care of 8675309, il brano inaugurale, con i suoi undici minuti abbondanti, le più concise ma non meno dense e riuscite Relatives #2, NIV e Writer.Ma soprattutto il “singolo” posto in chiusura, The hustle, diciotto minuti da ascoltare in loop e da consegnare alla storia della musica pop(olare).Un disco da gustare con la dovuta calma, da far decantare a dovere come il resto del contenuto della limited edition, un box in 200 esemplari nel quale oltre al vinile e al cd ci sono due bottiglie di vino tra le preferite di Wagner, un Theodora del 2015 (bianco) e un Joschuari del 2014 (rosso) entrambe della cantina austriaca Gut Oggau.In un presente nel quale quasi tutto fa rima con frenesia, tutto viene divorato e dimenticato in un boccone, FLOTUS sembra arrivare da un futuro migliore nel quale si torna ad assaporare con naturalezza e consapevolezza il gusto delle piccole/grandi cose. Dei dettagli che fanno la differenza, capaci di rendere l'insieme (un disco, i rapporti, la vita) così speciale giorno dopo giorno.
Un futuro a suo modo nostalgico e contemplativo, nel quale si può rimanere in silenzio per ore perdendosi negli occhi della persona amata.