Rossana Casale canta l'"altro Natale" al ritmo del jazz
Luigi Bolognini
In "Round Christmas" l'interprete si cimenta non i classici del 25 dicembre, ma con storie di malinconia dal repertorio di Tom Waits, Georges Brassens, Edith Piaf, Gilberto Gil
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Rossana Casale, Round Christmas (Egea)
L’idea. Siamo sinceri: a molti non piace il Natale. Gioia forzata, regali presi per obbligo e con il terrore di sbagliare, infinite cene con parenti che preferiremmo sotterrare, buoni sentimenti sparsi a raffica. Il quadro non è esaltante, diciamo. Ma può essere diverso, almeno in parte, se a Jingle Bells si sostituisce Chocolate Jesus, a White ChristmasLe Noël de la rue. Insomma, se al classico canzoniere festaiolo si sostituisce Round Christmas, disco di Natale del tutto diverso dalla categoria appena sfornato da una cantante a sua volta del tutto diversa dalla categoria, Rossana Casale. Una che i progetti musicali li fa quando ha un’idea, non tanto per farli, e già questo basta a distinguerla dalla massa, correndo anche il rischio che il disco passi inosservato o sottovalutato: le è già successo in passato ad esempio con Incoerente jazz, magnifico esempio di crossover tra jazz e cantautorato a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta. Idee e voce: la sua è croccante, deliziosa, qualcuno ricorderà ancora Sandro Ciotti che nelle sue radiocronache di Tutto il calcio minuto per minuto non esitava a definire l’aria che si respirava allo stadio «cristallina come un gorgheggio di Rossana Casale».
La copertina dell'album "Round Christmas" La malinconia. Venendo a Round Christmas, qual è l’idea? Molto semplice: raccontare l’altro Natale. Quello fatto di malinconie, o per un anno che se ne va o per qualche amore contrastato, oppure di dolore per un lutto ancora da assorbire, o ancora di semplice voglia di raggomitolarsi dentro una coperta con una tazza di tè caldo e lasciare i rumori del mondo fuori da tutto (peraltro quest’ultima è la miglior modalità di ascolto dell’intero album). Quindi niente classici, ma un pugno di canzoni in tema natalizio di autori stranieri, come Tom Waits, Georges Brassens, Gilberto Gil, Edith Piaf, Henry Salvador. Un giro del mondo in chiave sfacciatamente jazz che non si limita a raccontare la gioia per la festa (c’è anche quella, certo), ma non esita a riflettere su Dio, la morte, la paura, la povertà. Un esempio per tutti è la miglior canzone del disco, Chocolate Jesus, di Tom Waits (stava nell’album Mule variations): il racconto della serenità che viene a un agnostico mangiando dei cioccolatini con l’effigie di Gesù, che in America sono popolarissimi, come se dalla loro bontà venisse la certezza che Dio esiste e ci vuole bene. Ma una citazione, in mezzo a queste perle, la merita anche Le Père Noël et la petite fille di Brassens: il Babbo Natale è in realtà un maniaco che prima colma di regali una ragazzina poi la uccide (ispirò De Andrè per La canzone di Marinella).
La gioia. Eppure un disco così può colmare di gioia. La gioia del musicofilo, sia che lo ascolti registrato, sia che vada ai concerti con cui Rossana e i suoi boys, cioè i musicisti che hanno anche collaborato all’arrangiamento (ovvero Emiliano Begni al piano, Gino Cardamone chitarra e banjo, Ermanno Dodaro contrabbasso e Francesco Consaga sax e flauto) propongono Round Christmas. Lo faranno anche dopo Natale, tanto che l’appuntamento principale tra quelli rimanenti è quello del 5 gennaio 2017 all’Auditorium Parco della Musica di Roma. Luci soffuse e una scaletta che regala un paio di inediti rispetto all’album, la tradizionale Il est né le divin enfant e A cradle in Betlehem di Nat King Cole più un paio di letture di Erri De Luca e di Pessoa sempre in tema natalizio. Non perdetevi il concerto, e soprattutto non perdetevi il disco: l’eccesso di zucchero di questi giorni sparirà come per magia.