"Oczy Mlody" è il quindicesimo album della formazione di Wayne Coyne, vincitrice di tre Grammy in passato. Un'immersione in un mondo colorato tra ospitate di Miley Cyrus e ispirazioni polacche
2 minuti di lettura
The Flaming Lips, Ozcy Mlody (Bella Union)
Fuga dalla realtà. Se Lewis Carroll e Salvador Dalì fossero ancora fra di noi i Flaming Lips sarebbero la loro band preferita. O ancora meglio, il loro corrispettivo musicale. Questione di affinità elettive, tematiche ed estetiche. Realtà (aumentata, trasfigurata, capovolta...), sogno, forma (il più libera possibile, pur rimanendo in ambito rock/pop) e tanto colore sono da sempre la cifra stilistica di questa band americana che ha superato di slancio l’invidiabile traguardo dei trent’anni di attività - si sono formati nel 1983 a Oklahoma City – senza concedere quasi nulla allo showbiz. Anzi da quando per forza di cose ne hanno a che fare (dal 1992 i loro album in America escono per una major, la Warner) le regole del gioco sono sempre state dettate dai Flaming Lips, anche nei casi più improbabili, vedi le recenti e assidue frequentazioni con Miley Cyrus. E spesso e volentieri sono riusciti a portare a casa il risultato, come certificano i tre Grammy vinti in carriera e un consenso di pubblico e critica pressoché unanime.
La copertina dell'album "Oczy Mlody" Ispirazione polacca.Oczy Mlody, titolo del nuovo album, gioca con gli idiomi, con il suono delle parole capace di (r)aggirare il significato. Ufficialmente preso da un’edizione in polacco di Close to home (1962) di Erskine Caldwell – una copia usata finita chissà come tra le mani di Wayne Coyne, leader della band – non si può non notare una certa assonanza con “oxy melody” ossia melodie all’ossicodone. E di questo si tratta, un rock/pop stralunato e fluttuante, un po’ romantico un po’ nostalgico, avvolto da una coltre oppiacea, in cui il reale entra in contatto con altri mondi, paralleli e immaginari. Da menzionare la produzione del fidatissimo amico/collega Dave Fridmann, altro grande esploratore di mondi sonori e degli stati di (in)coscienza.
Per spiegare la genesi di Oczy Mlody Wayne Coyne ha realizzato due brevi video reperibili in rete, roba che farà impazzire di felicità i nerd e i fan più incalliti, ma seppur preparati l’ascolto nasconde, per fortuna, continue sorprese. Il ritorno al calore pop e al piacere per la melodia è innegabile ma c’è sempre qualcosa di inaspettato, di alieno, che contamina i singoli brani e il loro svolgimento. Due esempi su tutti, la splendida (quasi) ballad Sunrise (Eyes of the young) e Almost home (Blisko domu). Immancabile la partecipazione della già citata Miley Cyrus, ormai una sorta di mascotte o figlia adottiva, presente nel brano conclusivo We a family.
Musica liquida. Il percorso intrapreso dai Flaming Lips negli ultimi tre album, da Embryonic al nuovo passando per The Terror è caratterizzato da un comune denominatore: lo stato liquido delle loro creazioni. Le atmosfere sono differenti, nei precedenti capitoli erano assai più sinistre e dissonanti, ma l’immersione sonora al quale l’ascoltatore si deve abbandonare è la medesima. Con Oczy Mlody si finisce a fare diving in un oceano tra le stelle fatto di sogni e subconscio, stile Solaris.La loro visione dell’arte, della vita da sempre passa attraverso un’enorme lente deformante, capace di creare un prisma irregolare e multicolore che racchiude un po’ di tutto, dai b-movie di fantascienza (Christmas on Mars) alle riletture integrali di capolavori come Stg. Pepper’s... e Dark Side Of The Moon.
Un universo musicale, quello dei Flaming Lips, ancora più avvolgente, compiuto ed eccentrico dal vivo. Una parata psichedelica dalla quale farsi travolgere, piena di grandi canzoni e sorprese scenografiche/coreografiche che tornerà in Italia il 30 gennaio all’Alcatraz di Milano.