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Lele Battista e l'eterna fiducia nella canzone italiana

Prima di Calcutta, Motta, Brunori Sas, I Cani, Tommaso Paradiso, c'erano i La Sintesi. Dopo le collaborazioni con Morgan e Mauro Ermanno Giovanardi torna l'ex cantante con il suo terzo album solista, 'Mi do mi medio mi mento'
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Lele Battista, Mi do mi medio mi mento (Parola cantata dischi)

Prima. Prima dei Cani, di Cosmo, di Motta, prima di Brunori Sas, Dente, Iosonouncane, quando Tommaso Paradiso ancora studiava come coniugare Lucio Dalla e Liam Gallagher, quando Calcutta ancora viveva all’ombra del palazzo “M” di Latina e Vasco Brondi ascoltava con devozione Giovanni Lindo Ferretti, prima ancora che i Baustelle pubblicassero il loro esordio e che Cesare Cremonini debuttasse con 50 Special, lì a cavallo tra i millenni c’era già qualcuno che nel linguaggio della canzone italiana nutriva una fiducia che andava oltre la venerazione dei maestri riconosciuti, oltre l’emulazione degli epigoni stranieri e oltre la ricerca spasmodica del nuovo. Si chiamavano La Sintesi, erano un quartetto, cantavano di “eroi romantici”, Morgan li aiutò ad emergere, citavano i Duran Duran ma i testi erano rigorosamente in italiano, diventarono un piccolo ma robusto cult…
Lele Battista, Mi do mi medio mi mento (Parola cantata dischi)

Prima. Prima dei Cani, di Cosmo, di Motta, prima di Brunori Sas, Dente, Iosonouncane, quando Tommaso Paradiso ancora studiava come coniugare Lucio Dalla e Liam Gallagher, quando Calcutta ancora viveva all’ombra del palazzo “M” di Latina e Vasco Brondi ascoltava con devozione Giovanni Lindo Ferretti, prima ancora che i Baustelle pubblicassero il loro esordio e che Cesare Cremonini debuttasse con 50 Special, lì a cavallo tra i millenni c’era già qualcuno che nel linguaggio della canzone italiana nutriva una fiducia che andava oltre la venerazione dei maestri riconosciuti, oltre l’emulazione degli epigoni stranieri e oltre la ricerca spasmodica del nuovo. Si chiamavano La Sintesi, erano un quartetto, cantavano di “eroi romantici”, Morgan li aiutò ad emergere, citavano i Duran Duran ma i testi erano rigorosamente in italiano, diventarono un piccolo ma robusto culto, neanche una partecipazione al festival di Sanremo (con la canzone di amore cannibale Ho mangiato la mia ragazza) riuscì a farne delle star. Nel 2003, cinque anni dopo l’esordio, si erano già sciolti.
 
La copertina dell'album "Mi do mi medio mi mento" 

Poetica. Ma il culto è proseguito, a singhiozzo. Dopo lo scioglimento dei La Sintesi il cantante Lele Battista ha continuato a suo modo il discorso musicale, sfrondando la sua scrittura di tutte le influenze anni Ottanta e dell’estetica new romantic presenti nell’esordio. Quello che è rimasto è una poetica mai banale che si è espressa in due album solisti in dieci anni, Le ombre e Nuove esperienze sul vuoto, pieni di squarci di bellezza. “Tutto così semplice da fare che mi viene il dubbio di non essere mai stato naturale” (Tutto strappato). “Intanto io organizzo dei viaggi, ti porto a visitare Trieste, a fare scorta di vento” (Trieste). “Sono in parte me, in parte vado al lavoro, in parte faccio colazione, in parte esco con te, a cercare un'altra parte di me” (In parte me). “Se il tuo abbraccio è una prigione, spero di essere condannato” (Il nido). Pochi riferimenti e mai troppo invadenti: la voglia di sublimare il pop di Battiato, il rispetto per la canzone dell’amico Morgan (che lo ha voluto al suo fianco come “producer musicale” anche in un’edizione di X Factor), il piacere della parola scandita come per Mauro Ermanno Giovanardi. Fari che ritornano anche per il terzo album solista, Mi do mi medio mi mento, meno doloroso ed elegiaco dei precedenti, più leggero nella struttura sonora, più suonato nella sua elettronica, ma altrettanto preciso nella descrizione dello spaesamento. “Mi esplode il cervello, mi scoppia e nel terrore che generano i mostri mi rinchiudo in un covo di drammi esistenziali” (Un casino pazzesco). “Noi diciamo dei barbari senza neppure conoscere due nozioni di storia” (Barbari). “Se questo fosse un sogno perderemmo l’equilibrio invece guarda come siamo in bilico” (Se questo fosse un sogno).
 
Perso. Non è solo ricerca la musica per Lele Battista. È anche professione, come produttore e musicista per altri. E Mi do mi medio mi mento è il suo modo di liberarsi di troppe certezze, di come “vanno fatte” le cose nel pop, per cercare ancora il “suo” modo. È la musica che non chiede la fama e si concentra nella ricerca di una forma. Ed è la parola cantata, come indica l’etichetta discografica che lo pubblica, ideata da Mauro Ermanno Giovanardi: Parola Cantata Dischi. E quando a volte qui il pop di Battista sembra focalizzato e quasi normalizzato, è lì che è bello scoprirlo di nuovo piacevolmente perso nelle possibilità, come canta in Da un’altra parte: “Assente al presente, tra viaggi e riunioni, tra suoni e visioni. Sono sempre più da un’altra parte”.