Ivan Graziani, 'Firenze', la sua 'canzone triste' è dal vivo
Adesso, a 20 anni dalla scomparsa, il musicista di Teramo viene ricordato con il cofanetto Rock e ballate per quattro stagioni: tre cd realizzati in collaborazione con Anna Bischi Graziani, vedova del cantautore e custode della sua eredità artistica, che contengono le sue canzoni più celebri oltre a un disco postumo intitolato Per sempre Ivan, prodotto e realizzato da Renato Zero a cui hanno collaborato (e, in alcuni casi, duettato con Ivan) anche Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Umberto Tozzi, il figlio Filippo Graziani e Alex Baroni. Undici tracce in totale, tutte scritte da Graziani.
Ivan Graziani, successi e inediti in 'Ballate per quattro stagioni'
A vent'anni dalla sua scomparsa, Ivan Graziani viene ricordato con il triplo cofanetto 'Rock e ballate per quattro stagioni'. Un box di tre cd alla cui realizzazione ha collaborato la signora Anna Bischi Graziani e che contiene gran parte del repertorio più conosciuto del chitarrista abruzzese. Il terzo cd, 'Per Sempre Ivan', è invece il disco postumo prodotto e realizzato da Renato Zero, a cui hanno collaborato (e, in alcuni casi, duettato con Ivan) anche Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Umberto Tozzi, Filippo Graziani e Alex Baroni. Nel booklet anche alcuni disegni realizzati dal cantautore, che testimoniano del suo talento di illustratore fumettista
"Questa antologia rappresenta la terza anima - ha spiegato la signora Beschi - si è sempre parlato della sua anima rock e di quella melodica: ora, con questo lavoro, vogliamo raccontare quanto fosse complessa la sua personalità e quanto la sua musica fosse in anticipo sui tempi". Graziani era un artista totale. Il suo stile chitarristico era inconfondibile: non a caso era un session man richiestissimo che ha suonato in studio con Herbert Pagani, la PFM, Antonello Venditti. Addirittura un perfezionista come Lucio Battisti lo volle con sé per realizzare nel 1976 l'album Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso eccetera. Ma era anche un fumettista e un illustratore pieno di creatività e fantasia (nel booklet del cd sono contenute le immagini di alcuni suoi lavori con un pensiero di Tonino Guerra e una presentazione del giornalista John Vignola), oltre che un autore di testi lirici e carichi di ironia, bravissimo nel tratteggiare con (apparente) facilità bozzetti di vita di provincia.
Acuto, sincero, difficile da catalogare, ma soprattutto poco incline alle ruffianerie e ancor meno disposto ai compromessi. Come racconta la signora Beschi, Graziani non ha mai avuto un buon rapporto né con le regole dell'industria discografica né con il mondo dell'informazione: "All'epoca i media non erano pronti a recepire quel tipo di ironia e canzoni che parlavano di omosessualità, violenza sulle donne, la pazzia". Nell'antologia curata dalla stessa Beschi e da Daniele Mignardi c'è un po' tutto il Graziani musicista. Ci sono i pezzi più conosciuti e quelli ormai rari, come Ugo l'italiano, Canzoni senza inganni, scritta e interpretata con Ron e Goran Kuzminac, e come l'unica cover del suo repertorio: Il tamburino, ovvero The little drummer boy di Trapp Family Singers, conosciuta soprattutto per la versione cantata da Bing Crosby e David Bowie. C'è il disco postumo con i duetti con Antonacci (Porto Canale), Baroni con Tozzi (È stato un viaggio) e Zero con Venditti (Foto di gruppo).
Ma soprattutto c'è il ritratto di un autore che ha finito per diventare un modello per le generazioni future senza riuscire a essere apprezzato fino in fondo dalla sua. Uno innamorato della musica, che viveva senza il piglio cattedrico di tanti suoi colleghi. E della sua chitarra, di cui spiegava la bellezza con una schiettezza sconosciuti a molti colleghi che animavano il suo tempo: "La chitarra ti prende perché è avvolgente, è calda, e poi è comoda. Te la porti al mare, in montagna, in macchina. Prova a rimorchiare al mare con un pianoforte, portatelo in spiaggia. Voglio vedere come cazzo fai".