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MUSICA

Ivan Graziani, a vent'anni dalla morte esce il cofanetto 'Rock e ballate per quattro stagioni'

In tre cd tutto il meglio della produzione del cantautore abruzzese e un disco postumo con tanti duetti. Il ritratto di un artista sempre sottovalutato: "Era troppo in anticipo sui tempi"

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"La chitarra va amata come forma, e se non ami questo lascia perdere. È come una donna". Quando se n'è andato, il primo gennaio del 1997, a soli 51 anni, Ivan Graziani aveva alle spalle una carriera brillante e idee chiarissime sul suo modo di intendere la musica. Era un chitarrista talentuoso, il migliore tra tutti i cantautori della sua epoca. E di tutta quella grande scuola è stato uno dei più sottovalutati, nonostante fosse capace scrivere grandi melodie pop e di sporcarle col rock e col blues creando uno stile inedito e moderno.
 

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Adesso, a 20 anni dalla scomparsa, il musicista di Teramo viene ricordato con il cofanetto Rock e ballate per quattro stagioni: tre cd realizzati in collaborazione con Anna Bischi Graziani, vedova del cantautore e custode della sua eredità artistica, che contengono le sue canzoni più celebri oltre a un disco postumo intitolato Per sempre Ivan, prodotto e realizzato da Renato Zero a cui hanno collaborato (e, in alcuni casi, duettato con Ivan) anche Antonello Venditti, Biagio Antonacci, Umberto Tozzi, il figlio Filippo Graziani e Alex Baroni. Undici tracce in totale, tutte scritte da Graziani.
 
"Questa antologia rappresenta la terza anima - ha spiegato la signora Beschi - si è sempre parlato della sua anima rock e di quella melodica: ora, con questo lavoro, vogliamo raccontare quanto fosse complessa la sua personalità e quanto la sua musica fosse in anticipo sui tempi". Graziani era un artista totale. Il suo stile chitarristico era inconfondibile: non a caso era un session man richiestissimo che ha suonato in studio con Herbert Pagani, la PFM, Antonello Venditti. Addirittura un perfezionista come Lucio Battisti lo volle con sé per realizzare nel 1976 l'album Lucio Battisti, la batteria, il contrabbasso eccetera. Ma era anche un fumettista e un illustratore pieno di creatività e fantasia (nel booklet del cd sono contenute le immagini di alcuni suoi lavori con un pensiero di Tonino Guerra e una presentazione del giornalista John Vignola), oltre che un autore di testi lirici e carichi di ironia, bravissimo nel tratteggiare con (apparente) facilità bozzetti di vita di provincia.

Acuto, sincero, difficile da catalogare, ma soprattutto poco incline alle ruffianerie e ancor meno disposto ai compromessi. Come racconta la signora Beschi, Graziani non ha mai avuto un buon rapporto né con le regole dell'industria discografica né con il mondo dell'informazione: "All'epoca i media non erano pronti a recepire quel tipo di ironia e canzoni che parlavano di omosessualità, violenza sulle donne, la pazzia". Nell'antologia curata dalla stessa Beschi e da Daniele Mignardi c'è un po' tutto il Graziani musicista. Ci sono i pezzi più conosciuti e quelli ormai rari, come Ugo l'italiano, Canzoni senza inganni, scritta e interpretata con Ron e Goran Kuzminac, e come l'unica cover del suo repertorio: Il tamburino, ovvero The little drummer boy di Trapp Family Singers, conosciuta soprattutto per la versione cantata da Bing Crosby e David Bowie. C'è il disco postumo con i duetti con Antonacci (Porto Canale), Baroni con Tozzi (È stato un viaggio) e Zero con Venditti (Foto di gruppo).

Ma soprattutto c'è il ritratto di un autore che ha finito per diventare un modello per le generazioni future senza riuscire a essere apprezzato fino in fondo dalla sua. Uno innamorato della musica, che viveva senza il piglio cattedrico di tanti suoi colleghi. E della sua chitarra, di cui spiegava la bellezza con una schiettezza sconosciuti a molti colleghi che animavano il suo tempo: "La chitarra ti prende perché è avvolgente, è calda, e poi è comoda. Te la porti al mare, in montagna, in macchina. Prova a rimorchiare al mare con un pianoforte, portatelo in spiaggia. Voglio vedere come cazzo fai".