Spettacoli

LA CRITICA

Bonobo, nel Buddha Bar del mondo

Si intitola 'Migration' l'album con cui l'artista inglese torna a proporre l'elettronica esotica che fece la fortuna di Kruder & Dorfmeister. Il 13 marzo in concerto a Milano

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Bonobo, Migration (Ninja Tune)
 
Restauratore. Quando si dice l’artista giusto con il disco giusto. C’è voluto l’inglese Simon Green in arte Bonobo per riportare in auge il suono downtempo dopo anni di oblio.
Quello stile elettronico eppure pieno di calore e colori, giramondo, mediamente rilassato ma sempre con stile per qualche stagione, a cavallo tra i due millenni, ha avuto una sua centralità mediatica e culturale. Merito di artisti come Kruder & Dorfmeister, Thievery Corporation, Zero 7 è diventato prima la colonna sonora di avamposti ricercati ed “esclusivi” come il Café del Mar, il Buddha Bar et similia per essere poi fagocitato dalla globalizzazione più becera e modaiola, finendo la propria corsa nei non luoghi della contemporaneità, dai centri commerciali agli aeroporti.
Questo fino al 2013. The North Borders di Bonobo è stato un instant classic con la sua battuta sinuosa e quel giusto compromesso tra sonorità urban/jazz/cinematiche, melodie soul e sincera emotività. “Un paradiso per i peccatori”, parafrasando il brano che vedeva alla voce la regina Erykah Badu. Un disco che ha raggiunto i piani altissimi delle classifiche dance/elettroniche sia in UK che in America. Dopo quattro anni e un tour mondiale di grande successo con oltre 175 date eccolo tornare con Migration, sesto album in studio.
 
La copertina dell'album "Migration" 
Sempre in viaggio. E di migrazioni sonore e geografiche è attraversato tutto l'album. D'altronde cosa aspettarsi da un inglese che vive a Los Angeles, quando non gira il mondo in tour.
Il nomadismo stilistico, emotivo, ritmico caratterizza tutto il flusso, il viaggio interiore che l'ascoltatore fa grazie a Migration. Il decollo è affidato alla title-track, uno strumentale jazzato, spaziale e avvolgente quanto basta – può ricordare le ultime splendide cose di Floating Points – da far breccia nelle sinapsi e nelle playlist di molti. E se in passato Bonobo aveva guardato all'estremo oriente questa volta il cuore dell'album è l'Africa come dimostrano Kerala o Bambro koyo ganda con la partecipazione dei marocchini Innov Gnawa. Da bravo primate in piena evoluzione Bonobo torna alla sorgente, al luogo madre dell'umanità.
Gli altri featuring vocali sono affidati a Rhye nella lunare ballata soul Break apart, a Nicole Miglis degli Hundred Waters nella più pulsante ma altrettanto malinconica Surface e all'australiano Nick Murphy (ex Chet Faker) in No reason, bel singolo molto in stile Moderat. C'è il tempo di fare una tappa anche in Canada, per la precisione in Ontario, a sorpresa caratterizzato da spezie mediorientali. Forse il disorientamento da globetrotter inizia a farsi sentire. L'atterraggio è morbido, confortevole ma con un pizzico di pathos: Figures e la sua chiusura affidata agli archi.
 
Mondo Green. “È interessante come una persona ispirata da una parte del mondo, muovendosi, possa influire su un'altra parte del mondo. Nel corso del tempo, le identità dei luoghi si evolvono”, ha dichiarato Green nelle interviste fatte per promuovere Migration. Una contaminazione che si avverte anche nei singolari campionamenti scelti per l'album. Suoni pescati e registrati in un ascensore di un aeroporto di Hong Kong, la pioggia di Seattle, un'asciugatrice ad Atlanta o una ventola di una barca a New Orleans.
Fedelissimo della Ninja Tune - sei album pubblicati per l’etichetta inglese dal 2001 a oggi – Green ha presto focalizzato una visione lungimirante anche della dimensione live del progetto Bonobo. Dal 2004 ha costituito una vera e propria band che lo accompagna in giro per il mondo esaltando e rendendo vive, concrete tutte le sfumature dei suoi dischi. Per il tour di Migration è prevista una tappa nel nostro paese, il 13 marzo al Fabrique di Milano.