Il ritorno dei Decibel di Enrico Ruggeri: "Le nostre radici sono punk"
Andrea Silenzi, ANDREA SILENZI
A 40 anni dall'esordio discografico, la band guidata dal cantautore milanese pubblica il nuovo album 'Noblesse oblige': "In studio era sempre una festa"
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"Pete Townshend una volta ha confessato di aver iniziato a suonare per non sentirsi più chiedere perché aveva il naso così lungo. Io al liceo ero lì già felice di essere conosciuto come quello che suonava, non pensavo di diventare un professionista. Mi bastava la musica". Il liceo era il Berchet di Milano. E' lì che più di quaranta anni fa sono nati i Decibel, una delle prime punk band del panorama italiano. Ed è lì, a quell'approccio istintivo e per niente modaiolo, che Enrico Ruggeri è voluto tornare insieme ai suoi vecchi amici Silvio Capeccia e Fulvio Muzio.
A distanza di 40 anni dal loro esordio discografico, i Decibel si riuniscono per pubblicare Noblesse oblige, un album in uscita il 10 marzo che contiene 12 brani inediti e 3 grandi successi tra cui Contessa e una versione in inglese di Vivo da re. "Io compio 60 anni, ne son passati 40 dal mio primo disco e sono 40 anni dal 1977, un an…
"Pete Townshend una volta ha confessato di aver iniziato a suonare per non sentirsi più chiedere perché aveva il naso così lungo. Io al liceo ero lì già felice di essere conosciuto come quello che suonava, non pensavo di diventare un professionista. Mi bastava la musica". Il liceo era il Berchet di Milano. E' lì che più di quaranta anni fa sono nati i Decibel, una delle prime punk band del panorama italiano. Ed è lì, a quell'approccio istintivo e per niente modaiolo, che Enrico Ruggeri è voluto tornare insieme ai suoi vecchi amici Silvio Capeccia e Fulvio Muzio.
A distanza di 40 anni dal loro esordio discografico, i Decibel si riuniscono per pubblicare Noblesse oblige, un album in uscita il 10 marzo che contiene 12 brani inediti e 3 grandi successi tra cui Contessa e una versione in inglese di Vivo da re. "Io compio 60 anni, ne son passati 40 dal mio primo disco e sono 40 anni dal 1977, un anno molto particolare - racconta Ruggeri Ho pensato di dover qualcosa, ma ho scartato subito l'idea del classico disco di duetti con i colleghi, che generalmente significa mesi di pubbliche relazioni che non portano a nessuna forma di benessere. Ho risentito Silvio e Fulvio, che mi hanno sotterrato di canzoni che mi piacevano al punto che riuscivo a scrivere i testi in cinque minuti. Ma all'inizio eravamo partiti per fare solo qualche concerto. Poi la Sony ha ritrovato i vecchi vinili dei Decibel ed ha accolto con entusiasmo i nuovi brani, i promoter hanno aderito con entusiasmo ed è nato un tour...".
Quindi questo è un progetto che regala benessere...
"Per quanto mi riguarda, l'aspetto fondamentale di questa esperienza è che ogni giorno andavo in studio e mi sembrava una festa. Oggi nelle sale di registrazione c'è un'atmosfera lugubre, preoccupata. Io mi sono ritrovato con gente che non entrava in uno studio da 30 anni e che aveva un approccio molto old style. Si sono presentati con strumenti 'antichi' come il mellotron o il minimoog. Non c'è nessuna tecnologia contemporanea, e lo spirito era quello di sempre. Zero preoccupazione".
E le aspettative?
"La libertà di riaffermare se stessi, ma non in senso rampantistico. Ci sentiamo parte di un club rock che non chiede il consenso globale. Silvio e Fulvio hanno avuto dei percorsi di vita gratificanti, mi hanno portato una ventata di ingenuo entusiasmo da cui mi sono lasciato piacevolmente travolgere. Speriamo di poter suonare in bei teatri con gente che ci assomiglia, con cui magari potremmo andare a cena". Un atteggiamento artistico, libero. Punk, verrebbe da dire.
"La voglia era proprio quella di tornare in quel mondo lì. Per uno come me che ha camminato nel vomito per vedere gli Uk Subs, che ha sentito suonare dal vivo i Devo e gli Ultravox, non è facile appasionarsi alle cose di oggi. Gli artisti ora mendicano attenzione, c'è una ricerca ossessiva del pezzo radiofonico. Ma nella fase compositiva non si può essere così dilaniati da questo desiderio di successo: bisognerebbe ricordarsi che si sta parlando di arte. Se andare bene significa ricercare disperatamente di piacere a tutti, io mi chiamo fuori. Non è un atteggiamento che mi sento addosso. Sono scelte estetiche e filosofiche".
A questo proposito, il singolo My my generation suona non solo come una citazione, ma anche come una sorta di rivendicazione culturale.
"E' una citazione, ovvio. Quelli della mia generazione avevano genitori che ascoltavano musica classica: io, quando avevo 11 o 12, facevo arrabbiare i miei mettendo sul piatto i Black Sabbath. Era quello il nostro modo di fare opposizione: usavamo il rock come arma contundente verso quelli più grandi di noi. Mio figlio si oppone a me mettendo Rovazzi".
E non è contundente?
"Non lo so, gli auguro ogni bene. Le cose cambiano: oggi un ragazzo in una giornata può ascoltare 200 canzoni, 1 minuto e mezzo di ciascuna. Io quando ho comprato il primo disco dei Roxy Music l'ho tenuto sul piatto per una settimana: l'unico intervallo era quello necessario per cambiare facciata. Oggi molti artisti utilizzano gli stessi autori e gli stessi arrangiatori, e i dischi così diventano intercambiali. Diventa tutto standardizzato. Con questo album abbiamo cercato di andare in sneso contrario: cerchiamo una linea editoriale riconoscibile".
Il tour dei Decibel partirà il 17 marzo da Castelleone (Cr) e farà tappa a Pomezia (Rm), Perugia, Torino, Asti, Genova, Milano, Bologna, Bergamo e Nova Gorica.