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Pop X, il fattore x del nuovo Pinocchio

La "stupidera", il kitsch, il linguaggio da social network, l'estetica vintage, Gabry Ponte, le vecchie suonerie, l'ironia esasperata, la malinconia, la voglia di tenerezza: c'è tutto in questo strano progetto musicale (e non solo) che sta portando in tour in Italia l'album "Lesbianitj"
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Molti si chiedono cosa sia Pop X. Questo strano mostro a più teste che sta dividendo diametralmente le opinioni del pubblico è in parte musica, in parte fenomeno sociale e in parte altro ancora. Affascina e indigna. Sfugge e provoca. È davvero musica? È una posa punk? È una sciocchezza? Per capirlo partiamo da lontano.

Il dizionario Treccani ha detto di no. Solo lo Zingarelli dall’edizione 2009 in poi ha scelto di ospitare nelle sue pagine anche il termine “gergale o locale” “Stupidera”. Definizione: “Manifestazione ripetuta di immaturità, specialmente con atti o discorsi sciocchi e superficiali, tipica dell'adolescenza”. È una sorta di tarantismo nuova versione, quando si finisce in preda di un irrefrenabile virus che ti svuota il cervello e ti porta a risatine complici. Uno spasso. Che di solito dura un tot. E se ne esce a volte con un senso di vergogna e a volte con la voglia di ripeterl…
Molti si chiedono cosa sia Pop X. Questo strano mostro a più teste che sta dividendo diametralmente le opinioni del pubblico è in parte musica, in parte fenomeno sociale e in parte altro ancora. Affascina e indigna. Sfugge e provoca. È davvero musica? È una posa punk? È una sciocchezza? Per capirlo partiamo da lontano.

Il dizionario Treccani ha detto di no. Solo lo Zingarelli dall’edizione 2009 in poi ha scelto di ospitare nelle sue pagine anche il termine “gergale o locale” “Stupidera”. Definizione: “Manifestazione ripetuta di immaturità, specialmente con atti o discorsi sciocchi e superficiali, tipica dell'adolescenza”. È una sorta di tarantismo nuova versione, quando si finisce in preda di un irrefrenabile virus che ti svuota il cervello e ti porta a risatine complici. Uno spasso. Che di solito dura un tot. E se ne esce a volte con un senso di vergogna e a volte con la voglia di ripeterlo al più presto. Difficile che si pensi che quella sia la condizione di vita cui ambire in eterno.
La stupidera si ripete vertiginosa e prepotente nell’esperienza live che va sotto il nome di “Pop X”, in tour nella penisola. È questo il nome dato al progetto oltre dieci anni fa da Davide Panizza e Walter Biondani nei dintorni di Trento. Oggi è un carrozzone vario di umanità colorata che gira intorno a Panizza e sul palco prende forma di fronte a proiezioni lo-fi e grafica grezza che si ripete ossessiva. “Cos’è ’sta roba?” potrebbe essere una reazione legittima. Ma sarebbe troppo facile bollarla come stupidera collettiva. Facile e sbagliato. Allora cos’è? Molti senza saperlo potrebbero avere gli strumenti per interpretare questa esperienza. Strumenti musicali, ad esempio.

Si chiamava Fiorenzo Carpi. Era un compositore italiano, morto nel 1997 a quasi ottant’anni. In tempo per vedere stravolto il suo lavoro più famoso, che non è stato l’impegno al Piccolo Teatro di Milano o le collaborazioni con Dario Fo o Giorgio Strehler. Bensì la musica che accompagnava lo sceneggiato televisivo Le avventure di Pinocchio del 1971, diretto da Luigi Comencini e interpretato da Nino Manfredi e Gina Lollobrigida. Quel geniale tema strumentale entrò nel cervello dei telespettatori, bambini e non. Che se lo portarono dietro fino agli anni Novanta, quando ricomparì nella versione dance. In molte versioni dance. Come quella dei Pin-Occhio, dietro cui si nascondevano Nicola Savino e Marco Biondi. O quella ancora più martellante del dj Gabry Ponte. Il dj che con la stessa formula sacrificò sull’altare della dance massimalista anche Geordie, classico di Fabrizio De André preso da una ballata folk inglese. Molti gridarono allo scandalo. Molti ballarono senza pensarci. Soprattutto in nome della stupidera. Non molto distante dalla musica di Pop X e dall’estetica del LOL di questi anni: Laughing Out Loud. Cioè “una risata ci seppellirà” versione social network.
 
Un altro strumento per capire Pop X potrebbe essere quello letterario. A cosa si riferiva David Foster Wallace quando negli anni Novanta condannava l’ironia postmoderna come male del nostro tempo? Anche al LOL del futuro, scorciatoia per giustificare la mancanza di impegno. “L’ironia è passata da essere liberatoria a schiavizzante”, scriveva l’autore di Infinite Jest. Non è più facile ridicolizzare le cose che cercare di prenderle sul serio?

Questo è il campo da gioco di Pop X. Che tutto questo lo prende, lo rielabora istintivamente, lo aggiorna al linguaggio dei social network, e dal vivo lo esaspera con una voce onnipresente, alteratissima, come se un MC, un maestro di cerimonie, introducesse i brani alla maniera di un istigatore da luna park alla giostra del Tagadà. Ogni tanto, mentre performa con teatralità brani come Dens, Cattolica e Io centro con i missili, i tanti componenti della crew Pop X crowdsurfano cercando il contatto del giovane pubblico. Ogni tanto si abbracciano. Il risultato è estenuante. Disperato nella sua ricerca di divertimento, di consenso, di condivisione con il pubblico ma anche di divisione delle opinioni. Se Bello Figo - altro esponente, diametralmente opposto, di questa cultura extramusicale del LOL, ancora da decifrare - elabora a modo suo reazioni di pancia, qui è il cervello a guidare tutto.
La copertina dell'album "Lesbianitj" 
L’ascolto dei brani - il nuovo album è Lesbianitj (Bomba Dischi) e contiene grandi intuizioni melodiche come Secchio e recuperi di sonorità kitsch da discoteca balcanica anni Novanta come Madamadorè - può solleticare ragionamenti sul non-sense studiato, il frullato di luoghi comuni del linguaggio giovane, lo svuotamento e il riutilizzo di insulti (in vari brani “frocio” è usato più o meno come “appassionato”) e l’estremizzazione del LOL.
Dal vivo invece Pop X diventa così fisico e rituale nel caos da sembrare quasi serio. Cioè: anche a fare gli sciocchi ci vuole metodo. E però: se c’è troppo metodo la spontaneità della sciocchezza viene meno. Cul de sac. A quel punto si capisce che i limiti, tanto labili, tra stupidera fisica e stimoli del cervello non è per niente facile gestirli, non è facile piacere a più strati di pubblico. E giocando al ribasso prevale la stupidera. L'istinto del cervello svuotato e la voglia di casino modello scolaresca in vacanza, ma con un grande retrogusto di disperazione: siamo costretti a divertirci perché domani si torna a casa. E immergono tutto in un vortice di teatro dell’assurdo, una vetrina sulla frammentazione modello Facebook. Zapping non più televisivo ma da social network. Una timeline impazzita scorsa a grande velocità con il pollice. Zurna digitale che sembra lo spot di una vecchia suoneria con un gattino disegnato male al computer, con gli occhioni giganti e il vocoder impazzito. Gli anni zero sono già vintage. Non si approfondisce nessun sentimento, né l’allegria, né la malinconia, né il tempo che passa, perché si passa subito ad altro. “La pubblicità mi fa girare i coglioni”, cantano. Neanche la spensieratezza si riesce a catturare.

Ma poi si abbracciano. Si abbracciano di nuovo. Abbracciano gli sconosciuti del pubblico. Si lanciano di nuovo nel crowdsurf. Il contatto è cercato, sperato, disperato. Ed è quello il motivo che in fondo ci porta a prendere molto seriamente Pop X. Perché come la poesia, come l’arte, come un burattino mascalzone, come il Pinocchio di Gabry Ponte, nasconde, con i mezzi che ha a disposizione, soprattutto voglia di stare bene. Hanno voglia di amore. E la loro vera cifra è la vergogna con cui cercano di mascherarlo buttando tutto in caciara.