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Caro Lucio ti scrivo. Da Anna e Marco a Futura, un film sui suoi personaggi

A cinque anni dalla scomparsa del musicista il docufilm di Riccardo Marchesini immagina una postina curiosa che apre le lettere che i protagonisti delle sue canzoni scrivono a Dalla. E così scopriamo che
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BOLOGNA - A leggere quell'indirizzo, via D'Azeglio 15, un sorriso misto tra il furbetto e il malizioso le si stampa in viso. Egle fa la postina, ogni giorno passa in rassegna e recapita buste, pacchetti e scatole, ma quando intercetta le lettere destinate al "gentilissimo" Lucio Dalla, Via D'Azeglio 15, Bologna, sa che sta per fare quello che un portalettere non dovrebbe mai fare. Le misteriose missive che vengono spedite a Lucio, a cinque anni di distanza dalla sua scomparsa, non arriveranno mai a destinazione. Egle le porterà a casa con sé, le aprirà facendo attenzione a non strappare un solo pezzo di carta e le leggerà tutte d'un fiato. La curiosità di sapere chi è che, ancora, sente il bisogno di raccontarsi a Lucio è troppo forte e quello che Egle scoprirà è incredibile.
 
Ad immaginare tutta questa storia (Egle, la postina indiscreta, non esiste e non è mai esisti…
BOLOGNA - A leggere quell'indirizzo, via D'Azeglio 15, un sorriso misto tra il furbetto e il malizioso le si stampa in viso. Egle fa la postina, ogni giorno passa in rassegna e recapita buste, pacchetti e scatole, ma quando intercetta le lettere destinate al "gentilissimo" Lucio Dalla, Via D'Azeglio 15, Bologna, sa che sta per fare quello che un portalettere non dovrebbe mai fare. Le misteriose missive che vengono spedite a Lucio, a cinque anni di distanza dalla sua scomparsa, non arriveranno mai a destinazione. Egle le porterà a casa con sé, le aprirà facendo attenzione a non strappare un solo pezzo di carta e le leggerà tutte d'un fiato. La curiosità di sapere chi è che, ancora, sente il bisogno di raccontarsi a Lucio è troppo forte e quello che Egle scoprirà è incredibile.
 
Ad immaginare tutta questa storia (Egle, la postina indiscreta, non esiste e non è mai esistita, né ci sono lettere che arrivano ancora oggi a casa di Lucio) sono stati Cristiano Governa, che l'ha scritta, e Riccardo Marchesini che l'ha trasformata in un film, Caro Lucio ti scrivo, in sala dall'1 all'8 marzo, prodotto da Giostra Film e distribuito da I Wonder Pictures e Unipol Biografilm Collection. Da quando ci ha lasciato (il 1 marzo del 2012 tre giorni prima del suo sessantanovesimo compleanno), su Lucio Dalla è stato detto e scritto di tutto, ma “i suoi figli”, i protagonisti delle sue canzoni non si erano ancora fatti vivi. Anna e Marco, che qualcuno aveva visto tornare, Mari Luis con le tette grandi, Maria che aveva una casa in riva al mare o Futura....ah, non lo sapevate? È nata femmina. Ecco allora che, carta e penna alla mano, sono loro che riprendono le fila del discorso  lì dove era stato interrotto, annullando le distanze temporali in alcuni casi anche importanti: c’è chi è diventato adulto, chi ha avuto dei figli, chi ha deciso di tornare e di cercarsi. Lo raccontano a Lucio, senza immaginare che una postina, un po’ solitaria ma molto solare, non solo farà sue quelle storie, ma le condividerà con noi, aiutata nella lettura da Neri Marcorè, Piera Degli Esposti, Ambra Angiolini o Andrea Roncato: la loro voce si mescolerà alle note di Lucio Dalla, in un viaggio per le strade di Bologna, naturalmente, quella degli anni Settanta e quella di oggi. Ma in Caro Lucio ti scrivo c’è spazio anche per un po’ di Berlino, di Milano e di Comacchio.


Come in una playlist, sullo schermo si susseguono le sette canzoni di Lucio scelte da Riccardo Marchesini, L’anno che verrà, Com’è profondo il mare, Futura, Meri Luis, La casa in riva al mare, Milano e Anna e Marco. Ad ogni canzone è associata una lettera e ad ogni lettera una storia. Il risultato, quindi, è un film suddiviso in episodi: "abbiamo lavorato di fantasia – racconta il regista – ipotizzando gli sviluppi che avrebbero potuto avere quelle storie scritte più di trent'anni fa". A Maria, ad esempio, non è andata poi così bene. Lei lo aveva scelto il suo amore, "si chiama Ilario, Lucio. Volevo dirtelo visto che il mio nome l’hai indovinato". Ilario e Maria si promettono amore eterno con lo sguardo ogni giorno, lui affacciandosi dalla finestra della sua cella, lei dalla finestra della pescheria dove lavora. Va avanti così per anni, fino al giorno in cui Ilario non riconquista la libertà e scompare. "Il tuo uomo era più bravo del mio, Lucio". Quando Futura viene abbandonata davanti alla caserma dei carabinieri di Bologna ha solo pochi mesi, è il nove novembre 1989, il giorno della caduta del Muro di Berlino, quel Muro davanti al quale qualche mese prima Lucio si era seduto e aveva scritto dei suoi genitori. "Non hai resistito, hai voluto vedere quella colata di mattoni che divide le vite delle persone e le rende diverse. Come fosse Las Vegas da una parte e tutto buio dall’altra, dicesti". I genitori adottivi di Futura hanno una sartoria "fuori porta, a Bologna", lei ha studiato, si è laureata in lettere e poi se n’è andata: "beh, qua non c’è mica lavoro per quelle come me". Ora vive a Berlino con il suo compagno "si chiama Fausto e ti saluta, Lucio". Ma veniamo al punto, "quei due, i miei genitori, sono venuti a cercarmi là, dove ti trovi adesso? Si sono fatti vivi? Ti chiedono di me?". Anna e Marco ce li siamo immaginati un po' tutti, ma cosa è successo quella sera dopo che il bar di via delle fragole ha chiuso? "Caro Lucio sono io, Anna. Ti scrivo senza che Marco lo sappia, non so come la prenderebbe". Quella notte la vita di Anna è cambiata: Marco, goffo, impacciato, che non la teneva mai per mano, ma al massimo le prendeva il polso, "fece il gesto più coraggioso della sua vita, si lasciò guardare dopo aver parlato, per la prima volta si girò verso di me", le aveva chiesto di sposarlo. "Caro Lucio sono io Marco, non so come hai fatto, ma te sembrava che la vita mia e di Anna le avessi già viste tutte e due, prima ancora di cominciarle". Oggi Anna e Marco vivono nella stessa casa che lui divideva con sua madre e sua sorella, in Cirenaica. La loro figlia di 23 anni "ha un filarino, con le sopracciglia rifatte. Ma io dico, da quando i maschi si rifanno le sopracciglia? Lei dice che non capisco niente, io sorrido...cos'altro posso fare?". Passa da un lavoro in un call center a quello in un supermercato, "senza fare una piega. Quando discutiamo, Lucio, mi risponde: vuoi che mi rispettino o che io lavori? Ma insieme ‘ste due cose non si possono più avere?, le ho chiesto. Lei mi ha fatto una carezza ed è salita sul motorino".  

Nel tempo delle mail e di whatsapp, i personaggi di Lucio scelgono la carta e la penna per raccontarsi. "La lettera mantiene una forma di romanticismo, di potenza e di calore che gli altri mezzi di comunicazione non possono avere", spiega Marchesini. È un rito: "bisogna pensare bene a cosa scrivere perché non si può tornare indietro, si possono fare cancellature ma limitatamente. E poi in una lettera ritrovi una grafia, un odore...una lettera rivela tante cose". Così canzone dopo canzone, Lucio Dalla si fa punto di partenza per raccontare le nostre vite: il lavoro, i trasferimenti da una città all'altra, gli amori corrisposti e non, i figli. "I suoi testi parlavano di noi, aveva una grande capacità di osservazione, le piccole cose gli stimolavano intuizioni geniali e costruiva storie articolate". Le canzoni di Lucio potrebbero essere già di per sé dei film, sembrano delle sceneggiature: "ci sono situazioni diverse, stacchi, cambi di scena: è la sua originalità, qualcosa che non si ritrova in nessun altro cantautore". Caro Lucio ti scrivo ha la magia di essere un film su Lucio Dalla non su Lucio Dalla, o forse erano quelle canzoni ad essere magiche. Sicuramente ha ragione chi il film l'ha pensato e realizzato quando dice che "Lucio non esiste, ma insiste ancora nelle nostre vite".