Di atomi, galassie e desideri. Esplorare il cosmo con Paolo Benvegnù
Carmine Saviano, CARMINE SAVIANO
L'autore milanese torna con un nuovo disco: 'H3+'
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
Paolo Benvegnù - H3+ (Woodworm Label)
Ione triatomico d'idrogeno. Per gli amici chimici: H3+. Ovvero: la particella base dell'universo, la forma minima di esistenza, quella che riempie le distese di vuoto tra le stelle. Paolo Benvegnù l'ha scelta come titolo - e come cifra - per il suo nuovo album. Dieci canzoni che attraversano distese molto più terrene, ma altrettanto vaste. Quegli spazi umani, troppo umani, in cui il collante tra gli esseri è fatto di ansie, desideri, odi, amori e vendette. Spazi che Benvegnù indica, descrive, mette in musica con una intensità quasi del tutto sconosciuta tra gli autori italiani: ogni ascolto di H3+ è nulla di più e nulla di meno di un dono.
Al di là del cantautorato. E al di là di quella cosa-che-va-sotto-il-nome-di-indie-italiano. Musica fusa alle parole, elementi impossibili da separare, molecol…!-->!-->
Ione triatomico d'idrogeno. Per gli amici chimici: H3+. Ovvero: la particella base dell'universo, la forma minima di esistenza, quella che riempie le distese di vuoto tra le stelle. Paolo Benvegnù l'ha scelta come titolo - e come cifra - per il suo nuovo album. Dieci canzoni che attraversano distese molto più terrene, ma altrettanto vaste. Quegli spazi umani, troppo umani, in cui il collante tra gli esseri è fatto di ansie, desideri, odi, amori e vendette. Spazi che Benvegnù indica, descrive, mette in musica con una intensità quasi del tutto sconosciuta tra gli autori italiani: ogni ascolto di H3+ è nulla di più e nulla di meno di un dono.
Al di là del cantautorato. E al di là di quella cosa-che-va-sotto-il-nome-di-indie-italiano. Musica fusa alle parole, elementi impossibili da separare, molecole che si propagano in onde di sublime nostalgia. Si inizia con Victor Neur. Un prologo in cui vengono invocate le muse del disco: la "Dea del Silenzio", quella "dell'Attesa", quella "dell'Innocenza", quella "dell'Incoerenza". E' tra questi punti cardinali che si orienta Benvegnù. Ma prima del viaggio bisogna fare i conti con la propria cassetta degli attrezzi. E Macchine, la seconda canzone, mette tra parentesi, sospende e critica l'imperfetto impianto cognitivo con cui l'uomo si muove nel presente. "Le Perfezione brucia, l'Intelligenza è falsa". L'obiettivo della ricerca è altrove, in ciò "che è intatto. Astratto, sommerso. Sconfitto. Diverso". E da questo presente sbilenco, inospitale, che ci si allontana con Goodbye Planet Earth omaggio musicale (e testuale) al David Bowie di Ashes To Ashes. "Il mio corpo è un'astronave. Non ha controllo e si lascia portare".
Con Olovisione in parte terza ci si schianta di nuovo sulla terra. La musica indossa gli abiti di una ballata e lo sguardo di Benvegnù si sofferma sulla distanza dalla persona amata. Distanza siderale, assoluta - "Sei nei milioni e milioni di stelle...nei pianeti da esplorare, nelle esplosioni, nell'antimateria" - che però non preclude alla possibilità del ricongiungimento. Possibilità espressa in forma di ritornello - "Ma quando torneremo a toccarci saranno i Demoni dell'Amore a ritrovarci" - da accademico del rock: semplicemente perfetto. Ma la possibilità dell'altro, la possibilità di trovare nell'altro una forma qualsiasi di redenzione da se stessi, resta tale: mai realizzata. Il viandante non può permettersi soste troppe lunghe. Il cammino prosegue con Se questo sono io - "Ho varcato orizzonti soltanto per perdermi sempre" - e con l'elettro pop di Quattrocentoquattromila, un saturnale cattivo, scuro, soffuso. Poi Boxes e Slow Parsec Slow, canzoni per chi è destinato ad essere, sempre e nonostante tutto, senza patria.
La penultima tappa è Astrobar Sinatra. La sosta è su "un'isola dove non esiste più il tempo", dove si mette a punto la fase finale del viaggio, quella della rinascita. Gioia per la nuova strada e tristezza per ciò che si lascia. E anche qui un ritornello di pura maestria. L'approdo è No Drink No Food. Siamo alla fine del viaggio, al ritorno a se stessi: la trama musicale ci ricorda il Benvegnù più classico, quello che meglio aderisce alla "sua" storia musicale. "Sono sicuro. Ogni cosa ha il suo respiro e ci respira accanto. Le cattedrali, l'alfabeto, i gigli che si ammantano di bianco". Un ritorno al mondo, non autocelebrativo, ma - ancora - di sublime nostalgia.