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Lambchop, l'elettronica in punta di dita

Il concerto della band di Nashville all'Auditorium Parco della Musica di Roma, l'ultimo live del tour europeo di 44 date. Con i brani del nuovo album 'Flotus'
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Lambchop, Auditorium Parco della Musica di Roma, 5 marzo 2017

Elettronica in punta di dita. Roma, domenica 5 marzo all’Auditorium Parco della musica per l’ultima delle 44 date del tour europeo dei Lambchop. Sala Petrassi, di fronte a 500 spettatori. Un concerto che segue la pubblicazione di Flotus, l’album più elettronico nella carriera del gruppo alternative country di Nashville guidato da Kurt Wagner, live dunque atteso anche perché carico di spunti e curiosità. Del resto, come ci si poteva aspettare e come in effetti si scoprirà, i pezzi del nuovo album dominano la scaletta con l’eccezione della title track e di Howe, dunque si tratta solo di scoprire come la band deciderà di renderli dal palco, con il leader e cantante alla chitarra elettrica, al sequencer e al vocoder (o auto-tune che dir si voglia), con Tony Crow al pianoforte a coda, Matt Swanson al basso e Andy Stack alla batteria arricchita di sequencer e drum machin…
Lambchop, Auditorium Parco della Musica di Roma, 5 marzo 2017

Elettronica in punta di dita. Roma, domenica 5 marzo all’Auditorium Parco della musica per l’ultima delle 44 date del tour europeo dei Lambchop. Sala Petrassi, di fronte a 500 spettatori. Un concerto che segue la pubblicazione di Flotus, l’album più elettronico nella carriera del gruppo alternative country di Nashville guidato da Kurt Wagner, live dunque atteso anche perché carico di spunti e curiosità. Del resto, come ci si poteva aspettare e come in effetti si scoprirà, i pezzi del nuovo album dominano la scaletta con l’eccezione della title track e di Howe, dunque si tratta solo di scoprire come la band deciderà di renderli dal palco, con il leader e cantante alla chitarra elettrica, al sequencer e al vocoder (o auto-tune che dir si voglia), con Tony Crow al pianoforte a coda, Matt Swanson al basso e Andy Stack alla batteria arricchita di sequencer e drum machine.
 
Il tour ha reso la band una macchina sonora pressoché perfetta, si ritrovano le stesse atmosfere sospese dell’album ma dal vivo tutto viene risuonato, anche ciò che in studio poteva essere stato affidato alle macchine e il disco rendeva in verità in modo piuttosto freddo, a cominciare dai loop ritmici. Molta più elettronica che in precedenza, soprattutto molto più in primo piano. Qui invece basso, chitarra e pianoforte dialogano che è una meraviglia, la batteria sostiene sempre precisa e discreta, e l'impressione generale è che l’elettronica abbia recuperato il suo codice umano, il digitale suona come analogico e viceversa. Il vocoder di Wagner non è il vezzo anni Ottanta di Neil Young, la voce sintetica spezza le melodie e così facendo le esalta, obbliga chi ascolta a seguirle e riscoprirle continuamente.
 
Nelle canzoni dei Lambchop vibra il jazz grazie al tocco swing del pianoforte di Tony Crow, c’è soul e rhythm and blues, ma ci sono soprattutto i racconti della vita della provincia americana di Kurt Wagner, a cominciare da The Hustle che ci porta in una festa di matrimonio con sonorità e atmosfere simili a Walk on the wild side di Lou Reed. Dagli album precedenti si ascoltano Poor bastard e la dylaniana The daily growl che nel mood elettroacustico della serata risuona come una canzone rock dell’altro secolo e chiude il set. Nell'unico bis, nonostante dal vivo sia un loro cavallo di battaglia, risulta difficilissimo riconoscere la cover di When you were mine di Prince, neanche sul palco ci fosse Dylan medesimo, con quella sua pervicace volontà di sorprendere il pubblico. Concerto bello e avvolgente.