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Thundercat, alla salute della black music

Si intitola 'Drunk' il terzo album del musicista americano, in cui mescola funk, soul, R&B, hip hop, jazz e avanguardia omaggiando Miles Davis, Frank Zappa, George Clinton e i suoni del mondo
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Thundercat, Drunk (Ninja Tune/Brainfeeder)
 
Bella sbronza. Lo fanno in molti, forse in troppi. Lo fanno per allentare la tensione dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro. Per festeggiare qualcosa. Per dimenticare qualcuno. Una sana bevuta. Modo di dire e gesto reale intrisi di paradosso e verità. Ma cosa può fare uno dopo aver raccontato in musica e superato non una ma ben due apocalissi? E nel mezzo aver perso uno dei migliori amici, il pianista e compositore Austin Peralta? Prendersi una meritata sbronza musicale. Questo è Drunk, terzo disco “solista” per il bassista monstre, produttore e cantante Thundercat.
Il losangelino Stephen Bruner, questo il suo vero nome, è ormai una figura centrale della black music odierna. Braccio destro di Flying Lotus, produttore di grido e turnista d’eccezione, lo scorso anno si è portato a casa un Grammy per la collaborazione con Kendrick Lamar nel brano These walls. Insomma di motivi (…
Thundercat, Drunk (Ninja Tune/Brainfeeder)
 
Bella sbronza. Lo fanno in molti, forse in troppi. Lo fanno per allentare la tensione dopo una lunga e faticosa giornata di lavoro. Per festeggiare qualcosa. Per dimenticare qualcuno. Una sana bevuta. Modo di dire e gesto reale intrisi di paradosso e verità. Ma cosa può fare uno dopo aver raccontato in musica e superato non una ma ben due apocalissi? E nel mezzo aver perso uno dei migliori amici, il pianista e compositore Austin Peralta? Prendersi una meritata sbronza musicale. Questo è Drunk, terzo disco “solista” per il bassista monstre, produttore e cantante Thundercat.
Il losangelino Stephen Bruner, questo il suo vero nome, è ormai una figura centrale della black music odierna. Braccio destro di Flying Lotus, produttore di grido e turnista d’eccezione, lo scorso anno si è portato a casa un Grammy per la collaborazione con Kendrick Lamar nel brano These walls. Insomma di motivi (positivi e negativi) per alzare un po’ il gomito ne ha avuti a bizzeffe, molti dei quali hanno alimentato e delineato il nuovo album.
 
La copertina dell'album "Drunk" 
Funk stellare. Drunk miscela funk, elettronica, soul, r&b, hip hop, prog, jazz e pop d’avanguardia con classe, scioltezza e calibrato squilibrio. Un alto esempio di mixology musicale, concepito e registrato tra le stelle – non quelle del Sunset Boulevard - immerso negli abissi dello spazio profondo per poi tornare sulla Terra e mostrarsi come il nuovo manifesto della visione multidimensionale e retrofuturista di Thundercat. Immersione – purificatrice? - anche fisica, celebrata sulla copertina del disco, col suo (mezzo) faccione iconico e uno sguardo che non si dimentica. Sembra essere più di un omaggio al Miles Davis elettrico e contaminato dai suoni degli altri mondi. E anche allo sciamano cosmico Sun Ra. Man mano che scorrono le tracce cambiano gli scenari e capita di scorgere intuizioni, schegge di Frank Zappa, Squarepusher, George Clinton, Arthur Russell, Stevie Wonder, Prince... Drunk suona libero e ambizioso, un po’ folle ma altrettanto lungimirante. Come un Icaro contemporaneo e hi-tech con delle ali in fibra di carbonio, ultraleggere e pronte a resistere alle insidie del sole.
 
Bevuta collettiva. "Anche bere", racconta Thundercat, "ha i suoi alti e bassi ma mostra il lato umano di ciò che accade dietro le cose, un momento che condivido spesso con i miei amici. Sentivo che anche questo atteggiamento si intrecciasse con la cultura musicale. Ed è una cosa di cui non si parla mai". Molti degli amici in questione sono tra i solchi di Drunk: Kendrick Lamar, Pharrell, Wiz Khalifa, Kamasi Washington e Flying Lotus che ha coprodotto gran parte dei brani. Senza esagerare l’elite della più interessante musica afroamericana degli ultimi anni. Ma c’è spazio anche per i "vecchietti pallidi" Michael McDonald e Kenny Loggins, tra i dichiarati modelli musicali di Thundercat, presenti nella ballad Show you the way. Ventitré brani rapidi, colorati e gustosi come shottini. Da bere tutti d'un fiato e volendo anche a schema libero. Alcuni davvero da perderci la testa come il trittico in sequenza Friend zone, Them changes e Where I’m going.
Sbronzarsi di funk mutante e fluttuante con Thundercat e i suoi amici non è solo piacevole. È un’esperienza salutare e rigenerante, anche per chi è astemio o di norma non frequenta certi speakeasy musicali. D’altronde si sa, la classe non è acqua.