Il rapper presenta il nuovo album "Vulcano", con una dedica al regista Paolo Sorrentino e un pensiero alla sua amata Napoli ("Ci vorrebbe Superman per risolvere i problemi"). E il Festival di Sanremo? "Lì non mi vedranno per un bel po' di tempo"
Aggiornato alle 3 minuti di lettura
MILANO – Se pensate ai rapper che imperano adesso, e alle loro canzoni tutte soldi, belle donne, macchinoni, insulti e volgarità, allora non pensate a Clementino. Da buon napoletano, ha una visione disincantata e sorniona della vita. I ritmi e le sonorità restano quelle di questa musica, certo, a cominciare da un flusso di parole senza fine. Diciamo colata lavica, anzi, e non solo per via del Vesuvio: si chiama Vulcano il quinto disco, in uscita adesso. "Dovevo farlo io un disco con questo titolo, sennò minimo mi veniva fuori un rapper catanese che pensava all’Etna. Il primo dovevo essere io", ride il 35enne Clemente Maccari, "e poi io sono un vulcano, ho un fuoco dentro che esce attraverso la scrittura e i concerti".
Vulcanico Clementino: "Io tra Maradona e Pino Daniele"
La prima cosa che si nota, però, basta leggere il libretto, è la totale assenza di featuring. Nie…
MILANO – Se pensate ai rapper che imperano adesso, e alle loro canzoni tutte soldi, belle donne, macchinoni, insulti e volgarità, allora non pensate a Clementino. Da buon napoletano, ha una visione disincantata e sorniona della vita. I ritmi e le sonorità restano quelle di questa musica, certo, a cominciare da un flusso di parole senza fine. Diciamo colata lavica, anzi, e non solo per via del Vesuvio: si chiama Vulcano il quinto disco, in uscita adesso. "Dovevo farlo io un disco con questo titolo, sennò minimo mi veniva fuori un rapper catanese che pensava all’Etna. Il primo dovevo essere io", ride il 35enne Clemente Maccari, "e poi io sono un vulcano, ho un fuoco dentro che esce attraverso la scrittura e i concerti".
Vulcanico Clementino: "Io tra Maradona e Pino Daniele"
La prima cosa che si nota, però, basta leggere il libretto, è la totale assenza di featuring. Niente collaborazioni, niente duetti, il che già è strano nella musica pop attuale, figuriamoci nel rap.
"In questi anni ho cantato praticamente con tutti, ora è arrivato il momento di fare da solo, anche perché poi in tour non potevo fare per intero diversi pezzi, visto che quasi sempre manca chi sul disco invece aveva messo la voce. Così stavolta ho voluto mettermi al centro di tutto".
Resta però il Clementino che abbiamo imparato a conoscere negli altri dischi, che si divide tra canzoni allegre e divertenti e altre introspettive, malinconiche.
"Vero. Uè ammò e Tutti scienziati, ad esempio, fanno parte della prima categoria, e Tutti scienziati mi sono divertito a corredarla di un videoclip in cui io e Maccio Capatonda facciamo Benigni e Troisi in Non ci resta che piangere. Stamm ccà e Cenere fanno parte della seconda categoria. Ma sa, è perché sono così io. Non dimentichi che ho fatto l’animatore turistico per 13 anni, mi vestivo da Pokemon, i bambini mi picchiavano. E poi certo c’è Napoli, che tuttora continua a dividersi tra uno spirito unico, un senso dell’umorismo inimitabile, la voglia di godersi la vita, e le tragedie della quotidianità, la camorra, la criminalità, la disorganizzazione. Nelle mie canzoni si sente tutto questo". La copertina dell'album "Vulcano" Come trova la situazione attuale della sua città?
"Sempre difficile. Non mi pare che De Magistris stia facendo male, considerato tutto. Ma come si può dare torto a Saviano quando racconta la Terra dei fuochi? E come si possono non vedere le montagne di rifiuti agli angoli delle strade? La verità è che per risolvere certi problemi ci vorrebbe Superman. Eppure bisogna andare avanti, ed è quello che facciamo tutti, nella mia città".
La sua estrosità non è solo una questione di umore, ma anche di varietà di stili: le varie declinazioni del rap qui ci sono tutte.
"Qua e là sono tornato alle sfide di freestyle (il libero flusso di parole in rima e a tema, ndr), qua e là al dissing (attaccare in rima altri rapper, ndr) anche se non è rivolto a nessuno in generale, qua e là a un sound anni Novanta, tra Snoop Dogg, Dr Dre, Cypress Hill. Guardi, forse il mio genere musicale potrebbe essere chiamato 'black Pulcinella' per come unisce il rap più nero e il 'neapolitan power' alla Pino Daniele, che era ed è l’artista che mi ha segnato di più. Che fortuna averlo conosciuto e averci collaborato".
Domanda del diavolo: ma di rap non ce n’è troppo, in Italia?
"Adesso di sicuro. Ma stiamo solo raccogliendo quel che io e tanti altri abbiamo seminato negli anni passati, nel senso che le nuove generazioni sono venute su con noi. Sono comunque fiducioso: man mano la moda passerà e resterà solo il meglio di questo genere". Torniamo a Napoli per parlare di calcio. Lei non è semplicemente un tifoso: la sua O vient viene cantata da tutti i tifosi al San Paolo prima di ogni partita. Terrebbe Sarri?
"Ma non scherziamo, certo. Ha dato un volto alla squadra, sfruttando al meglio i campioni che abbiamo. Certo lo scudetto non lo vinciamo neanche quest’anno, ma servirà qualche altro giocatore per tentarci. Posso anche fare dei nomi?".
Prego, magari De Laurentiis legge e annota.
"Ibrahimovic, Balotelli, anche Cassano, perché no?".
Insomma, le piace avere almeno un espulso a partita.
"Ribelli, certo, ma di talento. Pensi anche a Maradona, che era considerato uno ingestibile, con quel carattere, e ci ha dato due scudetti memorabili. Noi siamo gli unici che possiamo accoglierli. E sa perché? Perché noi napoletani siamo anche peggio di loro".
Continuiamo su Napoli, dato che il disco si chiude con una canzone particolare fin dal titolo: Paolo Sorrentino.
"Ne vado pazzo da sempre. Mi piace il suo modo di raccontare, quel suo modo di creare le scenografie con le bellezze architettoniche. Di recente mi sono preso un cofanetto di dvd con la sua opera omnia e me lo sono gustato con calma e passione. Ha fatto dei film memorabili. Tutti citano La grande bellezza e Il divo, ma pensi che meraviglia è Le conseguenze dell’amore. Siccome i dialoghi sono pieni di frasi memorabili, l’idea è stata di prendere le più belle e metterle in fila, tipo Blob. Il risultato è quasi un titolo di coda di un film. Per questo l’ho messo in fondo a Vulcano. Ci siamo sentiti, mi ha detto di essersi emozionato".
Chiudiamo con Sanremo, dove la sua Ragazzi fuori non è andata benissimo.
"Certo, ma non avevo certo intenzione o speranze di vincere, Sanremo per quanto mi riguarda è attività di promozione, nulla più. Quello che veramente mi è spiaciuto è che la formula di questa edizione mi abbia impedito di cantare, nella serata delle cover, Svalutation di Celentano. Sarà una sorpresa per i fan nei concerti. Così come lo scorso anno la cosa più bella è stata poter interpretare Don Raffaè, per cui la Fondazione De Andrè mi ha anche premiato. Quelle sono le soddisfazioni. Di sicuro al Festival non mi vedranno più per un pezzo".