Seattle, la sua città saluta Chris Cornell: fiori, canti e quel parco che ispirò i Soundgarden
Una terra in lutto. Seattle, principale città dello Stato di Washington, patria del grunge e 'madre' dei Soundgarden, è improvvisamente rimasta attonita ieri quando è stata diffusa la notizia della morte di Chris Cornell. Il frontman di uno dei gruppi simbolo del rock anni Novanta insieme a Nirvana e Pearl Jam, che si è tolto la vita tra la notte del 17 e del 18 maggio in un hotel di Detroit mentre era in tour con la sua band, era nato nella 'Emerald City' il 20 luglio 1964. Per tutto il giorno gli abitanti, e non solo, di Seattle, hanno portato mazzi di fiori e intonato canti nei luoghi simbolo che hanno visto nascere e crescere i Soundgarden, come il 'giardino musicale' di Magnuson Park, dove sono presenti delle installazioni sonore che hanno ispirato il nome della band
Il corpo di Cornell è stato trovato l'altra notte nella sua stanza dell'MGM Grand Casino Hotel a Detroit: il cantante era impegnato in un tour con i Soundgarden. Nella tarda serata di ieri il medico legale ha confermato che il cantante si è impiccato: è stato trovato nel bagno della sua stanza da un amico di famiglia dopo che sua moglie, Vicky Karayiannis, gli aveva chiesto di controllare dove fosse suo marito preoccupata da una precedente conversazione. La notizia del suicidio ha creato grande sconcerto, scatenando una giostra mediatica di ipotesi e speculazioni.
Nel comunicato, la famiglia ipotizza che Cornell potrebbe aver assunto una dose di Ativan (un ansiolitico) superiore a quella consigliata: tra i possibili effetti collaterali del farmaco sono indicati anche paranoia e istinti suicici.
La moglie Vicky ha anche raccontato come si sono svolti i fatti che hanno portato alla morte di Chris, sottolineando i suoi dubbi sulle cause del suicidio: "È tornato a casa per la festa della mamma, per passare un po' di tempo con noi, poi è ripartito mercoledì, il giorno del concerto, dopo aver passato un po' di tempo con i suoi figli. Quando abbiamo parlato al telefono, prima del concerto, abbiamo deciso che saremmo andati in vacanza durante il Memorial Day e abbiamo parlato di altri cose che avremmo voluto fare. Ho notato che biascicava e mi sembrava diverso. Quando mi ha detto che forse aveva preso una o due pasticche in più di Ativan, ho chiamato la sicurezza e ho chiesto che andassero a controllare come stesse. Quello che è successo è inspiegabile e spero che i prossimi risultati medici ci forniscano delle informazioni aggiuntive. So che amava i suoi bambini e che non avrebbe mai voluto fargli del male, togliendosi intenzionalmente la vita".