Alt-J, quando la geometria delle note è sexy: arriva 'Relaxer', "l'album della maturità"
giulia echites
Il trio inglese, vincitore di un Mercury Prize, pubblica il nuovo album: "Nell'arte deve esserci sempre un progresso", raccontano da Londra. In Italia li vedremo dal vivo, per un'unica data, il 28 giugno a Ferrara
3 minuti di lettura
LONDRA - Gli Alt-J hanno reso sexy la geometria e sono stati precursori nell’affiliare i loro fan in nome di quel disagio che in pochi casi è autentico come nel loro. Lo esprimono con testi senza senso (salvo quando si tratta di dichiarare l’amore per i triangoli, la loro 'forma preferita'. In quel caso sono direttissimi...) o con un genere fluido che fa fatica a trovare la sua collocazione nel mondo della musica. Tutto questo era An Ansome Wave - che ha vinto il Mercury Prize, il premio britannico al miglior disco dell’anno, ed era This Is All Yours. L'anno: 2012 e 2014.
Il prossimo 9 giugno uscirà Relaxer, il terzo album della band inglese. Lo hanno realizzato in poco più di un anno: a inizio 2015 finiva il loro tour, quindi Joe Newman, Gus Unger-Hamilton e Thom Green si sono presi sei mesi di pausa, ciascuno curando progetti individuali: Gus, il tastierista, ha aperto un cafè a Londra, Thom, il batterista, ha pubblicato un album da solista e Joe ha prestato la sua voce ad altri musicisti. Ma gli Alt-J non sono mai stati in discussione: “Abbiamo sempre continuato a scrivere, un po’ per volta, ognuno per conto suo”. Ad agosto del 2015 decidono che è il momento di ritrovarsi per mettere insieme le idee, entreranno in studio di registrazione a novembre 2016.
Alt-J, il terzo album è 'Relaxer'
Incontriamo gli Alt-J a Londra (aspettando di rivederli dal vivo in Italia, il primo luglio a Ferrara) per farci raccontare Relaxer, per chiedergli, tra le altre cose, se la scelta di inserire una cover di Woody Guthrie è legata al fatto che ci siamo, questo è “l’album della maturità”. In realtà no, ci diranno che è solo uno spunto, il punto di partenza per scrivere la loro House of the Rising Sun e che non c’è bisogno di etichettare niente. Ma di evolversi sì, “nell’arte ci dovrebbe essere sempre progresso”. Restano comunque alcuni punti fermi anche in Relaxer: i nonsense di chi scrive e l’imbarazzo di chi ascolta, che dura però il tempo di essere travolti da tastiera e sintetizzatori. La copertina del nuovo disco, 'Relaxer' Non siete stanchi di chi continua a paragonarvi ai Radiohead, The XX o Wild Beasts? Gus Unger-Hamilton: "Credo che il confronto tra gruppi musicali sia una cosa normale, ma che non sia più troppo utile. Con internet adesso ognuno può ascoltare la musica che vuole senza il bisogno di stare a spiegare cosa e perché ha scelto quel musicista. Prende il cellulare, si collega a Spotify e ascolta". Joe Newman: "Sì, come ha detto Gus è inevitabile che si facciano confronti e comunque lusinga essere paragonati a gruppi che noi per primi ascoltiamo. Fa piacere essere accomunati alle band che ascoltavamo quando eravamo adolescenti e che continuiamo ad ascoltare ora".
Se foste voi a dovervi descrivere? G.: "Tre amici a cui piace fare musica". J.: "Sì è una questione di connessione. Non abbiamo bisogno di spiegare la nostra musica l’uno all’altro, ci capiamo subito e alla base di tutto c’è la fiducia. Quando scriviamo siamo tranquilli: Gus avrà sempre il mio appoggio, lo stesso vale per Thom e questo è molto importante. Di ogni nuova canzone sappiamo quale parte ci piace e quale no, facciamo musica senza pensare troppo alle etichette, senza stare a categorizzare". [[ge:rep-locali:repubblica:166386216]] Credete che si possa crescere anche senza cambiare troppo? G.: "Credo che alcuni musicisti possano fare lo stesso tipo di musica per sempre, se il loro obiettivo è quello di scrivere per determinati bisogni delle persone. In generale per chi fa musica per una vocazione artistica il progresso è naturale, se non c’è non è un buon segno. Nell’arte ci dovrebbe essere sempre progresso". J.: "Devi fare uno sforzo maggiore per non cambiare che per cambiare, l’evoluzione viene naturale. I nostri pezzi prendono inspirazione dalle situazioni nuove ed è difficile scrivere lo stesso tipo di musica, anche perché dovresti capire cosa ti viene meglio, estrapolarlo e riprodurre solo quello: non è facile. Cambiamo perché è una cosa naturale".
Come nei vostri lavori precedenti, anche in Relaxer troviamo dei nonsense, dei riferimenti al Giappone, delle collaborazioni. J.: "Non bisogna interpretare i testi letteralmente e le collaborazioni con altri musicisti ci stimolano, a volte una voce femminile in un particolare momento di una particolare canzone è solo quello che serve. Quanto al Giappone è più una licenza artistica". G.: "Ci sono dei punti fermi nelle nostre canzoni, il che non significa non evolvere musicalmente". Quindi la vostra House of the Rising Sun è un’evoluzione rispetto all’originale? G.: "Abbiamo preso la versione di Woody Guthrie come punto di partenza ma poi abbiamo cambiato il centro della narrazione: non è più qualcuno che racconta di sé, ma è la storia del padre di qualcuno. I temi sono quelli di House of the Rising Sun: c’è il peccato, la disperazione, una vita sbagliata, ma poi abbiamo voluto inserire il nostro ritornello e abbiamo scritto la seconda strofa. Possiamo dire che è quasi un caso se è una cover perché nell’essenza abbiamo messo molto del nostro".
In questo viaggio che è Relaxer passate pure da Verona, da casa di Giulietta. Ci siete mai stati? J.: "No non siamo mai stati a Verona. Avevo letto un articolo in cui si parlava del rischio di dover cambiare la statua di Giulietta perché si stava deteriorando a causa di tutti quelli che continuavano a sfregare le loro mani sul suo seno. Mi aveva colpito quell’articolo così l’ho salvato pensando che mi sarebbe tornato utile in futuro...".
Il pezzo di chiusura dell’album, Pleader, è un inno, una preghiera, ma credo potrebbe essere la colonna sonora perfetta per un episodio di Game of Thrones. Avete mai pensato di fare qualcosa di simile? G.: "No, non ci abbiamo mai pensato, ma potrebbe essere divertente. I film, le colonne sonore ci interessano tanto quanto la musica. In effetti la canzone è stata registrata in uno studio all’interno di un edificio medievale che in qualche modo ricorda l’ambientazione di Game of Thrones quindi, perché no...".