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Radiohead, tutti i fantasmi di "Ok Computer"

Venti anni dopo la band ripercorre in un'intervista a "Rolling Stone Usa" la genesi del capolavoro che torna arricchito da inediti. Che consiglio darebbe Thom Yorke al Thom di allora? "Non prenderti così sul serio"

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Era il 1997 e si trovavano nella sonnolenta cittadina inglese di Bath, nel maniero centenario di St Catherine’s Court, in ritiro artistico per dare un seguito a un album fortunato e molto promettente dal punto di vista commerciale come The Bends. E fu lì che Thom Yorke, nel bel mezzo delle sei settimane dedicate all’esilio autoimposto, diventò ossessionato dai fantasmi che secondo le leggende abitavano la vecchia casa di campagna, compresa quello di una figlia illegittima di Enrico VIII. "A un certo punto svegliandomi una mattina dopo una notte intera ad ascoltare le voci decisi che dovevo tagliarmi i capelli". Ma con le forbicette del coltellino svizzero si procurò dei tagli, finché il batterista della sua band non venne in suo soccorso.
La band è quella dei Radiohead e questo è uno dei tanti aneddoti citati in una lunga intervista rilasciata dal gruppo di Oxford a Rolling Stone Usa per celebrare i venti anni dell’album che realizzarono al St Catherine’s Court: Ok Computer. Quel lavoro torna il 23 giugno in una nuova versione rimasterizzata con il titolo OKNOTOK in vari formati con le otto b-side dell’epoca e tre brani inediti: Man of War, Lift e I Promise, che sarà pubblicato anche come singolo.
Per Yorke e compagni fu un periodo incredibilmente creativo. Avrebbero potuto accontentarsi di assecondare le aspettative e scrivere altri inni pop-rock come avrebbe voluto la casa discografica. Avrebbero potuto cavalcare l’onda del brit pop. "Ma per noi era solo revival degli anni Sessanta", dice il chitarrista Jonny Greenwood, "era il sogno di vivere in un’altra epoca. Ma se prendi quella strada tanto vale mettersi a fare il complessino di jazz modello Dixieland". Invece decisero di non porsi limiti, influenzati dagli ascolti sul pullman in tour: da Pet Sounds dei Beach Boys a What’s going on di Marvin Gaye fino a Bitches Brew di Miles Davis. "Ci influenzò tantissimo, era quello che volevamo fare", dice Greenwood, oggi anche autore di numerose colonne sonore, l’ultima quella per il film You were never really here di Lynne Ramsay che a Cannes è valso un premio a Joaquin Phoenix, "non ci preoccupava il fatto che nessuno di noi avesse o sapesse suonare la tromba o ne avesse mai desiderata una. Comunque avevamo il tipo di arroganza che ti fa dire 'Sì, possiamo farcela'".
Il risultato è uno degli album più influenti degli ultimi venti anni, con brani come Paranoid Android, Let down, No surprises e Karma police ("Era la prima volta che lavoravamo in questo modo", ricorda a Rolling Stone Usa il produttore Nigel Godrich ripercorrendo la genesi del brano. A Thom Yorke non piaceva la seconda parte del brano, da solo con Godrich si mise a lavorare su campionamenti e loop).
La copertina della nuova versione di "Ok Computer" 
Considerato l’ultimo capolavoro del rock che veniva prima, ma anche il primo della musica che arrivò dopo, Ok Computer era così ambizioso da strappare paragoni con i Pink Floyd ("A me neanche piacevano", ammette il chitarrista Ed O’Brien), così ingombrante da costringere la band a girare pagina completamente con il lavoro successivo, Kid A, che abbracciava l’elettronica. In mezzo c’erano gli artisti e gli esseri umani. Tormentati allora più di oggi. E solo recentemente Yorke ha iniziato a fare pace con quei fantasmi. La grande responsabilità che quel disco comportava i Radiohead non la volevano e hanno cercato per un’intera carriera a evitarla reinventandosi. "Ho sempre combattuto in tutti i modi l’idea che fossimo una band da batteria, chitarra e basso", dice oggi il cantante a proposito dell’idea di tornare dopo venti anni a registrare con il gruppo dal vivo in studio, "ma se è quello che la gente vuole provare, sono troppo vecchio per mettermi lì con un martello a dire 'dobbiamo fare così!'. Vorrei sentirmi libero, ma non è facile". Ma a sdrammatizzare è lo stesso Thom Yorke con il consiglio che darebbe al Thom Yorke 28enne di Ok Computer che più o meno suona così: "Non prendere tutto così fottutamente sul serio".
La copertina di "Rolling Stone Usa" 
I Radiohead saranno in Italia per due concerti per presentare l'album del 2016 A moon shaped pool: il 14 giugno a Firenze e il 16 al festival I-Days di Monza.