ROMA - IL CATALANO Alfonso Lanza è nel gruppo che dirige il "Primavera Sound" di Barcellona, uno degli appuntamenti internazionali più attesi. Ma a Lanza tocca anche la ricerca degli sponsor del Primavera che inizia oggi e prosegue fino al 3 con i concerti di Arcade Fire, Solange, Bon Iver e Van Morrison. Il festival è già sold out, 55 mila spettatori per sera.
Anche al "Primavera" ormai la maggior parte dei biglietti viene venduta prima dell'annuncio del cast?
"Sì, prima dell'annuncio abbiamo venduto il 60% dei biglietti. Solo 5 anni fa non era così e, anche se non nascondo che il fattore decisivo è nella possibilità di risparmiare acquistando in anticipo, credo dipenda dal fatto che la gente sa che qui troverà comunque il polso della musica internazionale".
Nonostante l'esigenza di avere sponsor non avete mai ceduto sul nome.
"Il budget di un festival non può essere sostenuto solo con la vendita dei biglietti e con l'incasso di bar e ristoranti. Gli sponsor contribuiscono al 20 per cento sul budget totale. Abbiamo deciso di farci sostenere da quei marchi privati che ci danno più libertà, i meno intrusivi all'interno del festival".
Com'è cambiato il vostro pubblico?
"Più della metà arriva dall'estero, il 55%, e se solo 5 anni fa il 35% cento degli stranieri proveniva dal Regno Unito, ora arrivano da 120 paesi diversi. L'italiano è il pubblico che è cresciuto di più, quest'anno 3 mila e 600. Non è un festival di massa ma di una minoranza globale che mette la musica al primo posto".
In Italia la cultura del festival stenta.
"Credo ci siano troppi vincoli burocratici con le amministrazioni locali, almeno questo è ciò che mi dicono i promoter italiani".
Il secondary ticketing è un problema anche per un festival come il vostro?
"Lo è stato specialmente lo scorso anno, quando già a febbraio il festival era sold out e i biglietti si trovavano a prezzi altissimi, eppure non si poteva fare nulla perché in Spagna non c'è una legislazione specifica. Così quest'anno abbiamo realizzato un sito dove se qualcuno che ha acquistato il biglietto non può più utilizzarlo può metterlo in vendita aumentando solo fino al 15 per cento sul prezzo originario. Ci occupiamo noi di ritirare l'originale, di darne uno nuovo al compratore e di versare la percentuale al venditore. Questo disincentiva i compratori a cercarlo altrove".
Anche al "Primavera" ormai la maggior parte dei biglietti viene venduta prima dell'annuncio del cast?
"Sì, prima dell'annuncio abbiamo venduto il 60% dei biglietti. Solo 5 anni fa non era così e, anche se non nascondo che il fattore decisivo è nella possibilità di risparmiare acquistando in anticipo, credo dipenda dal fatto che la gente sa che qui troverà comunque il polso della musica internazionale".
Nonostante l'esigenza di avere sponsor non avete mai ceduto sul nome.
"Il budget di un festival non può essere sostenuto solo con la vendita dei biglietti e con l'incasso di bar e ristoranti. Gli sponsor contribuiscono al 20 per cento sul budget totale. Abbiamo deciso di farci sostenere da quei marchi privati che ci danno più libertà, i meno intrusivi all'interno del festival".
Com'è cambiato il vostro pubblico?
"Più della metà arriva dall'estero, il 55%, e se solo 5 anni fa il 35% cento degli stranieri proveniva dal Regno Unito, ora arrivano da 120 paesi diversi. L'italiano è il pubblico che è cresciuto di più, quest'anno 3 mila e 600. Non è un festival di massa ma di una minoranza globale che mette la musica al primo posto".
In Italia la cultura del festival stenta.
"Credo ci siano troppi vincoli burocratici con le amministrazioni locali, almeno questo è ciò che mi dicono i promoter italiani".
Il secondary ticketing è un problema anche per un festival come il vostro?
"Lo è stato specialmente lo scorso anno, quando già a febbraio il festival era sold out e i biglietti si trovavano a prezzi altissimi, eppure non si poteva fare nulla perché in Spagna non c'è una legislazione specifica. Così quest'anno abbiamo realizzato un sito dove se qualcuno che ha acquistato il biglietto non può più utilizzarlo può metterlo in vendita aumentando solo fino al 15 per cento sul prezzo originario. Ci occupiamo noi di ritirare l'originale, di darne uno nuovo al compratore e di versare la percentuale al venditore. Questo disincentiva i compratori a cercarlo altrove".