Spettacoli

OPERA

Il 'Nabucco' di Verdi è spaventoso: i colpi a salve spaventano la questura di Verona

L'opera lirica di Giuseppe Verdi, in scena dal 23 giugno fino al 27 agosto, in piazza Bra nell'ambito di 'Verona sotto l’Arena', finisce addirittura in questura. Tutta 'colpa' dei potenti colpi di cannone e di fucile (a salve) esplosi dagli attori che rischierebbero di turbare la popolazione

3 minuti di lettura
Esplosioni e colpi di fucile. Anche se a salve, seppure attutiti e ben 'racchiusi' entro il gigantesco catino di un anfiteatro romano all’aperto, in questi tempi nervosi sono questione di ordine pubblico. Anche la sera, in piazza Bra a Verona sotto l’Arena. Tant’è che per mettere le mani avanti, in occasione delle prove troppo sonore e realistiche del Nabucco di Verdi che inaugura venerdì 23 la 95esima stagione d’opera all’aperto, s’è mossa addirittura la questura. Imponendo anche all’ufficio stampa, comunicazioni ufficiali che tranquillizzassero la popolazione sui notturni rumori sospetti. In Arena non c’erano commando né uomini armati. Soltanto decine e decine di comparse con lo schioppo carico (a salve appunto) e cannoni non meno inoffensivi ma dal botto impressionante come dicono i pochi ammessi alle prove. E che, dicono, sono molto cinematografiche: la regia piacerà ma creerà polemiche.
 
Tutta 'colpa' del nuovo spettacolo e dell’originale lettura scenica. Perché dopo due anni di lotta di sopravvivenza, la stagione lirica all’aperto più antica e celebre del mondo si inaugura con una produzione nuova di zecca. Non con una ripresa, come accaduto negli ultimi anni causa austerità di bilanci e di idee artistiche. Segno che nonostante le cadute in stile operettistico - come il folkloristico bando per la copertura dell’anfiteatro - la fase acuta della crisi è stata superata. La Fondazione rianimata dopo mesi di lacrime e sangue (e di commissariamento), avendo dovuto scaricare dall’organico il corpo di ballo, è stata tonificata dalla nomina di Giuliano Polo. Arrivato tra non pochi mugugni, perché 'imposto' dal ministro Franceschini (spalleggiato e consigliato da Carlo Fuortes, commissario straordinario), nel giro di pochi mesi il neo sovrintendente ha smussato le distanze col sindaco Flavio Tosi che voleva mettere uomini di sua fiducia, disboscato la fitta rete di amici, famuli e profittatori politici che s’aggiravano come avvoltoi sull’Arena e i suoi bilanci (sprofondati a un “meno” di oltre 20milioni) e arginato amichevoli ma sventate cordate imprenditoriali private che avrebbero voluto trasformarla in Spa. E, soprattutto, s’è ripresa la fiducia dei dipendenti, l’interesse della città e dei tour operator internazionali con un cartellone opulento.
 
Tra il 23 giugno e il 27 agosto verranno messe in scena sei produzioni operistiche: Nabucco, Tosca, Rigoletto, Madama Butterfly e la star areniana, Aida (oltre 650 rappresentazioni) in due diversi allestimenti: alternando l’avveniristico della Fura dels Baus a quello 'storico' ricalcato sulla prima edizione del 1913. Con i tre appuntamenti fuori cartellone (Roberto Bolle, IX Sinfonia di Beethoven e Zarzuela) fanno 48 serate. Questa inaugurazione così attesa, e venduta, fa ben presagire. Il botteghino potrebbe far meglio del 2016 quando oltre 370mila spettatori (quasi 8mila a recita) portarono alle casse quasi 23milioni di euro (467.239 a recita), con incremento dell’8,2% rispetto al 2015.
 
Nabucco, terza opera di Verdi, in Arena ha una lunga e fortunata storia artistica. Presentata per la prima volta nel 1930, per numero di rappresentazioni e stagioni (21, in 10 diversi allestimenti) occupa saldamente il terzo podio, dopo Aida e Carmen. In virtù della musica teatralissima e incalzante che il 9 marzo 1942, alla Scala, ebbe il merito di far “scoprire” il 29enne compositore di Busseto, aprendogli le porte a una carriera d’autore durata - prima dopo prima, successo dopo successo - mezzo secolo. Merito in particolare del fascino del suo coro-simbolo, il Va’ pensiero. In Arena è regolarmente bissato a favore di smartphone e dell’agiografia nazionalistico-risorgimentale che l’ha reso - suo malgrado e molti anni dopo la prima - una sorta di inno alla sollevazione popolare italiana.
 
Così il regista (e costumista) Arnaud Bernard e lo scenografo Alessandro Camera mescolando date, anni e fatti, per tenendo per buona la leggenda popolare del Verdi eroe del Risorgimento - nobile fandonia propagandistica nata a ridosso dell’Italia Unita - e cantore dei popoli oppressi dal giogo straniero, racconteranno Nabucco, nelle ore e nei giorni delle Cinque Giornate (Milano, 18-22 marzo 1948). Tra barricate fatte di oggetti comuni che si abbarbicano sulle gradinate e la facciata solenne della Scala sbrecciata dalle cannonate. "Sicuramente la colonna sonora di questo periodo storico è stato il melodramma italiano, e in particolare le opere di Verdi", ribadisce il regista Bernard. Scelta prevedibile visto che Nabucco è l’opera col coro 'risorgimentale' più famoso, assurto in tempi di furori molto meno rivoluzionari a simbolo di tutte le rivoluzioni italiane dell’Ottocento (ma alla Scala nel 1842 passò inosservato).
 
Del resto il binomio Verdi-Risorgimento ha già avuto spettacolari precedenti in tempi moderni: da Senso di Luchino Visconti (1954) che prese a paradigma un’altra opera (Trovatore) e teatro (La Fenice di Venezia), a Novecento di Bernardo Bertolucci (1976). Vero o falso storico che sia, la bellezza di Va’ pensiero e il suo orante fascino, conquisteranno anche cantato tra le barricate della Milano antiaustriaca. Così il dramma umano del protagonista Nabucco, padre e re assiro tradito negli affetti e infine conquistato dalla fede “nuova” del popolo ebraico, sarà altrettanto forte anche se la sua mente sacrilega non sarà risvegliata dal fulmine divino ma dalla pistolettata ravvicinata di un lombardo popolano figlio della rivoluzione. E al posto dei luoghi monumentali previsti dal libretto (le rive dell’Eufrate, il Tempio di Gerusalemme e i giardini pensili di Babilonia), il palcoscenico veronese ricostruirà piazze, edifici e palazzi che si richiamano al nostro immaginario risorgimentale. Mazzi di tricolori inclusi.