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Fleet Foxes, romanticismo e politica nell'era di Trump

Dopo il lungo esilio con "Crack-up" torna la band americana che ha riportato in auge il folk corale. Unica data italiana: il 3 luglio a "Ferrara sotto le stelle"
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Fleet Foxes, Crack-Up (Nonesuch)
 
Volpi (s)congelate. Si può diventare un punto di riferimento, un classico dei nostri tempi con solo due album all’attivo? È quello che è successo agli americani Fleet Foxes, con l’omonimo esordio del 2008 e il successivo Helplessness blues del 2011. Fin da subito - l’ep Sun giant uscito pochi mesi prima dell’lp di debutto - pubblico e critica li hanno adorati in egual misura, merito di un suono folk corale e immaginifico. Un ponte musicale aggraziato, potente ed evocativo che ha traghettato nell’immaginario contemporaneo le grandi lezioni folk-rock del passato, da Laurel Canyon al folk revival britannico. Uno dei migliori esempi di “Retromania” per dirla alla Simon Reynolds.
E poi? Dopo il tour mondiale di Helplessness blues qualcosa è cambiato nelle volpi. Le loro esigenze, il loro sguardo si è rivolto oltre l’orizzonte comune della band. E così il fu batt…
Fleet Foxes, Crack-Up (Nonesuch)
 
Volpi (s)congelate. Si può diventare un punto di riferimento, un classico dei nostri tempi con solo due album all’attivo? È quello che è successo agli americani Fleet Foxes, con l’omonimo esordio del 2008 e il successivo Helplessness blues del 2011. Fin da subito - l’ep Sun giant uscito pochi mesi prima dell’lp di debutto - pubblico e critica li hanno adorati in egual misura, merito di un suono folk corale e immaginifico. Un ponte musicale aggraziato, potente ed evocativo che ha traghettato nell’immaginario contemporaneo le grandi lezioni folk-rock del passato, da Laurel Canyon al folk revival britannico. Uno dei migliori esempi di “Retromania” per dirla alla Simon Reynolds.
E poi? Dopo il tour mondiale di Helplessness blues qualcosa è cambiato nelle volpi. Le loro esigenze, il loro sguardo si è rivolto oltre l’orizzonte comune della band. E così il fu batterista e già ottimo cantautore Josh Tillman ha lasciato i Fleet Foxes e si è imbarcato in una proficua carriera solista, trasformandosi in Father John Misty, l’indie crooner più amato/sbeffeggiato del panorama musicale attuale. Ascoltare il recente e densissimo Pure comedy e fare un giro in rete per credere. Ma soprattutto il leader e autore principale dei Fleet Foxes Robin Pecknold ha deciso di congelare a tempo indeterminato la band. Si è trasferito dal nord-ovest a New York, ha completato gli studi universitari alla Columbia, ha aperto alcuni concerti per l’amica Joanna Newsom, ha composto le musiche per uno spettacolo Off Broadway e ha partecipato al concerto omaggio a Gene Clark e al suo capolavoro “riscoperto” del 1974 No other, che all’epoca fu un sonoro fiasco. Ma sopratutto ha fatto tesoro della vita, delle esperienze extra musicali per alimentare la propria creatività. Per affinare la scrittura e delineare nuovi paesaggi sonori. Per dare nuovo smalto e nuovi territori di caccia alle sue volpi.Il nuovo disco. E così dopo sei anni ecco arrivare Crack-up. Un disco che riprende in parte quella tensione emotiva, dai tratti chiaroscurali, che permeava anche Helplessness blues.
D’altronde la situazione socio-politica in America non è che sia migliorata nell’ultimo lustro e l’elezione di Trump sulla carta non può che inasprire certe questioni. Far alzare il livello di guardia nel cittadino e nell’artista dotato di coscienza e senso critico.
Da un punto di vista tematico e di atmosfere Crack-up è un disco multiforme, che si muove su più livelli, privati e sociali. È allo stesso tempo un disco romantico e politico, che ricerca e inneggia alla creatività materiale e alla spiritualità. Ma le sorprese più grandi arrivano dagli arrangiamenti, i più ambiziosi mai proposti da Pecknold e soci. Il tutto senza scalfire quella fluidità emotiva, quelle esplosioni di magia musicale che sono il marchio di fabbrica dei Fleet Foxes. Ci sono brani ondivaghi e articolati, fin dal titolo, come l’iniziale I am all that I need / Arroyo seco / Thumbprint scar o il singolo Third of May / ?daigahara - dedicato all’amico fraterno e compagno di band Skyler Skjelset - che si muovono sinuosi e liberi tra luoghi, ricorrenze, sogni e desideri.
Anche negli episodi più canonici, per struttura e minutaggio, la meraviglia è sempre dietro l’angolo. Gli esempi più fulgidi sono Cassius, Naiads, Cassadies, il cambio improvviso nel ritornello di On another ocean (January / June), gli archi di I should see Memphis e Fool’s errand, secondo singolo estratto del quale merita anche il video firmato da Sean Pecknold, fratello di Robin, interessante regista, videomaker e storico collaboratore della band.
 
Arrendersi alla bellezza del mistero. Crack-up andrebbe ascoltato come un flusso unico, una corrente musicale che trasporta il naufrago ascoltatore verso un’ideale salvezza interiore. La tempesta è dietro l’angolo, attende minacciosa, ma la riva appare sempre più vicina.
E se su disco è possibile apprezzare tutte le sfumature, le gentili sperimentazioni dei Fleet Foxes, dal vivo tutto è amplificato dal loro affiatamento musicale e canoro. Lo hanno dimostrato per l’ennesima volta nel recente concerto in diretta Facebook alla Sydney Opera House. Un ottimo modo per presentare i nuovi brani e lanciare l’album. Due ore di assoluta qualità e intensità che molto presto arriveranno anche in Italia, in data unica il 3 luglio a Ferrara.
Con i Fleet Foxes è sempre stata una questione di bellezza e mistero. Come quando capita di incrociare una volpe nella notte. Ti scruta e si fa ammirare per un attimo e poi sparisce chissà dove, lasciandoti un afflato della potenza e della meraviglia della natura.