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'Give a Home', se il live (a casa tua) è benefico: le superstar unite per aiutare i rifugiati

Ed Sheeran, The National, Moby e Ludovico Einaudi sono solo alcuni degli artisti che partecipano all'evento organizzato da Amnesty International con Sofar Sounds. Mille artisti, per trecento concerti casalinghi, i cui proventi andranno a favore delle persone bisognose

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Ludovico Einaudi sarà a Milano, ed è sicuramente l’appuntamento più atteso. Ma nelle sei città italiane che oggi saranno protagoniste dell’evento organizzato da Amnesty International e Sofar Sounds (una startup londinese che organizza concerti negli appartamenti di privati, tenendo nascosta la location fino a pochi giorni prima) si esibiranno tanti altri artisti, tra cui i Calibro 35, Blindur o Wrongonyou. In altre città  del mondo, invece, prenderanno possesso dei salotti di non si sa chi, per esibirsi, Ed Sheeran, The National, Moby, Hozier, Ben Gibbard dei Death Cab for Cuties, i Fossils, l’elenco conta mille artisti, per trecento concerti in più di duecento città.
 

Ed Sheeran per i rifugiati, l'invito per Amnesty International


A smuovere tutto questo è stata la chiamata alla presa di coscienza operata dall’ong, che ha scelto le modalità di organizzazione di Sofar Sounds, sulla questione rifugiati. Give a Home, questo il nome dato all’evento che si tiene il 20 settembre, è stato lanciato il 20 giugno scorso, Giornata Mondiale del Rifugiato, con l'intento di catalizzare l’attenzione sulla crisi mondiale che ha visto, finora, “oltre 22milioni di persone costrette a lasciare il proprio Paese. Si tratta sicuramente della più grave emergenza di questo momento storico”, scrivono da Amnesty International.
 

'Give a Home', da Moby a Sheeran, mille artisti (benefici) per trecento show a casa


Non è sicuramente la prima volta che la musica si mobilita per raccogliere fondi e sensibilizzare su un tema, ma è probabilmente la prima volta per un evento del genere: nessun singolo benefico in uscita durante il periodo natalizio, nessun megaconcerto in una grande arena. In Italia le città interessate saranno - oltre a Milano - Verona, Napoli, Roma, Brescia e Udine. Agli artisti più conosciuti si affiancheranno band emergenti, alcune composte anche dagli stessi rifugiati. A Verona, ad esempio, suonerà la Mosaika Orchestra Interculturale, un ensemble di musicisti immigrati e italiani, che mescolano sonorità africane, baltiche e sudamericane.
 
Altri concerti, poi, sono stati organizzati a Washington, Seattle, Los Angeles, Londra, Amsterdam, Tokyo, San Paolo, e la formula è sempre la stessa: ad alternarsi saranno due o tre musicisti al massimo, per ogni show, ai quali si accompagneranno interventi di attivisti. Affianco ai nomi di artisti più conosciuti, ci saranno coloro che per i quali la crisi è anche personale. Il rifugiato siriano di origine palestinese Basel Zaraa, ad esempio, l’Orchestra dei musicisti siriani o il duo Faarrow, composto dalle sorelle Iman e Siham Hashi, nate in Somalia e rifugiate politiche in Canada.

La scorsa estate, Hamsa Mounif, membro dell’Orchestra siriana, ha ricevuto minacce di morte da parte di fondamentalisti islamici a Damasco, pronti ad ucciderla se lei non avesse smesso di cantare in giro per l’Europa. Non potendo rientrare nel suo Paese, Mounif ha chiesto e ottenuto - non facilmente - un permesso di soggiorno temporaneo per restare in Gran Bretagna.

Fino a qualche giorno fa, collegandosi al sito di Sofar Sounds, c’era la possibilità, oltre che di fare la propria donazione, di vincere un biglietto per uno dei salotti-palchi sparsi per il mondo dove si terranno gli show. Il numero massimo di ospiti che ogni appartamento può contenere è stato fissato a cento, ma se non siete tra coloro che si sono aggiudicati un posto sul divano e non  volete perdere il live di Ed Sheeran a Washington o quello di Moby a Los Angeles, ad esempio, Vice e Facebook Live proporranno delle dirette degli eventi.

Nelle parole di Amnesty International, il compito della musica, in questo caso, è quello di “insegnarci a guardare oltre le frontiere e capire quello che ci unisce”, anche perché - e questo invece lo dice in maniera molto semplice e chiara il rapper britannico Ghetts, che pure sarà protagonista di uno dei concerti - non dobbiamo pensare a quella dei rifugiati come a una condizione lontanissima da noi. “Tutti siamo degni di una casa, non solo del suo ricordo” e a chiunque, in qualsiasi momento, può succedere di perdere tutto: “Quanto è successo alla Grenfell Tower a Londra dimostra quanto rapidamente possano cambiare le circostanze della vita di una persona, per questo spero che eventi come quello organizzato da Amnesty e Sofar Sounds accendano l’attenzione su quello che è davvero un problema globale”.