Ed Sheeran per i rifugiati, l'invito per Amnesty International
A smuovere tutto questo è stata la chiamata alla presa di coscienza operata dall’ong, che ha scelto le modalità di organizzazione di Sofar Sounds, sulla questione rifugiati. Give a Home, questo il nome dato all’evento che si tiene il 20 settembre, è stato lanciato il 20 giugno scorso, Giornata Mondiale del Rifugiato, con l'intento di catalizzare l’attenzione sulla crisi mondiale che ha visto, finora, “oltre 22milioni di persone costrette a lasciare il proprio Paese. Si tratta sicuramente della più grave emergenza di questo momento storico”, scrivono da Amnesty International.
'Give a Home', da Moby a Sheeran, mille artisti (benefici) per trecento show a casa
Non è sicuramente la prima volta che la musica si mobilita per raccogliere fondi e sensibilizzare su un tema, ma è probabilmente la prima volta per un evento del genere: nessun singolo benefico in uscita durante il periodo natalizio, nessun megaconcerto in una grande arena. In Italia le città interessate saranno - oltre a Milano - Verona, Napoli, Roma, Brescia e Udine. Agli artisti più conosciuti si affiancheranno band emergenti, alcune composte anche dagli stessi rifugiati. A Verona, ad esempio, suonerà la Mosaika Orchestra Interculturale, un ensemble di musicisti immigrati e italiani, che mescolano sonorità africane, baltiche e sudamericane.
'Give a Home', mille artisti suonano (gratis) nelle case per Amnesty International
Amnesty International, insieme con Sofar Sounds, ha organizzato 'Give a Home', una serie di concerti che si terranno il 20 settembre in tutto il mondo per accendere i riflettori su quella che è probabilmente la più grave crisi di questa epoca storica. "Con oltre 22 milioni di rifugiati, il diritto di tutti è quello di avere una casa, non solo il suo ricordo", scrive Amnesty International. In Italia ci saranno show organizzati in appartamenti (secondo le modalità di Sofar Sounds, startup londinese che porta gli artisti nei salotti di case private) di Milano, Verona, Napoli, Roma, Udine e Brescia. E tra i musicisti che, nelle varie città del mondo, hanno accettato di partecipare ci sono Ed Sheeran, Moby, Ludovico Einaudi, The National. Vice e Facebook Live proporranno dirette degli eventi
Altri concerti, poi, sono stati organizzati a Washington, Seattle, Los Angeles, Londra, Amsterdam, Tokyo, San Paolo, e la formula è sempre la stessa: ad alternarsi saranno due o tre musicisti al massimo, per ogni show, ai quali si accompagneranno interventi di attivisti. Affianco ai nomi di artisti più conosciuti, ci saranno coloro che per i quali la crisi è anche personale. Il rifugiato siriano di origine palestinese Basel Zaraa, ad esempio, l’Orchestra dei musicisti siriani o il duo Faarrow, composto dalle sorelle Iman e Siham Hashi, nate in Somalia e rifugiate politiche in Canada.
La scorsa estate, Hamsa Mounif, membro dell’Orchestra siriana, ha ricevuto minacce di morte da parte di fondamentalisti islamici a Damasco, pronti ad ucciderla se lei non avesse smesso di cantare in giro per l’Europa. Non potendo rientrare nel suo Paese, Mounif ha chiesto e ottenuto - non facilmente - un permesso di soggiorno temporaneo per restare in Gran Bretagna.
Fino a qualche giorno fa, collegandosi al sito di Sofar Sounds, c’era la possibilità, oltre che di fare la propria donazione, di vincere un biglietto per uno dei salotti-palchi sparsi per il mondo dove si terranno gli show. Il numero massimo di ospiti che ogni appartamento può contenere è stato fissato a cento, ma se non siete tra coloro che si sono aggiudicati un posto sul divano e non volete perdere il live di Ed Sheeran a Washington o quello di Moby a Los Angeles, ad esempio, Vice e Facebook Live proporranno delle dirette degli eventi.
Nelle parole di Amnesty International, il compito della musica, in questo caso, è quello di “insegnarci a guardare oltre le frontiere e capire quello che ci unisce”, anche perché - e questo invece lo dice in maniera molto semplice e chiara il rapper britannico Ghetts, che pure sarà protagonista di uno dei concerti - non dobbiamo pensare a quella dei rifugiati come a una condizione lontanissima da noi. “Tutti siamo degni di una casa, non solo del suo ricordo” e a chiunque, in qualsiasi momento, può succedere di perdere tutto: “Quanto è successo alla Grenfell Tower a Londra dimostra quanto rapidamente possano cambiare le circostanze della vita di una persona, per questo spero che eventi come quello organizzato da Amnesty e Sofar Sounds accendano l’attenzione su quello che è davvero un problema globale”.