Giovanni Allevi, un nuovo disco in equilibrio: "La mia vita artistica fra accademia e rock"
Ernesto Assante
Si intitola 'Equilibrium' il nuovo lavoro dell'artista. Due cd, dalle esecuzioni al pianoforte solo a quelle con gli archi dell'Orchestra sinfonica italiana al Concerto per pianoforte e orchestra eseguito, sotto la sua direzione, da Jeffrey Biegel. "Un lavoro in cui aleggia una grande libertà d'espressione"
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La ricerca dell’equilibrio. Scopo alto, difficile, per chiunque. Anche per Giovanni Allevi che, però, ha deciso di intitolare Equilibrium il suo nuovo lavoro, idealmente e fisicamente diviso in due parti: il cd1 con 10 tracce, introspettive e intense, di cui 5 eseguite da Allevi al pianoforte solo e 5 accompagnato dagli archi dell'Orchestra sinfonica italiana; e il cd2, totalmente diverso, con il Concerto per pianoforte e orchestra n.1, in tre movimenti, per la prima volta scritto per un altro pianista, il virtuoso americano Jeffrey Biegel, che lo esegue sotto la sua direzione.
La copertina del nuovo disco
Un equlibrio in realtà instabile, quello di Allevi: “Si, la mia vita artistica è stata sempre situata in un equilibro instabile tra forze contrastanti, rappresentate da Giovanni direttore d’orchestra, simbolo dell’accademia del quale sono un prodotto e dall’altro un black block sovversivo, rock, che forse è il Giovanni che avrei voluto essere, il cui spirito aleggia dentro la mia musica. L’equilibrio tra i due è molto difficile da raggiungere, io mi trovo a mediare tra i due ma in questa mediazione trovo che il mio volto è percorso da un sorriso divertito”.
Come è nato questo album?
“È il risultato di un periodo di isolamento su un'isola nell'Atlantico e di un’operazione agli occhi, per distacco della retina, avvenuta nel giugno scorso. Solitudine e “buio”, ma non c’è senso di tristezza o di abbandono, in tutto l'album aleggia una grande libertà d'espressione. Dovuta anche all’incontro con Jeffrey Biegel, maestro americano che vanta collaborazioni con Leonard Bernestein e Keith Emerson”.
Una collaborazione importante.
“Mi ha cercato per mail e dopo mesi di corrispondenza ci siamo incontrati a Milano per registrare l’album. E sarà con me per il prossimo tour, che si apre il 15 novembre al Teatro dal Verme di Milano, con 60 elementi dell'Orchestra Sinfonica Italiana, Biegel al piano e il Maestro Jeffrey Reed”.
Più che alla ricerca di un equilibrio, l’album appare volutamente senza un centro…
“Quasi nessuno di noi ha un centro, l’equilibrio di cui parlo non è certamente il raggiungimento di una pace finalmente. È piuttosto come essere sul surf tra le onde della vita, è l’equilibrio della persona anche arriva alla fine della giornata stressata perché strattonata da forze contrastanti, è quello che sento dentro di me e ho voluto raccontare. Il non sentire un centro è un elemento positivo, vuol dire che la musica è movimento, è una fiamma vivache può spegnersi in qualsiasi momento e che si nutre anche del conflitto”.
Sembra anche che, finalmente, si sia liberato di una certa ricerca del consenso da parte dell’accademia.
“Apro una parentesi: fondamentalmente non ho mai cercato il consenso dell’accademia, come mi sembra di aver detto altre volte quando affermavo ‘io sono l’accademia’. Quello che in realtà animava i miei pensieri era difendermi da un attacco che io consideravo ingiustificato. Ma facendo così sono entrato in un loop, anche autodistruttivo, di pensieri tuttavia inutili. Alla fine il mio compito è scrivere la musica, c’è un momento precedente in cui siamo io la musica e lo spartito, poi arrivano tutte le definizioni e i giudizi, tutti legittimi, ma vengono comunque dopo. Adesso, chissà perché, sono arrivato a questa consapevolezza, all’accettazione di tutto quanto è accaduto, e al tempo stesso sento forte l’esigenza di dedicarmi solo alla musica”.