Kasabian, 'For crying out loud': in missione per salvare quel che resta del rock
Ernesto Assante
La band pubblica un nuovo album e torna in Italia, il 3 novembre al Forum di Assago. Il leader Serge Pizzorno: "Un disco come quelli che si facevano negli anni Settanta, stessa forza emotiva e spirito di speranza"
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I Kasabian sono in missione per salvare quello che resta del rock. Ci hanno pensato su e per rendere chiaro il loro obiettivo hanno realizzato un album, For crying out loud, dove a dominare il suono sono le chitarre. “Ci piaceva l’idea di un album fatto essenzialmente di chitarre, un disco rock come quelli che si facevano negli anni Settanta, con lo stesso spirito di speranza, con la stessa forza emotiva”, ci dice Serge Pizzorno e, ascoltando l’album, è impossibile avere dubbi.
Rock, insomma, ma senza nostalgia, senza fare finta che il tempo non sia cambiato e che gli anni che stiamo vivendo non siano difficili. Anzi, l’album è, probabilmente, più pieno di verità e di sentimento di quanto non fossero gli album precedenti: “E’ vero, mi sono molto ispirato a John Lennon, al suo modo di rapportarsi alle canzoni e alla vita. Lui voleva che il suo lavoro fosse diretto, semplice e onesto, pieno di poesia ma allo stesso tempo in grado di essere capito immediatamente dalla gente. Io non ho mai scritto davvero così, per me è stata una prima volta, ma credo che il risultato sia davvero diverso da tutto quello che abbiamo fatto prima”.
For crying out loud è un album in cui i Kasabian mettono a fuoco meglio di quanto abbiano fatto prima qual è il cuore della loro musica, quale sono i temi che stanno loro a cuore, quale debba essere il suono adatto a raccontare la vita di oggi. Quindi molte canzoni d’amore, ma anche temi personali, “perché ci interessava abbattere le barriere tra noi e chi ci ascolta. Non ci è mai interessato essere delle rockstar, vogliamo essere dei musicisti, una grande band, in grado di far divertire la gente ma anche di farla pensare, di commuoverla, un gruppo che sappia condividere i suoi sentimenti con gli altri. Maturità? Non lo so, certo è che crescendo si cambia, e a noi cambiare, crescere, piace molto”.
Salvare quel che resta del rock’n’roll non è un’obiettivo piccolo o semplice, provare a dare un senso a un suono che è parte della storia ma poco centrale nell’immaginario collettivo delle giovani generazioni è un compito difficile. “Ma vale la pena provarci, no?”, dice ancora Pizzorno, “la musica pop domina l’universo ma è confusa, non ha un centro e spesso non ha nemmeno un buon motivo per esistere se non il successo fine a se stesso. Va bene, ma i ragazzi, dopo essersi divertiti per un po, non ne capiscono il significato. Il rock li sfida, li spinge, è più vivo e più interessante, ha un calore e una passione che possono ispirare i ragazzi non solo nella musica ma anche nel loro modo di vedere il mondo. Quindi il nostro obbiettivo resta quello di suonare chiaro e suonare rock”. Passione e sentimento al centro di tutto “per piangere urlando”, anche se la traduzione del titolo non è letterale, “Sì, per non vergognarsi dei propri sentimenti, per dire chiaramente quello che abbiamo nel cuore”, dice ancora Pizzorno.
La band sta per tornare in Italia per esibirsi il 3 novembre al Forum di Assago: “Non vedo l’ora di tornare a suonare in Italia”, dice il leader dei Kasabian, “non solo per il mio personale legame con questo paese, ma soprattutto perché è assolutamente vero che suonare in Italia è decisamente diverso, il rapporto con il pubblico è diverso, il calore e la forza che ci arriva dalla platea non ci arriva in nessun’altra parte del mondo”.