Nic Cester, l'italiano di Melbourne, dai Jet alla vita solista: "Vi presento The Milano Elettrica"
Luigi Bolognini
Il cantante dei Jet, band di grande successo una decina di anni fa e da poco riformata, presenta 'Sugar Rush"', il primo disco da solista: "Ha tante radici diverse, esattamente come me. Ma ho scelto di vivere in Italia, siete meno provinciali che in Australia"
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Ci sono i momenti in cui devi riprenderti la tua libertà, inventarti un destino e una destinazione. Nic Cester l'ha fatto, lasciando prima i Jet, la band con cui nello scorso decennio ha venduto oltre 6 milioni di dischi (Are you Gonna be my Girl, per dire il successo più grande), poi la sua Melbourne, scegliendo di vivere in Italia. Ora la sua vita è a Milano dove, prima ancora di diventare padre di un bambino (accadrà a gennaio), lo è diventato di un disco. Il primo da solista, Sugar Rush, che uscirà il 3 novembre, un ricco e pregiatissimo cocktail di rock, soul, blues, ritmo tropicale, parecchio altro, suonato assieme a una superband, "anzi una superband super", The Milano Elettrica, di cui fanno parte anche Sergio Carnevale (Bluvertigo), Daniel Plentz (Selton), Adriano Viterbini (Bud Spencer Blues Explosion). Un cocktail di cui parla seduto a un tavolino di un bar, il Sexième Bistro, locale elegante e informale vicino ai Navigli che ha appena aperto assieme ad altri amici.
Nic Cester, dall’Australia a Milano la rinascita di una rockstar
Anzitutto dobbiamo dire Cester o Cestèr?
"In effetti Cestèr, ma l'ho scoperto io stesso solo l'anno scorso: i genitori di mio padre erano di Pordenone. E quando è morto, 13 anni fa, ho cercato di scoprire le sue radici, e quindi le mie, e mi sono messo a studiare la lingua. In più la mia fidanzata è venuta a studiare alla Bocconi. Ai tempi però Milano non era così bella, la trovavo addormentata, così siamo andati a vivere a Como. Solo di recente siamo tornati a Milano, che è diventata un'altra città, magnifica, piena di vita".
Non è poco, detto da uno che vive a Melbourne, una delle metropoli più frizzanti del mondo.
"Non creda: l'Australia è piuttosto provinciale. Siamo un'isola, quindi viviamo in un mondo tutto nostro. Un paradiso senza preoccupazioni, con una natura fantastica, ma chiuso in se stesso, dove si è però convinti di essere al centro del mondo. E poi Melbourne è divertentissima, vero, ma alla fine la conoscevo davvero tutta, non avevo niente più da scoprire. Qui sono in Europa, e in 30 minuti sono in Svizzera, in un'oretta in Francia. Tutta un'altra vita".
Veniamo all'altra vita musicale. Anzi, iniziamo con la sua vita precedente. I Jet si sono sciolti nel 2012, per poi riformarsi a inizio anno.
"Abbiamo aperto alcuni concerti di Bruce Springsteen, suoneremo ancora assieme, sono contento. Ora siamo diversi rispetto ad allora, a quando giravamo il mondo, vendevamo milioni di dischi, vivevamo tutto con frenesia, eravamo sempre sotto pressione. I rapporti sono molto più rilassati. In questi anni ognuno ha preso la propria strada, ora torniamo assieme per puro divertimento". La copertina del primo album da solista La sua strada qual è stata, da allora?
"Lunga. Non sapevo neanche se avrei continuato a fare musica o no. Ho vissuto a Berlino e ho iniziato a scrivere pezzi, ma per lungo tempo mi sono venute solo delle schifezze assolute che non ascolterete mai. Pian piano ho trovato la mia strada, unendo le tante sonorità che mi piacciono, non solo il puro rock dei Jet. Un po' come me, che sono australiano, ma anche italiano e pure scozzese, in sostanza sono cittadino del mondo".
E la band?
"Qui mi ha aiutato Tommaso Colliva, il produttore con cui ho registrato Sugar Rush, che ha trovato i musicisti scegliendoli nel mondo dell'indie-rock italiano. Abbiamo già fatto concerti assieme, aprendo le date italiane dei Kasabian, c'è grande intesa, c'è lo stesso ritmo che mettiamo nelle canzoni. Da febbraio ricominceremo a girare per i club, non vedo l'ora".