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'Vasco Modena Park' è un rito. Diventa film la festa che nessuno vorrebbe interrompere

Nelle sale cinematografiche dal 4 al 7 dicembre il film che celebra la serata del primo luglio, il concerto dei record per i 40 anni di carriera

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Riprese dall'alto, di lato, di fronte, attraverso, figuriamoci se Vasco perdeva l'occasione di immortalare in ogni possibile dettaglio il concerto della vita, al Modena Park, con 225.000 paganti, tutti lì, in delirio, in pura e smodata adorazione, lui che è anche un poco spaccone, almeno quanto è necessario per giustificare la sua leggenda rock, e aveva annunciato un solo concerto, una sola data in tutto l’anno, il primo luglio 2017.


Un solo concerto per far convergere l'intero suo popolo in una sola volta, per ritrovarsi, contarsi e, perché no, segnare un record assoluto e a suo modo fragoroso. Del resto un poco spacconi bisogna esserlo davvero per avere l'audacia di cominciare il concerto con una frase come "ho perso un'altra occasione buona stasera, è andata a casa con il negro la troia!", celeberrimo incipit di Colpa d'Alfredo, particolarmente adatta perché poi contiene la frase "abito appena fuori Modena" che per l’occasione diventa per forza il Modena park, un salto che dalla memoria porta dritti fino a quel tramonto che dà inizio alla festa che Vasco senza mezzi termini definisce "epocale". Il film è sostanzialmente la documentazione di quella serata unica e travolgente, con un'infinita distesa di spettatori. Le camere sono ovunque, non perdono le movenze di Vasco, dei suoi musicisti, ma vanno anche a cercare il pubblico, e sono facce felici, ebbre, convinte di partecipare a un rituale imperdibile. Cantano i versi a memoria, e nei momenti salienti sono tutti, ma proprio tutti, con una mano alzata e un telefonino che riprende, assecondando una modalità ormai irrinunciabile, anche a costo di dover vivere paradossalmente l'emozione della musica dal vivo  attraverso il filtro di un obiettivo.

'Modena Park' è film. In esclusiva 'Una splendida giornata'


Ma così è, unico segno di novità in quello che a tutti gli effetti è un codice antico. Vasco in questo non ha mai ambito a essere più di tanto innovativo, il rock lo vuole così, classico, solido, da manuale, e su quel lessico ipercollaudato sgrana il suo immaginifico rosario: Alibi, Ogni volta, Jenny (con Gaetano Curreri al piano), Anima Fragile, Rock’n’roll show, il tempo se lo prende tutto, secondo per secondo, più maturo e consapevole, con lo sguardo limpido e appagato che ha da qualche tempo a questa parte, da quando è rinato dopo la malattia e ha scoperto che a esser sani magari ci si può anche provare gusto. Una mare di gente e un mare di pezzi, alla fine sono ben 46, intervallati da frammenti di interviste in cui si confessa, racconta, spiega che le canzoni le fa per una sola ragione: per comunicare, per trasmettere le sue rabbie, i problemi, il disagio. E poi arrivano Vivere una favola, Una canzone per te, Va bene va bene così, una serata del genere va onorata con una scelta accurata e completa, fino alle estreme conseguenze de Gli spari sopra, Siamo noi, Sally, Vita spericolata e Albachiara, i pezzi che sono un rito nel rito, e che chiudono la festa che nessuno vorrebbe davvero interrompere.