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MUSICA

Charles Manson, tra Beatles e Beach Boys, il folle che voleva diventare una star del pop

Un disco ufficiale inciso nel 1967, l'amicizia con Carl e Brian Wilson dei Beach Boys, poi la strage 'ispirata' da 'Helter Skelter' dei Beatles. La carriera musicale mancata di Charles Milles Maddox

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Se proprio dobbiamo cercarla, la maledizione del rock è tutta nello sguardo delirante di Charles Manson, in quel suo proclamare al mondo che a dettargli i tempi della carneficina erano stati i Beatles. In particolare, nel White Album, i Fab 4 dicevano tra le righe che la guerra stava per arrivare, e guarda caso era proprio la guerra delle razze che voleva combattere lui, il diabolico persuasore.

I Beatles non c’entravano, va da sé, e abbiamo imparato col passare degli anni che se uno psicopatico vuole leggere a tutti i costi messaggi di malvagità nelle canzoni li può trovare dove vuole, anche in quelle di Biagio Antonacci. In particolare a Manson suonava bene Helter Skelter, un pezzo fragoroso, questo sì, che stabilì un archetipo hard rock, poi imitatissimo, ma che l’innocente Paul McCartney riferiva a un ottovolante, alle discese ardite di una giostra, tutto lì, anche se prima del pezzo Ringo urlava come un ossesso 'I got blisters on my fingers' ('Ho delle vesciche sulle dita'), ma solo riferendosi a quelle che gli si erano formate per aver suonato ore di seguito, anche se il pezzo finiva in un delirio di distorsioni e caos.


Per Manson non c’erano dubbi, era l’invito all’inferno, le discese erano nel buio dell’orrore, e quando Paul urlava 'here she comes' non era una comune 'lei', era la guerra in persona. I suoi adepti lo scrissero alle pareti col sangue delle vittime, ma sbagliarono e venne fuori 'Healter skelter', ma il riferimento era quello. Manson predicava così, dopo essere stato un rocchettaro mezzo fallito, ma aver guadagnato per un po’ di tempo del credito nell’entourage dei Beach Boys che alla fine dei suoi pezzi uno l’hanno inciso davvero.


Prima della strage, tracce musicali di Manson esistono, si possono perfino ascoltare, vicinanza alla musica ce l’aveva. Non solo, il vero dramma, per la cultura rock, era nel fatto che Manson fosse un simulatore feroce, ambiguo, abilissimo manipolatore, e che la sua dottrina delirante l’aveva mimetizzata con i panni della cultura hippie, la sua comunità assomigliava, almeno nell’aspetto, a una delle tante comunità che i ragazzi avevano creato nell’America alternativa di fine anni Sessanta, così che quando Manson e la sua banda furono arrestati, sembrò una mazzata mortale inferta alla già traballante cultura alternativa, che proprio nello stesso periodo stava celebrando il suo glorioso tramonto dall’altra parte del paese, sulla costa Est, con i tre giorni di pace, amore e musica di Woodstock.

Ma è una fascinazione che non è finita con l’arresto della banda. Con demenziale incoscienza, i Guns N’ Roses hanno inciso un suo pezzo, i Kasabian si sono chiamati così ricordando Linda Kasabian, una delle ragazze che facevano parte della banda, e Marilyn Manson si è così chiamato pensando a una provocatoria crasi tra un’icona del bene e una del male.