'Hey Joe', 50 anni fa l'esordio leggendario di Jimi Hendrix
L’occasione per diventare Jimi gliela offerse Chas Chandler, star degli Animals, che lo vide e lo ascoltò in America (Hey Joe fu il brano che, secondo la leggenda, convinse Chandler) e lo portò con sé in Inghilterra, dove il primo singolo, Hey Joe appunto, uscì nel 1966 e mise Hendrix al centro della scena. È privo di dubbio il fatto che il periodo più ricco, bello, importante della creatività hendrixiana sia stato quello in cui ha lavorato con il 'trio perfetto', ovvero gli Experience formati da lui, Noel Redding e Mitch Mitchell, con il produttore e 'scopritore' di Hendrix, l’Animal Chas Chandler, con gli ingegneri del suono George Chkiantz e il leggendario Eddie Kramer, con il mago degli effetti chitarristici e suo sodale creativo nel reparto tecnico Roger Mayer. Quello in cui Londra era la sua seconda patria, il luogo in cui finalmente si era 'liberato', aperto, aveva dato fuoco alle polveri della sua inventiva trovando terreno fertile, attenzione e anche il sostegno di una intera comunità di musicisti rock che, come lui, era alla costante, continua, quotidiana ricerca di un 'altrove' musicale che sembrava essere a portata di mano, anzi lo era. Diciotto mesi straordinari, prima che Hendrix tornasse negli Stati Uniti, come un re che tornava dall’esilio, pronto a riprendersi lo scettro ma anche a perdersi nei fumi del trionfo personale.
Jimi Hendrix, la chitarra che spalancò il futuro al mondo
Jimi Hendrix, all'anagrafe James Marshall Hendrix, chitarrista mancino di Seattle, morì il 18 settembre 1970 a 27 anni. Con il suo stile funambolico e personalissimo fu precursore di molto rock a venire attraverso le sue azzardate contaminazioni di blues, psichedelia, R'n'B, hard rock e funk. Eroe di Monterey (1967) e "Woodstock" (1969), è stato introdotto nella Rock and Roll Hall of Fame nel 1992. La sua discografia è copiosa anche se, paradossalmente, in vita pubblicò solo quattro album (più un'antologia). Ora escono le riedizioni di "The Cry of Love" e "Rainbow Bridge", che da tempo erano fuori catalogo
I due anni successivi furono contrastati e contrastanti, costretti tra la necessità di esibirsi continuamente dal vivo per pagare la costruzione dei suoi Electric Lady Studios a New York, sessioni di registrazione sempre meno regolari in creatività e in sostanza e concerti nei quali, invece, la creatività toccava vertici straordinari. E poi c’erano la droga, l’alcol, le donne. Tutto in dosi massicce e eccessive. Alcol e droga erano certamente molto diffusi nel nascente star system del rock, le droghe leggere inizialmente, quelle psichedeliche subito dopo, quelle pesanti verso la fine del decennio Sessanta. Hendrix, finita la fase 'esplorativa' e psichedelica, che aveva vissuto comunque senza freni o regole, arriva a sviluppare una dipendenza che è sì fisica, ma ancor più psicologica, che lo spinge sempre oltre, gli apre la mente verso visioni e illuminazioni, ma lo porta ad essere sempre più lontano dalla realtà, dai rapporti umani.
Monterey Pop 1967, la chitarra bruciata di Jimi Hendrix
Il rapporto con le donne certamente è essenziale per comprendere meglio la personalità hendrixiana. La figura della madre, morta quando Jimi aveva solo quindici anni, alcolista e malata di mente, certamente ha giocato un ruolo fondamentale nel disegnare l’universo di Hendrix, sia nel male (le paure, l’insicurezza, i bisogni), sia nel bene (la ricerca di salvezza nella musica, la possibilità di esprimere sentimenti attraverso la musica). E le molte donne raccontate nelle sue canzoni, alcune reali, altre solo immaginate, hanno fatto da perno per il suo 'storytelling' come oggi si usa dire, hanno fatto da specchio nel quale Jimi rifletteva e proiettava la sua immagine, hanno fatto da scenario (come nella copertina di Electric Ladyland) o da cuore della sua vita. Donne che lui ha celebrato in maniera carnale quanto sognante, donne che succhiano il suo sangue o che lo fanno volare, donne che in qualche maniera, neanche tanto sottintesa, giocano al sesso con lui e la sua chitarra, chiave di volta per entrare in un nuovo universo.
Jimi Hendrix, il chitarrista più amato della storia del rock
Cinquanta anni fa Jimi Hendrix conquistava Londra con una serie di concerti e con il suo primo singolo 'Hey Joe'. Da quel momento la sua ascesa fu inarrestabile, accompagnata dagli elogi della critica e dall'ammirazione dei suoi colleghi, che ogni sera si presentavano ai suoi show per ammirare il suo stile unico e inimitabile
La chitarra, dunque, un mezzo e un fine, uno strumento e un culto, un oggetto del desiderio e una mappa sulla quale Hendrix cercava, costantemente, la sua isola. Nessuno, prima e dopo di Hendrix, ha usato la chitarra in questo modo. Il suo stile, ineguagliato e inimitabile, metteva insieme spettacolarità e invenzione, il suo modo di suonare coniugava tecnica e innovazione, ogni nota dei suoi assolo sembrava essere li per un motivo specifico, per una necessità ineludibile, non era solo fascinazione e mistero, ma anche espressione di una realtà interiore che vedeva straordinariamente la luce. “La regola era che non c’era una regola”, ricordò Eddie Kramer, “e questo aprì le porte e noi corremmo fuori a cercare di realizzare tutti i suoni più incredibili che riuscivamo a immaginare”. Il risultato fu magnifico, perfetto, inaudito, in tre soli album Are you Experienced?, Axis: Bold as Love, Electric Ladyland.
Poi arrivò la fine, la morte a ventisette anni, la leggenda e infiniti album postumi, che ci hanno aiutato a scoprire altri bellissimi momenti musicali ma anche, soprattutto, il suo bisogno di musica, la sua torrenziale creatività, con tutti gli alti e i bassi del caso. Hendrix è stato, senza dubbio, il chitarrista elettrico più importante e innovativo del Novecento e la sua musica è ancora oggi, per molti versi, contemporanea e potente. Non ha lasciato, come forse era giusto, molti eredi, Prince ad esempio, il grande e scomparso Steve Ray Vaughan, il travolgente Neil Young (non per la tecnica ma per la libertà espressiva). Altri sono più modestamente imitatori del suono, ma quasi nessuno è riuscito a pareggiare, e men che meno a superare, l’inventiva, l’innovazione, la sorprendente capacità di illuminare il buio, che Hendrix ha avuto. E che cinquanta anni dopo la pubblicazione del suo album d’esordio, nel maggio del 1967, ancora ci emoziona.