Dolores O'Riordan, nel 2009 svelava: "Abbiamo una vita sola, bisogna essere felici, trovare la pace, curare il cuore"
Valeria Rusconi, VALERIA RUSCONIIn occasione del suo secondo (e ultimo) album da solista, 'No Baggage', la cantante era arrivata in promozione in Italia, a Milano. 'Repubblica XL' l'aveva incontrata: ne era nata una conversazione surreale, in cui emergevano già tutte le sue fragilità
Entriamo, ma la suite è vuota. «Dolcezza? Dove sei? Siamo pronti...», sussurra Don Burton, il marito-manager di Dolores O'Riordan, ex cantante dei Cranberries. Dolores sbuca dalla stanza da letto: è piccolissima, con i capelli decolorati di biondo, una tuta coperta di scritte dorate piuttosto pacchiana e non ha le scarpe. «Prima di uscire di qui dovrò obbligarti a metterle», le dice amichevolmente Don. Poi ci fa accomodare nel salottino e se ne va. «La maggior parte degli artisti non ama fare promozione, perché devi parlare molto», comincia Dolores, prima di qualsiasi domanda. «Il nostro lavoro è cantare e ballare e io non sono brava a parlare. Perché non cantiamo allora? Tu mi canti ciò che vuoi chiedermi e io le risposte!» e inizia a solfeggiare un delicato «la laa laaa!». Prima che l'irrimediabile possa compiersi, dico che il suo cd precedente, il debutto solista Are…
Entriamo, ma la suite è vuota. «Dolcezza? Dove sei? Siamo pronti...», sussurra Don Burton, il marito-manager di Dolores O'Riordan, ex cantante dei Cranberries. Dolores sbuca dalla stanza da letto: è piccolissima, con i capelli decolorati di biondo, una tuta coperta di scritte dorate piuttosto pacchiana e non ha le scarpe. «Prima di uscire di qui dovrò obbligarti a metterle», le dice amichevolmente Don. Poi ci fa accomodare nel salottino e se ne va. «La maggior parte degli artisti non ama fare promozione, perché devi parlare molto», comincia Dolores, prima di qualsiasi domanda. «Il nostro lavoro è cantare e ballare e io non sono brava a parlare. Perché non cantiamo allora? Tu mi canti ciò che vuoi chiedermi e io le risposte!» e inizia a solfeggiare un delicato «la laa laaa!». Prima che l'irrimediabile possa compiersi, dico che il suo cd precedente, il debutto solista Are You Listening?, il resoconto dell'esaurimento nervoso e della depressione causate dal successo, era molto cupo. Questo... Ma Dolores mi interrompe: «...è più positivo!». Sì, aggiungo, ma solo un po' di più. È perché i problemi sono ancora lì? «No», sminuisce lei, «come chiunque anch'io ho degli alti e bassi, la vita non è perfetta e non sarà mai perfetta. Sei d'accordo? Per me scrivere canzoni è una cura, una cosa che faccio inconsciamente, non ci penso, lo faccio e basta perché mi fa sentire molto meglio. Così ho scritto della vita in tutte le sue forme. Esperienze, viaggi, problemi...». In realtà, No Baggage, il suo nuovo cd, non è il massimo dell'allegria. Un brano, Switch off the Moment, sfiora addirittura un argomento da casa di cura psichiatrica, il “disturbo borderline di personalità”, “una grave patologia caratterizzata da instabilità pervasiva dell'umore, delle relazioni interpersonali, dell'immagine di sé, dell'identità e del comportamento, e una più generale anomalia nella percezione del senso di sé”: «Che carina! Sono I Puffi? Potete ancora vedere I Puffi in Italia?», risponde lei, avventandosi sulla mia borsa coperta dai simpatici folletti (in versione 'cattiva', quelli malefici di colore nero). Vista la reazione, riprovo a fare la domanda: parli di te, quando canti di “disturbo borderline di personalità”? «Oh, chiunque ha una personalità borderline», e mi guarda perplessa. «A volte ti senti triste, poi improvvisamente felice. Io ho una personalità estrema. Sono molto “bianco/nero”. Non esiste il grigio. Ma siamo tutti così, no? Switch off the Moment, in particolare, parla di insonnia. L'ho odiata! Quando hai troppe cose per la testa non puoi andare a dormire... E poi “booom!”. Quando ce la fai improvvisamente ti ritrovi nel buio, come se la tua mente se ne fosse andata via, fuori dal corpo...».
Parli della vita come di un viaggio, ma poi intitoli il disco No Baggage, “senza bagaglio”. Viaggiare leggeri è più facile?
«Sì, è molto meglio. Quando diventi vecchia, e vai avanti nel tuo viaggio, “meno è più”. Da giovane volevo prendere tutto, volevo fare tutto, ma alla fine quello che ho ottenuto è solo lo stress. Ora, non faccio né prendo troppo. Ho capito che si ha una vita sola e bisogna essere felici; trovare la pace; curare il cuore».
Quindi sei più istintiva di prima?
«Sì, ma è una cosa ottima. Inoltre, se pensi troppo agli altri, per gli altri, non può funzionare. Ho capito che le cose vanno fatte per sé. Così, se sei felice, coloro che ti stanno attorno lo sentono e anche loro possono essere felici».
Poi si alza e racconta della sua casa in Ontario (il marito è canadese, ndr). Mi parla dei procioni che le devastano la spazzatura, di essere stata quasi aggredita da un orso, nei boschi, e che le piace andare con il gatto delle nevi («sai cos'è il gatto delle nevi?», chiede. «Vrooom!» e mima il rumore) sul lago lì vicino, dove è stata scattata l'immagine di copertina del disco, che in inverno si congela. «Purtroppo non posso più fare certi movimenti» e sorridente, mi salta davanti, alzandosi il calzone fino alla coscia: «Vedi questa?». Mi mostra una lunga cicatrice sul ginocchio, «ho avuto una brutta operazione. Sono caduta mentre sciavo e mi sono rotta i legamenti. «Pensa, dovrei rifare di nuovo l'intervento. Ho quattro viti di metallo e un legamento artificiale in resina. Non sono più umana, da qui a qui». Torniamo al disco.
In Switch off the Moment canti di “pensieri del passato che si accumulano nella mia mente”. C'è qualcuno di questi pensieri che è più ingombrante degli altri?
«Oh, certo. Ma tutti ne hanno, non è vero? Tu non ne hai?».
Però canti anche di “scheletri nell'armadio”.
«Sì, perché non puoi sfuggire a te stessa. Quando canti, però, riesci ad accettare ciò che sei. E da quel momento, la tua aura diventa una buona aura. Impari ad amarti e a quel punto puoi donare amore. E crescere. In ogni caso, non andrò a parlare delle mie questioni private, che sia chiaro. Ma ho avuto alti e bassi nella mia vita. Come tutti, naturalmente».
Quindi invecchiare porta a prendere le cose con più filosofia?
«Sì, perché impari a conoscere la “pace” del cuore. Tu sei preoccupata di invecchiare?». Le dico che lo trovo fonte di noiose perdite di tempo, come la necessità di doversi tingere i capelli. «Ma tesoro!», sbotta lei, «fatteli rosa! Fatti una tinta pazza! Di un colore estremo, biondo platino, come me! Perché, devi sapere, non importa quanti anni hai. L'importante è quanti anni ha il tuo cuore e la tua mente». Poi continua: mi sono anche fatta dei tatuaggi. E inizia a spogliarsi, mostrandomeli: «Perché vedi, la vita è mia e ne faccio ciò che voglio».
Tuo marito è stato tour manager dei Duran Duran ed è così che lo hai conosciuto. Hai mai chiesto a Simon LeBon dei consigli su come affrontare i momenti difficili nella vita di una star, visto che lui ne ha dovuti affrontare molti?
«Oh, Dio! No! Ma te lo puoi immaginare? Quando sto con altri colleghi non parliamo mai di certe cose... Oh!», si alza, si precipita verso la finestra e dice: «Guarda! Ti saresti mai immaginata che nel cuore di una città potesse esserci un giardino tanto grande e bello?».
Già. In Fly Through dici invece di essere ancora alla ricerca di molte cose. Cosa ti manca?
«Imparo sempre ogni giorno che passa. Perché sai, la vita è un viaggio. Sei d'accordo con me? E c'è ancora molto che tutti noi dobbiamo imparare». Poi mi guarda dalla testa ai piedi e dice: «Tu non hai figli vero? No? Lo immaginavo. Riesco a capirlo dagli occhi di una persona. Dalla sua aura. Dalle sue emozioni. Ora riesco a “leggere” le “aure emozionali” molto bene e la tua parla chiaro. Comunque, «ci sono troppe cose importanti che sono rimaste non dette, su questo album».
Per esempio?
«La cosa più importante che vorrei tutti sapessero è questa: quando ascolterete il disco, fatelo come fosse un'opera d'arte. Forse, potrà ispirarvi e aiutarvi ad affrontare i vostri momenti di insicurezza. E farvi sentire forti e positivi».
Una sorta di esperienza simile alla lettura di un testo filosofico?
«Esatto!», sbotta lei, finalmente sorridente. «È una riflessione filosofica sul mio viaggio e sul perché sono arrivata qui. E del perché ho avuto alti e bassi. Perché la vita è imprevedibile. Non sai mai che cosa ti potrà riservare il futuro. Non puoi mai sapere come sarà il domani. E neppure che cosa troverai dietro quella porta, tra un'ora, quando deciderai di aprirla». Sembra una minaccia, perché suo marito è alto almeno due metri e sicuramente è dietro quella porta, ma faccio finta di nulla. Poi aggiunge: «La musica è una sfida con me stessa. Per esempio, mentre incidevo Throw Your Arms Around Me (che comincia con la sua voce in loop e dei suoni lounge-etnici in stile Buddha Bar), attraverso le palpebre potevo vedere dei buchi, con uno spazio infinito sopra di essi e vedevo, forse, sì, anche dello spazio sotto. Non so se anche a te capita lo stesso, ma se chiudi gli occhi forse riesci a vedere quei buchi e quello spazio. E quando vedo quei buchi, poi cerco di metterci qualcosa dentro, un suono, una sperimentazione».
Mentre rifletto sulle sue ultime parole, Dolores, forse per far passare più tempo senza domande noiose, mi riporta alla realtà. «Vieni», dice, accompagnandomi in bagno. Anche lì, incredibilmente, si trovano infatti i segreti di quel meraviglioso viaggio che si chiama vita: «Vedi, voi italiani siete fortunati. Avete del cibo ottimo. Succo d'arancia assolutamente fantastico! Avete una particolare propensione a curare i dettagli. Come queste saponette», e ne scarta una, mettendomela sotto al naso, per farmi sentire il profumo. «Non è buonissimo?», chiede. E così, nel bagno di un hotel, termina il nostro incontro. Che, nemmeno a dirlo, è schizzato direttamente al numero uno della mia classifica sui “momenti da ricordare” ai figli che, chissà, un giorno avrò.
Parli della vita come di un viaggio, ma poi intitoli il disco No Baggage, “senza bagaglio”. Viaggiare leggeri è più facile?
«Sì, è molto meglio. Quando diventi vecchia, e vai avanti nel tuo viaggio, “meno è più”. Da giovane volevo prendere tutto, volevo fare tutto, ma alla fine quello che ho ottenuto è solo lo stress. Ora, non faccio né prendo troppo. Ho capito che si ha una vita sola e bisogna essere felici; trovare la pace; curare il cuore».
Quindi sei più istintiva di prima?
«Sì, ma è una cosa ottima. Inoltre, se pensi troppo agli altri, per gli altri, non può funzionare. Ho capito che le cose vanno fatte per sé. Così, se sei felice, coloro che ti stanno attorno lo sentono e anche loro possono essere felici».
Poi si alza e racconta della sua casa in Ontario (il marito è canadese, ndr). Mi parla dei procioni che le devastano la spazzatura, di essere stata quasi aggredita da un orso, nei boschi, e che le piace andare con il gatto delle nevi («sai cos'è il gatto delle nevi?», chiede. «Vrooom!» e mima il rumore) sul lago lì vicino, dove è stata scattata l'immagine di copertina del disco, che in inverno si congela. «Purtroppo non posso più fare certi movimenti» e sorridente, mi salta davanti, alzandosi il calzone fino alla coscia: «Vedi questa?». Mi mostra una lunga cicatrice sul ginocchio, «ho avuto una brutta operazione. Sono caduta mentre sciavo e mi sono rotta i legamenti. «Pensa, dovrei rifare di nuovo l'intervento. Ho quattro viti di metallo e un legamento artificiale in resina. Non sono più umana, da qui a qui». Torniamo al disco.
In Switch off the Moment canti di “pensieri del passato che si accumulano nella mia mente”. C'è qualcuno di questi pensieri che è più ingombrante degli altri?
«Oh, certo. Ma tutti ne hanno, non è vero? Tu non ne hai?».
Però canti anche di “scheletri nell'armadio”.
«Sì, perché non puoi sfuggire a te stessa. Quando canti, però, riesci ad accettare ciò che sei. E da quel momento, la tua aura diventa una buona aura. Impari ad amarti e a quel punto puoi donare amore. E crescere. In ogni caso, non andrò a parlare delle mie questioni private, che sia chiaro. Ma ho avuto alti e bassi nella mia vita. Come tutti, naturalmente».
Quindi invecchiare porta a prendere le cose con più filosofia?
«Sì, perché impari a conoscere la “pace” del cuore. Tu sei preoccupata di invecchiare?». Le dico che lo trovo fonte di noiose perdite di tempo, come la necessità di doversi tingere i capelli. «Ma tesoro!», sbotta lei, «fatteli rosa! Fatti una tinta pazza! Di un colore estremo, biondo platino, come me! Perché, devi sapere, non importa quanti anni hai. L'importante è quanti anni ha il tuo cuore e la tua mente». Poi continua: mi sono anche fatta dei tatuaggi. E inizia a spogliarsi, mostrandomeli: «Perché vedi, la vita è mia e ne faccio ciò che voglio».
Tuo marito è stato tour manager dei Duran Duran ed è così che lo hai conosciuto. Hai mai chiesto a Simon LeBon dei consigli su come affrontare i momenti difficili nella vita di una star, visto che lui ne ha dovuti affrontare molti?
«Oh, Dio! No! Ma te lo puoi immaginare? Quando sto con altri colleghi non parliamo mai di certe cose... Oh!», si alza, si precipita verso la finestra e dice: «Guarda! Ti saresti mai immaginata che nel cuore di una città potesse esserci un giardino tanto grande e bello?».
Già. In Fly Through dici invece di essere ancora alla ricerca di molte cose. Cosa ti manca?
«Imparo sempre ogni giorno che passa. Perché sai, la vita è un viaggio. Sei d'accordo con me? E c'è ancora molto che tutti noi dobbiamo imparare». Poi mi guarda dalla testa ai piedi e dice: «Tu non hai figli vero? No? Lo immaginavo. Riesco a capirlo dagli occhi di una persona. Dalla sua aura. Dalle sue emozioni. Ora riesco a “leggere” le “aure emozionali” molto bene e la tua parla chiaro. Comunque, «ci sono troppe cose importanti che sono rimaste non dette, su questo album».
Per esempio?
«La cosa più importante che vorrei tutti sapessero è questa: quando ascolterete il disco, fatelo come fosse un'opera d'arte. Forse, potrà ispirarvi e aiutarvi ad affrontare i vostri momenti di insicurezza. E farvi sentire forti e positivi».
Una sorta di esperienza simile alla lettura di un testo filosofico?
«Esatto!», sbotta lei, finalmente sorridente. «È una riflessione filosofica sul mio viaggio e sul perché sono arrivata qui. E del perché ho avuto alti e bassi. Perché la vita è imprevedibile. Non sai mai che cosa ti potrà riservare il futuro. Non puoi mai sapere come sarà il domani. E neppure che cosa troverai dietro quella porta, tra un'ora, quando deciderai di aprirla». Sembra una minaccia, perché suo marito è alto almeno due metri e sicuramente è dietro quella porta, ma faccio finta di nulla. Poi aggiunge: «La musica è una sfida con me stessa. Per esempio, mentre incidevo Throw Your Arms Around Me (che comincia con la sua voce in loop e dei suoni lounge-etnici in stile Buddha Bar), attraverso le palpebre potevo vedere dei buchi, con uno spazio infinito sopra di essi e vedevo, forse, sì, anche dello spazio sotto. Non so se anche a te capita lo stesso, ma se chiudi gli occhi forse riesci a vedere quei buchi e quello spazio. E quando vedo quei buchi, poi cerco di metterci qualcosa dentro, un suono, una sperimentazione».
Mentre rifletto sulle sue ultime parole, Dolores, forse per far passare più tempo senza domande noiose, mi riporta alla realtà. «Vieni», dice, accompagnandomi in bagno. Anche lì, incredibilmente, si trovano infatti i segreti di quel meraviglioso viaggio che si chiama vita: «Vedi, voi italiani siete fortunati. Avete del cibo ottimo. Succo d'arancia assolutamente fantastico! Avete una particolare propensione a curare i dettagli. Come queste saponette», e ne scarta una, mettendomela sotto al naso, per farmi sentire il profumo. «Non è buonissimo?», chiede. E così, nel bagno di un hotel, termina il nostro incontro. Che, nemmeno a dirlo, è schizzato direttamente al numero uno della mia classifica sui “momenti da ricordare” ai figli che, chissà, un giorno avrò.